Piero Angela. Perché abbiamo bisogno di simboli come Greta Thunberg

Secondo Piero Angela che ha portato la scienza nelle case degli italiani, l’umanità si è evoluta per vivere in questo pianeta e non su altri. Per questo è importante che le battaglie dei giovani per l’ambiente diventino parte di una nuova cultura politica.

Per Piero Angela, combattere per il clima e per la vita sul nostro pianeta, come stanno facendo Greta Thunberg e i ragazzi del movimento Fridays for future, non può che essere l’unica soluzione per evitare il collasso dell’umanità. I giovani stanno manifestando per ricordarci che non abbiamo un pianeta B e per il divulgatore ormai novantunenne hanno ragione.

Piero Angela parla con cognizione di causa: infrangendo le leggi dello spazio-tempo, con le sue trasmissioni ci ha portato lontanissimo alla scoperta dei confini dell’universo conosciuto e ci ha guidato in viaggi memorabili nella comprensione dei meccanismi che regolano quella macchina meravigliosa che è il corpo umano. E, certo, ci ha raccontato anche lo sbarco sulla Luna, di cui quest’anno si è celebrato il cinquantenario. A lui, il merito di saper spiegare, in maniera semplice, la complessità della natura a un numero di generazioni che non è destinato a esaurirsi.

Il divulgatore ci ha conquistato senza strategie, ma con una vera, inconfondibile forza: ha dimostrato spirito di servizio verso un pubblico affamato di figure credibili, guadagnandosi la stima e l’affetto per cui oggi è e rimane un vero riferimento nazionale. Ecco perché noi di LifeGate lo abbiamo incontrato in occasione del Cicap fest 2019, la manifestazione organizzata dal Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze di cui è presidente onorario.

Piero Angela
Piero Angela ospite a Che tempo che fa © Vittorio Zunino Celotto / Getty Images

Come dovrebbe essere fatta la divulgazione scientifica, anche per quanto riguarda il tema del riscaldamento globale?
Da giornalista e da divulgatore, ogni volta che devo affrontare un tema per una trasmissione o un libro, io studio. A volte credo di sapere già delle cose, ma so che devo approfondire. Le persone hanno bisogno di risposte consapevoli, hanno bisogno di ascoltare e confrontarsi con interlocutori che conoscano davvero i problemi. Questo lo dico per quanto riguarda la divulgazione scientifica come per tutto quanto concerne la vita e il benessere della società. Intorno a me vedo sempre più spesso che coloro che sono chiamati a fornire pubblicamente delle risposte, pensano di cavarsela buttando lì le proprie opinioni. L’opinione non è sufficiente quando si ha a che fare con la scienza. E soprattutto non va bene quando si tratta, con le proprie affermazioni, di incidere sulle vite degli altri.

Quale scenario futuro sarà il più sostenibile? Cosa augurarsi per le prossime generazioni?
Non ha senso andare su altri pianeti per cercare materiali utili alla nostra sussistenza. Pensiamo soltanto a Marte: ci vuole circa un anno e mezzo tra l’andare lì e tornare, tempo variabile a seconda dei periodi e dei punti di lancio. Per colonizzare il Pianeta rosso occorrerebbero decine di migliaia di anni. Sì, perché non dobbiamo pensare che la missione si concluda con una ipotetica spedizione di sei persone. Già soltanto l’energia necessaria per trasportare e provvedere alla sussistenza di un così piccolo equipaggio richiederebbe sforzi ed energie notevoli. Immaginare poi di dare vita a un insediamento di migliaia di persone è ancora più impensabile, occorrerebbero davvero milioni di anni. Concretamente, esistono progetti che hanno l’ambizione di realizzare pianeti artificiali che possano permettere di avvicinarsi e avere una base per raggiungere, attraverso tappe, pianeti più lontani. Potremmo definirle astronavi o piattaforme, in grado di ospitare comunità numerose, secondo anche l’idea di Isaac Asimov. Progetti come questi penso che si realizzeranno, soprattutto se le condizioni sul nostro pianeta saranno ormai completamente devastate. Ma mi pongo un dubbio, da chi saranno abitati? Da qualche élite? Da coppie selezionate per attributi specifici al mantenimento della specie? Non ci vedo un aspetto democratico. E penso anche alle generazioni che nasceranno in un contesto simile: perché dovrebbero accettare di vivere felicemente in un luogo surrogato di un mondo che non hanno scelto loro.

Il Pianeta adatto alla vita degli umani è questo: Greta Thunberg fa bene a ricordarcelo?
Questo è il luogo in cui siamo nati dopo milioni, miliardi di anni di evoluzione. È il pianeta per cui siamo pronti. Potremmo mantenerlo benissimo questo mondo e vivere in modo confortevole, divertente e stimolante. Invece siamo preoccupati. Greta è il simbolo di una rivolta giovanile perché è la sua generazione che si ‘beccherà’ di vivere interamente questo secolo. Cosa sarà la Terra nel 2068 o 2095? Loro lo sapranno, purtroppo, e se il degrado continua così, si tratterà di un luogo invivibile. Noi disponiamo di una tecnologia in grado di costruire, ma fatta anche per distruggere: l’umanità dovrebbe meritare questi strumenti ma viviamo in una cultura che non è più in grado di leggere il suo tempo, perché rivolta verso il passato. Basti pensare alla scuola. Quali strumenti diamo a Greta e ai ragazzi per capire che là fuori c’è un mondo nuovo e che bisogna ancora imparare a gestirlo? Neanche la televisione e l’informazione aiutano, purtroppo, perché a fronte della tecnologia che si evolve a velocità rapidissima c’è una cultura che non tiene il passo.

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Il grande rischio che stiamo commettendo tutti è quello di affrontare la battaglia contro la crisi climatica “solo” sul piano dei numeri e del vocabolario. Le stime degli esperti e un linguaggio al culmine della sua escalation nei toni e nei termini stanno tentando di trasmette tutta l’urgenza del problema ma sembrano insufficienti a spronare verso azioni e strategie operative per la ricerca e la messa in atto di soluzioni globali. Perché il ruolo di Greta è così importante?
I problemi che si pongono oggi davanti a noi si devono risolvere. Sono gli uomini che hanno la possibilità di risolverli. Per questo Greta è un bellissimo simbolo nato spontaneamente in modo quasi casuale, ma forte. Lei non vuole che il futuro le sia rubato. Noi tutti abbiamo bisogno di simboli così, e lei lo è. I giovani, in particolare ne hanno bisogno. Mi auguro che questi molti movimenti emergano seppur altri interessi continuano a rimanere molto forti. Io, per esempio, mi sono occupato di ambiente per 50 anni, per decenni ho parlato del problema demografico e questo sembra sia scoppiato solo ora. Perché Greta e gli altri trovino ascolto servirebbe che una certa cultura politica e il mondo dell’informazione cambiassero una volta per tutte. Ne faccio una questione di sensibilità e di progettualità. Non possiamo continuare a chiudere gli occhi e a gestire le sorti di questo Pianeta come fosse un ‘business as usual’. Questo cambio di prospettiva è difficile da promuovere ma ho molta fiducia in Greta e in chi come lei dà tutto se stesso utilizzando i propri mezzi per portare avanti un progetto così.

È decisamente vero: di simboli sinceri e retti come Greta Thunberg abbiamo tutti un grande bisogno. Ma dovremmo essere alla ricerca anche di maestri ottimisti, fiduciosi e curiosi come Piero Angela.

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