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Ricercatori canadesi hanno rilevato un rischio più alto di contrarre il morbo di Parkinson nelle persone predisposte alla malattia che vengono esposte ai pesticidi utilizzati in agricoltura.
Un legame tra l’esposizione ai pesticidi e l’insorgere del Parkinson è stato dimostrato da più studi nel corso degli ultimi decenni. La prima volta accadde casualmente nel 1983, quando un gruppo di scienziati californiani, analizzando alcuni casi di Parkinson tra tossicodipendenti, si accorsero che molti di loro avevano utilizzato un farmaco adulterato da MPTP, una neurotossina che provoca i sintomi permanenti della malattia. I ricercatori si accorsero anche che la struttura di MPTP era molto simile a quella di un erbicida, il paraquat. Ora la correlazione tra pesticidi e Parkinson viene ulteriormente confermata da una nuova ricerca che arriva dell’Università di Guelph in Ontario, Canada.
I ricercatori hanno svelato in che modo i pesticidi come paraquat e maneb, possano causare mutazioni genetiche che conducono a malattie neurodegenerative come il Parkinson in soggetti predisposti e lo hanno fatto indagando sulle cellule umane, mentre finora il legame tra i pesticidi e il morbo si basava principalmente su studi sugli animali e ricerche epidemiologiche che dimostravano un aumento del rischio tra chi era esposto alle sostanze chimiche agricole. Dai due tipi di cellule staminali, gli scienziati hanno creato neuroni produttori di dopamina – i neuroni specifici colpiti dal morbo di Parkinson – e li hanno esposti ai due prodotti chimici. Tale esposizione ha impedito ai mitocondri produttori di energia di spostarsi dove erano necessari all’interno della cellula, esaurendo l’energia nei neuroni. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Federation of American Societies for Experimental Biology (Faseb): “Per le persone che hanno una predisposizone alla malattia e che vengono esposte a queste sostanze chimiche è quantificabile un rischio maggiore del 250 per cento di sviluppare il morbo di Parkinson rispetto al resto della popolazione”, ha spiegato Scott Ryan, tra gli autori dello studio e professore di biologia molecolare e cellulare presso l’Università di Guelph.
Nel 2012 la Francia ha riconosciuto il Parkinson come malattia professionale per gli agricoltori stabilendo un nesso di causalità tra il morbo e l’esposizione ai pesticidi. Ma gli studi sull’argomento continuano: nel 2017 il ricercatore Sofiane Kab con l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica (Inserm), aveva calcolato per primo l’incidenza della malattia tra gli agricoltori confrontando i dati dell’Autorità Sociale Agricola, un sistema di assicurazione sanitaria specifico per il mondo agricolo, con le assicurazione sanitaria degli altri settori. Dal confronto è emerso come gli agricoltori hanno un rischio leggermente più alto, il 13 per cento, di essere affetti da questa malattia neurodegenerativa. Tra gli agricoltori in pensione questa differenza è ancora più marcata poiché sono il 18 per cento in più a soffrire della malattia rispetto alle persone della loro fascia di età che hanno fatto un altro lavoro.
Lo studio ha poi cercato di verificare il rischio correlato all’esposizione dei pesticidi per le persone che vivono nelle aree agricole. “La frequenza di questa malattia è in effetti un po ‘più elevata tra i residenti che vivono vicino alla coltivazioni, specialmente in quelli in cui è maggiore la percentuale di terreni agricoli destinati alla viticoltura (+8,5 per cento)” ha spiegato a Le Figaro Alexis Elbaz, neurologo, epidemiologo all’Inserm e curatore della tesi di Kab. “Questi risultati devono però essere confermati da studi più specifici sulle persone perché ci sono numerosi altri fattori di rischio della malattia”.
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