Secondo uno studio americano sulla salute metabolica, il consumo di ceci è in grado di abbassare il colesterolo, mentre quello di fagioli neri riduce l’infiammazione.
La valutazione della salute metabolica comprende fattori come il colesterolo e l’infiammazione.
Secondo quanto osservato da uno studio americano, il consumo quotidiano di ceci è in grado di ridurre il colesterolo, quello di fagioli neri l’infiammazione.
I risultati potrebbero ispirare programmi incentrati sulla prevenzione delle malattie cardiache e del diabete.
Consumare quotidianamente una porzione di legumi può favorire la salute metabolica, contrastando colesterolo e infiammazione: è quanto emerso da una nuova ricerca non ancora pubblicata su riviste scientifiche ma presentata alla conferenza annuale dell’American society for nutrition, svoltasi a Orlando dal 31 maggio e al 3 giugno.
Lo studio, condotto da ricercatori dell’Illinois institute of technology, ha indagato gli effetti del consumo di una porzione di ceci o fagioli neri al giorno, per 12 settimane, su 72 adulti con prediabete. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale al consumo di ceci, fagioli neri o riso (utilizzati come alimento di controllo) in aggiunta alla loro dieta abituale. Sono stati prelevati campioni di sangue all’inizio, a metà e alla fine dello studio per monitorare le variazioni di colesterolo, infiammazione e livelli di glicemia.
Colesterolo ridotto con i ceci, infiammazione abbassata con i fagioli neri
Secondo quanto osservato, i livelli di colesterolo totale sono diminuiti significativamente, da una media di 200,4 a 185,8 milligrammi per decilitro, dopo il consumo di ceci. Questi legumi sembrano anche ridurre l’infiammazione, anche se a breve termine. Il consumo di fagioli neri non ha avuto effetti sul colesterolo, ma ha abbassato i livelli di un marcatore dell’infiammazione.
“Le persone con prediabete presentano spesso un metabolismo lipidico alterato e un’infiammazione cronica di basso grado, entrambi fattori che possono contribuire allo sviluppo di patologie come le malattie cardiache e il diabete di tipo 2”, ha spiegato Morganne Smith, tra gli autori della ricerca. “Il nostro studio ha scoperto che il consumo di fagioli ha contribuito ad abbassare significativamente il colesterolo e a ridurre l’infiammazione nelle persone con prediabete, sebbene i livelli di glucosio non siano cambiati. Questi risultati potrebbero essere utilizzati per ispirare le linee guida dietetiche, i medici o i programmi di salute pubblica incentrati sulla prevenzione delle malattie cardiache e del diabete”.
In generale i risultati dello studio suggeriscono che ceci e fagioli neri possano offrire benefici per la salute diversi grazie ai loro profili nutrizionali differenti. “Questo è un aspetto che stiamo attualmente esplorando, in particolare per quanto riguarda i componenti bioattivi che distinguono i fagioli neri dai ceci”, ha affermato Smith. “Siamo particolarmente interessati a identificare i cambiamenti nei metaboliti di origine microbica, come gli acidi grassi a catena corta, e come questi cambiamenti possano contribuire a migliorare la salute metabolica”. L’obiettivo dei ricercatori è comprendere meglio i legami tra dieta, microbioma e prevenzione delle malattie croniche.
Ecco i dati diffusi in occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare e i progetti che salvano il cibo dalla spazzatura.
Un team di ricercatori in Portogallo ha analizzato i polifenoli nell’olio extravergine d’oliva biologico e in quello da agricoltura integrata osservando che sono più elevati in quello bio.
Con gli esperti di Prevenzione a Tavola, una puntata speciale del podcast News dal pianeta Terra dedicata alla dieta mediterranea, quella che tutti dovremmo conoscere.
Negli ultimi 4 anni, i prezzi alimentari hanno subìto un’impennata e l’Antitrust ha avviato un’indagine sul ruolo della grande distribuzione organizzata. Ne abbiamo parlato con Alessandra Rivolta, esperta di Altroconsumo.
L’immunologo Attilio Speciani ci ha spiegato cosa pensa della nuova piramide alimentare degli Stati Uniti. La sua analisi sulle linee guida e sull’influenza delle lobby.
Da una ricerca francese sono stai pubblicati due studi che evidenziano l’associazione tra un maggiore consumo di conservanti e un aumento del rischio di cancro e diabete di tipo 2.
Il 2026 è stato proclamato Anno Internazionale della Donna contadina dalla Fao, per favorire azioni globali per la parità di genere e l’emancipazione femminile nei sistemi agroalimentari.
Secondo il dossier Stop Pesticidi nel piatto 2025 di Legambiente, su 4.682 campioni di alimenti, il 48 per cento contiene residui di sostanze chimiche.