Editoriale

Pesci, le vittime silenziose di pesca e allevamento

Lo sfruttamento dei pesci è una realtà crudele che prevede il maltrattamento di questi animali senza alcuna tutela. L’impatto negativo è anche sull’ambiente.

Dal Mediterraneo agli oceani dall’altra parte del mondo, ogni anno peschiamo e alleviamo talmente tanti pesci che non possono essere contati in individui, ma solo in tonnellate. Per arrivare sulle tavole dei consumatori i pesci vengono sottoposti a trattamenti crudeli e ad uccisioni brutali, il tutto nella maggior parte dei casi senza alcuna tutela. Non esistono infatti leggi ad hoc per la protezione di questi animali e per loro non sono previste nemmeno le norme minime durante la fase di macellazione, come per esempio l’obbligo di stordimento.

Il trattamento crudele dei pesci

I pesci vengono abbandonati ad agonizzare e morire di asfissia, sia sui pescherecci che negli allevamenti. Vengono infatti tolti dall’acqua e lasciati a morire nelle reti o sui ponti delle navi, oppure ancora sul ghiaccio delle cassette per il trasporto. Oppure vengono uccisi a martellate, senza alcuna attenzione, come abbiamo dimostrato con la nostra inchiesta condotta in un macello di salmoni in Scozia.

Pratiche terribili che provocano ai pesci incredibili sofferenze. Secondo la Fao la produzione mondiale di pesce si attesta intorno alle 171 milioni tonnellate (tra pescato e allevato), e il consumo pro-capite di prodotti ittici è in costante aumento: parliamo di circa 20,2 chilogrammi a persona. Secondo i dati Eurostat inoltre in Italia si consumano oltre 319 miliardi di tonnellate di pesce l’anno, la quantità più alta di tutta l’Unione europea.

allevamento di pesci
L’allevamento ittico viene organizzato secondo le stesse logiche dell’allevamento intensivo degli animali terrestri © Milos Bicanski/Getty Images

L’insostenibilità di questo sistema è evidente, dal momento che la pesca eccessiva costituisce una minaccia non solo per la popolazione marina, ma anche per la salute dei fondali e l’equilibrio degli ecosistemi e la “soluzione” degli allevamenti ittici non migliora la situazione, anzi la peggiora.

L’allevamento ittico infatti viene organizzato secondo le stesse logiche dell’allevamento intensivo degli animali terrestri: i pesci vivono in vasche in terra o gabbie di rete in mare, in cui vengono fatti riprodurre e crescere. In ognuna di queste gabbie possono vivere fino a 300mila pesci in condizioni che limitano i loro comportamenti naturali, come nuotare.

Il sovraffollamento nelle vasche è quasi la norma. Al loro interno i pesci vivono in uno spazio vitale ridotto e, per via dello stress, spesso presentano comportamenti aggressivi che causano lesioni a loro e ai loro compagni. Il sovraffollamento causa anche una scarsa qualità dell’acqua, che spesso diventa torbida e sporca, rendendo più difficile la respirazione ai pesci e portando a una proliferazione di batteri.

sovraffollamento pesci da allevamento
Il sovraffollamento delle vasche causa stress nei pesci e scarsa qualità dell’acqua © Milos Bicanski/Getty Images

L’impatto ambientale degli allevamenti ittici

Gli allevamenti ittici rilasciano nell’ambiente che li circonda enormi quantità di rifiuti: cibo, escrementi, batteri, antibiotici ed altri composti chimici come i disinfettanti. Questi rifiuti intossicano il mare, i terreni e di conseguenza la fauna e la flora che circonda gli impianti ittici, con gravi ripercussioni sull’ecosistema.

Crudeltà di questo tipo verso gli animali e verso l’ambiente dovrebbero essere inaccettabili, e invece che andare nella direzione di una riduzione dello sfruttamento dei pesci e dei mari, in tutto il mondo prendono vita iniziative che amplificano queste crudeltà. Da questa estate nelle isole Canarie è attivo il primo allevamento di polpi dell’azienda spagnola Nueva Pescanova che però non ha ancora spiegato in che modo verrà gestita la struttura, in quali condizioni saranno costretti a vivere i polpi allevati né come verranno uccisi. Ancora più di recente il Giappone ha dato vita a nuovi sistemi di allevamento dei calamari, anche in questo caso però non è chiaro in quali condizioni questi animali saranno costretti a vivere.

È ormai scientificamente dimostrato che questi animali provano dolore ed altri stati d’animo, ma spesso ce ne dimentichiamo e tendiamo a non considerare i pesci degni di compassione quanto gli altri animali. Da anni noi di Animal Equality – insieme a tante altre associazioni ed organizzazioni – lavoriamo per svelare quali crudeltà si nascondono dietro alla pesca, all’allevamento e alla macellazione dei pesci per dare voce a questi animali, le cui grida di sofferenza rimangono troppo spesso inascoltate.

Continueremo il nostro lavoro per portare alla luce il trattamento che i pesci e gli altri animali marini sono costretti a subire. Intanto però ognuno di noi può scegliere di non finanziare questa sofferenza scegliendo di tenere questi animali fuori dal proprio piatto.

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