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Pesticidi, perché l’Europa e la Pac sono in ritardo

I paesi europei non sono riusciti a diminuire sufficientemente l’uso di pesticidi, anche per colpa della Pac. A certificarlo è stata la Corte dei conti.

Nel febbraio del 2020 la Corte dei conti europea ha pubblicato il suo rapporto speciale numero 5. Intitolato “Uso sostenibile dei prodotti fitosanitari: limitati progressi nella misurazione e nella riduzione dei rischi”, il documento spiega che i passi avanti in termini sia di monitoraggio che di diminuzione dei  pericoli, per la salute e per l’ambiente, legati all’uso dei pesticidi sono stati troppo esigui negli ultimi anni. In barba alle promesse. La principale motivazione? La Politica agricola comune, che dovrebbe regolamentare il lavoro dei coltivatori di tutti i paesi membri, non è stata abbastanza stringente. Ma per capire la ragione di questa critica, occorre un breve passo indietro.

La direttiva sull’uso sostenibile del pesticidi del 2009

Come noto, i prodotti fitosanitari (pesticidi) vengono utilizzati per proteggere le colture da organismi nocivi, parassiti e malattie. Essi comprendono insetticidi, fungicidi ed erbicidi. Che possono risultare dannosi per l’ambiente, così come per la salute umana. Per questo, molti di loro sono stati vietati nel corso del tempo. L’Unione europea dispone (dal 1991) di norme comuni per l’autorizzazione all’immissione in commercio di tali prodotti. Nel 2009, poi, è stata adottata una direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi.

L’atto ha istituito un “quadro per l’azione comunitaria” in materia. Per la sua attuazione sono stati definiti dei Piani di azione nazionali (Pan), che hanno dettagliato obiettivi, misure, tempi e indicatori utilizzati per “misurare” la diminuzione dei rischi. L’Italia, ad esempio, ha adottato il suo Pan con il decreto interministeriale 22 gennaio 2014, che promuove pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari maggiormente sostenibili e fornisce indicazioni per ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari nelle aree agricole, nelle aree extra agricole (aree verdi urbane, strade, ferrovie) e nelle aree naturali protette.

Il giudizio negativo della Corte dei conti europea

Ebbene, alla Corte dei conti è stato chiesto proprio di valutare se tali azioni comunitarie siano state o meno efficaci. La risposta dell’organismo di controllo finanziario dell’Unione europea, nel febbraio scorso, è stata decisamente negativa. “I progressi – si legge nel rapporto – sono stati limitati. Vari stati membri hanno recepito in ritardo l’insieme delle disposizioni della direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi, mentre gli agricoltori sono ancora poco incentivati ad adottare metodi alternativi. In aggiunta, la Commissione europea non ha la possibilità di monitorare con precisione gli effetti o i rischi dovuti a tali prodotti”.

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Diffusione di pesticidi su un campo agricolo © David McNew/Getty Images

Per questo la Corte aveva raccomandato nuove misure, più difficili da aggirare, nella nuova Politica agricola comune, per il periodo 2021-2027. Nel quadro del Green deal, la Commissione stessa aveva in effetti annunciato la volontà di introdurre obiettivi quantitativi di riduzione dei pesticidi. Il problema, però, è che in nome del principio di sussidiarietà, è compito di ciascuno stato membro l’adozione di mezzi concreti per ottenere il risultato.

“Occorrono criteri pratici e misurabili”

Cosa fare, dunque? La Corte ha ricordato che la regolamentazione europea impone agli agricoltori, dal 2014, di ricorrere a metodi preventivi, fisici o biologici per proteggere le colture. “Ciò significa – ha spiegato l’organismo di revisione contabile – che si dovrebbe ricorrere ai prodotti fitosanitari soltanto in caso di inefficacia degli altri metodi impiegati”. I controlli, però, scarseggiano. Per questo la stessa istituzione aveva chiesto alla Commissione di “assicurarsi che gli stati membri traducano i principi generali in materia di lotta integrata in criteri pratici e misurabili”. E aveva chiesto che questi ultimi fossero integrati nella nuova Pac.

Questa è stata approvata nel mese di ottobre del 2020. Dopo che il potere legislativo ed esecutivo dell’Ue aveva subito forti pressioni proprio da parte delle lobby agroindustriali e dei pesticidi, secondo un’analisi di Nina Holland, Martin Pigeon et Hans van Scharen, ricercatori dell’organizzazione non governativa Corporate Europe observatory. E in particolare dalla Copa-Cogeca, che avrebbe “esercitato la propria influenza per cercare di indebolire tutte le misure ambientali contenute nel testo”.

Le critiche alla nuova Politica agricola comune

Il risultato è un testo che è stato considerato deludente dal gruppo Good Food Good Farming, che rappresenta 400 organizzazioni non governative in Europa. Più avanzati appaiono lo stesso Green deal e la strategia europea Farm to fork, che in precedenza avevano fissato due obiettivi ambiziosi. Il primo è la riduzione del 50 per cento dell’uso di pesticidi entro il 2030. Il secondo è far sì che, entro la stessa data, un quarto delle terre europee sia coltivata secondo criteri biologici.

Pesticidi
Secondo un recente studio i mix di pesticidi possono essere nocivi anche se sono rispettati i limiti delle singole sostanze © Ingimage

La Pac 2021-2027 introduce tuttavia i cosiddetti eco-dispositivi (o eco-schemi): dei premi accordati agli agricoltori che partecipano a dei programmi ambientali dotati di standard più esigenti. Ad essi dovrà essere obbligatoriamente assegnato il 30 per cento dei trasferimenti europei agli stessi coltivatori. Basterà questo a garantire che nel settore si adottino sistemi compatibili con la tutela del clima, dell’ambiente e della salute? A ricordare che la salute è una sola, per l’essere umano e per il Pianeta.

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