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I ricercatori dell’Istituto Ramazzini di Bologna hanno osservato un aumento dell’incidenza di tumori in diversi sedi con la somministrazione di bassi dosi di glifosato.
Gli ultimi risultati del Global glyphosate study, lo studio tossicologico internazionale più completo mai condotto sul glifosato e sugli erbicidi a base di glifosato, ha evidenziato che questa sostanza chimica causa diversi tipi di tumori anche nelle dosi considerate sicure.
Nel corso della ricerca, condotta dal Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna e pubblicata su Environmental Health, il glifosato e due formulazioni commerciali a base di glifosato, Roundup Bioflow utilizzato nell’Unione europea e RangerPro utilizzato negli Stati Uniti, sono stati somministrati ai ratti tramite l’acqua a partire dalla vita prenatale a dosi di 0,5, 5 e 50 mg per chilo di peso corporeo al giorno per due anni. Si tratta di quantità che sono attualmente considerate “sicure” dagli enti regolatori e che corrispondono alla Dose giornaliera accettabile (Dga) e al Livello senza effetti avversi osservati (Noael) dell’Unione europea per il glifosato.
In tutti i gruppi di trattamento, è stato osservato un aumento di incidenza di tumori benigni e maligni in diverse sedi. In particolare, i tumori si sono sviluppati nel sistema emolinfopoietico (leucemie), nella cute, nel fegato, nella tiroide, nel sistema nervoso, nelle ovaie, nella ghiandola mammaria, nelle ghiandole surrenali, nei reni, nella vescica, nelle ossa, nel pancreas endocrino, nell’utero e nella milza. L’incidenza è risultata aumentata in entrambi i sessi. La maggior parte di questi tumori è considerata rara nei ratti Sprague-Dawley, utilizzati per gli esperimenti. Inoltre, il 40 per cento dei decessi per leucemie nei gruppi trattati si è verificato in età giovanile e un aumento dei decessi precoci è stato osservato anche per altri tumori solidi.
“Abbiamo osservato un’insorgenza giovanile e una mortalità precoce per diversi tumori maligni rari, tra cui leucemie, tumori del fegato, delle ovaie e del sistema nervoso”, ha affermato Daniele Mandrioli, direttore del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini. “In particolare, circa la metà dei decessi per leucemia osservati nei gruppi trattati con glifosato e i suoi formulati si è verificata a meno di un anno di età, paragonabile ad un’età compresa fra i 35-40 anni negli esseri umani”.
Questi nuovi risultati forniscono prove solide a supporto della conclusione dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) del 2015 secondo cui vi sono “prove sufficienti di cancerogenicità del glifosato negli animali da esperimento”.
In precedenza erano stati pubblicati i risultati dello studio globale sulla tossicità del glifosato per il microbioma, che hanno evidenziato effetti avversi anche a dosi attualmente considerate sicure nell’Ue (0,5 mg per chilo di peso corporeo al giorno). Inoltre, il Centro di ricerca dell’Istituto Ramazzini aveva pubblicato i risultati della fase pilota dello studio in laboratorio che ha dimostrato effetti di genotossicità, alterazioni del microbioma intestinale e interferenza endocrina a dosi di glifosato attualmente considerate sicure dalle agenzie regolatorie degli Stati Uniti (1,75 mg per chilo di peso corporeo al giorno). Questi risultati sono stati successivamente confermati, in una popolazione umana di madri e i loro neonati esposti al glifosato durante la gravidanza.
L’obiettivo del Global glyphosate study è fornire dati essenziali alle autorità regolatorie, ai decisori politici e il pubblico in generale. Il prossimo passo sarà esplorare la parte sulla neurotossicità, fondamentale per comprendere il ruolo che il glifosato e gli erbicidi a base di glifosato potrebbero svolgere nell’aumento di malattie e disturbi neurologici.
“Di fronte alle evidenze scientifiche, chiediamo al governo italiano e alla Commissione europea di prendere atto e agire senza indugio per vietare subito l’uso del glifosato”, ha dichiarato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, commentando lo studio. “In ballo c’è la sacralità della salute e della vita umana, dinanzi alla quale gli interessi e i condizionamenti delle potenti lobby dell’agrobusiness devono essere sommessi. Ci aspettiamo un immediato arresto, dunque, alla commercializzazione e anche alla produzione di glifosato per esportazione”.
Il glifosato è l’erbicida più usato al mondo. Brevettato negli anni ’70 dalla multinazionale Monsanto, è un diserbante sistemico: in poche ore passa dalle foglie a tutta la pianta e poi al suolo. E nel suolo può rimanere anche per anni.
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