Editoriale

Il crudele destino dei podenco e dei galgos, una barbarie che deve finire

Podenco, galgos, levrieri: tutti cani uniti da un triste destino. Sfruttati dall’uomo, vengono condannati a una morte atroce quando “non servono più”.

Mi sono imbattuta nelle tristi vicende dei podenco e dei galgos anni fa, quando mia cognata – che vive a Santo Domingo nella Repubblica Dominicana – adottò una deliziosa cagnolina proveniente dalla Spagna. Mi mandò le foto dell’arrivo all’aeroporto: era una giovane galgos, magra, con gli occhi dolcissimi, spaesata e tremante dopo il lungo viaggio. Gabriella, in seguito, mi inondò di indirizzi di siti e associazioni di volontariato che si occupavano di questi cani, usati stagionalmente per la caccia e poi destinati alla segregazione e, infine, a una morte orribile.

Casualmente, in pieno lockdown, il mio amico Gianluca Comazzi, presidente di Fiba (Federazione italiana benessere animale) e consigliere comunale a Milano, iniziò su Facebook a parlare di nuovo di podenco e galgos, mettendomi in contatto con un’associazione che si occupa della loro adozione. Ed ora, eccoci qua. Passiamo al racconto della tristissima vicenda di questi splendidi cani sfruttati dall’uomo nel modo più orribile possibile. Un capitolo davvero buio per quel che riguarda i diritti animali.

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Allevati per la caccia al coniglio, i podenco vengono uccisi o affamati al termine della stagione venatoria © Podenco’s angels rescue

Podenco e galgos, la storia

I podenco appartengono al gruppo degli spitz e dei cani primitivi e pare siano arrivati nelle isole Canarie, un arcipelago spagnolo al largo della costa nord-occidentale dell’Africa, intorno all’anno 1000 a.C. per gli scambi commerciali esercitati dei fenici. Probabilmente questo popolo importò quelli che venivano considerati i cani sacri dei faraoni provenienti dall’Egitto. Nelle tombe egizie si possono ammirare incisioni e immagini di questi esemplari che risalgono al 3.400 a.C..

Il popolo egiziano li definiva “Tesem” e sembra fosse questa la razza che ispirò le rappresentazioni del dio Anubi, il signore dei morti, nella mitologia. L’origine del nome podenco si pensa derivi dal greco “podokès”, cioè “svelto”. E, infatti, questo cane di taglia media che assomiglia molto al levriero è specializzato nella caccia a prede veloci come lepri e conigli, un’attività che ancora oggi prosegue grazie al suo olfatto finissimo, all’ottimo udito e alla vista eccezionale.

Per queste caratteristiche il podenco si diffuse dalle isole Baleari alla Spagna, fino a toccare i territori della Francia meridionale, dividendosi in una serie di sotto-razze e incroci a seconda della zona di provenienza (esiste il podenco canario, l’iberico, il galgos spagnolo, eccetera). Si tratta di un cane dolcissimo, le cui caratteristiche principali sono la docilità e l’amore incondizionato verso la famiglia che lo ospita. Ed è forse proprio la sua dolcezza a farne la vittima predestinata dell’uomo. Questi eleganti animali vengono adoperati per la caccia al coniglio – un’attività che dura circa due mesi – e poi uccisi o affamati in veri e propri tuguri.

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Fortunatamente molte associazioni si occupano di salvare questi splendidi cani © Podenco’s angels rescue

E in questo, purtroppo, ricalcano il destino dei cugini galgos spagnoli, cani molto simili nell’aspetto e nelle attitudini che – come nota Gianluca Comazzi in un suo recente intervento – sono vittime di un vero e proprio genocidio (si parla di circa 50mila soggetti uccisi ogni anno fra galgos, podenco e simil-levrieri) a opera dei galqueros, i cacciatori di conigli che, in questi cani, vedono solo oggetti utili alla caccia, da sopprimere dopo averne sfruttato l’utilità, con una prassi ormai consolidata. Al termine della stagione venatoria i podenco, infatti, vengono abbandonati a loro stessi, poveri randagi senza sostentamento e riparo o, nel peggiore dei casi, freddati con un colpo alla testa e gettati nei pozzi di campagna come rifiuti da smaltire.

Stessa sorte attende anche i levrieri allevati per le competizioni, tra cui si ricordano i greyhound che, raggiunta un’età precisa (circa tre anni), vengono abbandonati o uccisi. Spesso questi cani vengono impiccati, destinandoli così a una morte lenta e dolorosa, oppure lasciati lontano da casa con le gambe spezzate, in modo che non possano ritornare dai loro proprietari. Un crimine nei confronti degli animali per cui si invoca da tempo l’interessamento delle autorità internazionali per regolamentare finalmente la vita – e la morte – di questi magnifici amici dell’uomo.

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Affamati e torturati, i podenco vengono sterminati ogni anno © Podenco’s angels rescue

La soluzione? Adottare e cercare di aiutare le associazioni

Il mondo animalista si sta muovendo sull’argomento, cercando di favorire le adozioni di questi cani e la loro salvezza, pur se tra mille peripezie e incomprensioni. Fulvia Gardi, presidente dell’associazione Podenco’s angels rescue che si occupa da anni della situazione della razza, mi ha spiegato che nelle perreras ci sono centinaia di podenco alla fine di ogni stagione di caccia.

Il loro carattere amabile, l’estrema dedizione all’uomo, la brama di coccole e di attenzioni ne fanno degli ottimi soggetti da compagnia che potrebbero costituire la felicità di molte famiglie anche con bambini piccoli. Ma purtroppo la triste parabola dei podenco e dai galgos non è molto nota e, spesso, si privilegiano altre razze più conosciute e meno adattabili. Se si fa un salto in rete, comunque, si può trovare un’ampia selezione di indirizzi utili, gruppi di intervento, animalisti e volontari che si muovono nel mondo dei levrieri e in quello delle perreras spagnole.

Ho fatto fatica a scrivere questo editoriale perché ogni volta mi rendo conto di come il mondo dei nostri amici a quattro zampe ricalchi, tristemente, quello degli uomini che ne condividono la vita. Da un lato c’è chi nasce fortunato e può contare su amore, dedizione e cure; dall’altro c’è chi non ha niente ed è destinato a stenti, privazioni, dolore e torture. Ricordiamoci dei podenco, quindi, e dei loro fratelli di sventura. E forse qualcosa cambierà in meglio anche per loro.

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