A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
L’amministrazione americana presieduta da Barack Obama ha autorizzato venerdì 18 luglio la ricerca di gas naturale e petrolio nell’oceano Atlantico, al largo delle coste orientali degli Stati Uniti. La ricerca potrà essere condotta attraverso test sismici che utilizzano cannoni in grado di sparare onde sonore di molte volte più potenti del rombo del motore di
L’amministrazione americana presieduta da Barack Obama ha autorizzato venerdì 18 luglio la ricerca di gas naturale e petrolio nell’oceano Atlantico, al largo delle coste orientali degli Stati Uniti. La ricerca potrà essere condotta attraverso test sismici che utilizzano cannoni in grado di sparare onde sonore di molte volte più potenti del rombo del motore di un jet, creando una forma di inquinamento acustico che potrebbe mettere in pericolo le specie che abitano i fondali oceanici, incluse balene e tartarughe marine (vedi il grafico di Oceana). Una pratica già in uso nelle acque del golfo del Messico e al largo delle coste dell’Alaska.
L’autorizzazione è arrivata dallo Us bureau of ocean energy management che fa capo al dipartimento degli Interni degli Stati Uniti, il quale, allo stesso tempo, ha confermato i rischi che potrebbero correre fino a 138mila creature marine, inclusi nove degli ultimi 500 esemplari di balena franca nordatlantica rimasti al mondo. La superficie interessata dalla concessione delle esplorazioni va dallo stato del Delaware alla Florida e dovrebbe fornire alle compagnie petrolifere la mappa geologica completa delle aree che, per la loro struttura, potrebbero essere ricche di combustibili fossili da sfruttare quando scadrà la moratoria sulle trivellazioni, nel 2018.
I test potrebbero rivelare anche quali fondali oceanici sono in grado di ospitare turbine eoliche sottomarine, ma lo scopo principale rimane la ricerca di petrolio. Non è un caso se le risorse economiche necessarie a condurre la ricerca arrivino proprio dalle compagnie petrolifere che hanno deciso di condividere i dettagli del programma solo con il governo americano.
L’area ospiterebbe 4,7 miliardi di barili e migliaia di miliardi di metri cubi di gas naturale il cui sfruttamento potrebbe creare un giro d’affari da 23,5 miliardi di dollari all’anno tra il 2017 e il 2035. Cifre che non prendono in considerazione i danni che si potrebbero arrecare alla biodiversità marina e alle specie che dipendono dal lancio e dall’ascolto di ultrasuoni per trovare il cibo e interagire con gli altri esemplari, come i cetacei e i delfini. Molte comunità locali hanno già chiesto al governo federale di fare marcia indietro e approvato risoluzioni contro i test e le trivellazioni che minaccerebbero i settori turistico e ittico.
La Florida si è dimostrata particolarmente attiva viste le conseguenze devastanti che ha dovuto subire in seguito al disastro ambientale causato dall’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della British Petroleum avvenuto nel 2010.
La decisione dell’amministrazione rientrerebbe nella nuova politica energetica voluta da Barack Obama per consentire agli Stati Uniti di rilanciare l’economia del paese e rendersi indipendente da paesi ricchi di petrolio, ma inaffidabili dal punto di vista politico. Paesi dove sono in corso guerre civili e dove i governi non sono in grado di amministrare le risorse naturali presenti sul loro territorio.
La strategia energetica di Obama prevede anche investimenti nel settore delle rinnovabili, ma non convince molte organizzazioni ambientaliste perché non chiude la porta al passato, ad attività legate allo sfruttamento di risorse finite che causano danni incalcolabili all’ambiente, quali il fracking e le trivellazioni in alto mare. La decisione di aprire alle esplorazioni un’area rimasta protetta per decenni è una nuova conferma di questa mancanza di lungimiranza. Un altro danno come quello del 2010 annullerebbe qualsiasi forma di vantaggio, incluso quello economico a cui si aggrappano le compagnie petrolifere pur di convincere la politica.
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