Calo della produzione, aumento della mortalità nei campi, ricadute sui diritti dei lavoratori: un report di Terra ed EStà fotografa l’impatto della crisi climatica sull’agricoltura e propone delle soluzioni.
I prati stabili sono superfici lasciate incolte ma fondamentali per il pascolo. Il loro numero sta diminuendo. Ecco di che cosa si è parlato a Cheese 2023.
Tutti noi abbiamo fatto un picnic su un prato di montagna ma senza sapere che quello fosse un prato “stabile”. Cosa sono i prati stabili? È un prato che non viene arato o dissodato per molto tempo, anche fino a un centinaio di anni. Si lascia a coltivazione spontanea, non si diserba e non si usano antiparassitari. Le uniche pratiche agricole a cui è sottoposto sono lo sfalcio, l’irrigazione e la concimazione organica con il letame.
Sono terreni di origine antropica, cioè sono stati creati secoli fa con i disboscamenti e gli incendi appiccati dall’uomo per sostituire i boschi con superfici erbacee e le praterie di oggi sono mantenute solo grazie all’attività dell’uomo, attraverso sfalcio e pascolamento.
Di prati stabili in Europa ce ne sono molti, forse più di quello che pensiamo, dato che rappresentano il 35 per cento dei campi agricoli, una superficie grande quanto la Francia. Il Regno Unito e l’Irlanda sono i paesi che ne detengono la superficie più grande ma c’è una brutta notizia: negli ultimi 50-60 anni le dimensioni dei prati stabili si sono ridotte di molto.
Quali sono le cause di questo trend negativo? “Questi prati sono stati sostituiti da una praticoltura avvicendata e sono diventati seminativi; molti contadini e pastori hanno abbandonato l’agricoltura e le montagne; sono state fatte scelte politiche di urbanizzazione costruendo sui prati parcheggi, centri commerciali, strade”, spiega Giampiero Lombardi, professore del dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell’università di Torino durante Cheese, l’evento dedicato al mondo dei formaggi organizzato ogni biennio da Slow Food a Bra, in provincia di Cuneo. “Il cambiamento climatico ha anch’esso un’incidenza sul rischio di scomparsa dei prati stabili, perché la siccità o in generale l’irregolarità delle precipitazioni li colpiscono duramente”. Tutte queste minacce riguardano almeno il 40 per cento dei prati stabili europei.
Perché sono importanti i prati stabili? “Perché sono i luoghi dediti al pascolo, quindi oltre a fornirci del cibo, in primis i prodotti caseari, i prati stabili hanno anche una funzione sociale: ci sono aziende agricole che dipendono da questi spazi”, aggiunge Lombardi. E naturalmente i prati stabili hanno una funzione ambientale fondamentale, perché oltre a produrre foraggio per gli erbivori favoriscono lo stoccaggio della CO2, utile per contrastare la crisi climatica, e mantengono la biodiversità vegetale, animale e microbiologica. Infine, contribuiscono alla depurazione delle acque.
Tra gli ospiti di Cheese c’è Mariana Donnola e la sua esperienza può cambiare il destino dei prati stabili. Donnola è un’allevatrice argentina, che vive nel Lazio, alle porte di Roma, dove gli edifici della capitale lasciano spazi a numerosi campi aperti. Qui, l’agricoltrice ha fondato l’azienda agricola La Argentina.
Ma è grazie alla pratica dell’allevamento rigenerativo che Mariana gira l’Italia e il mondo per raccontare la sua esperienza. L’idea di base di questa pratica è quella di lasciare che la natura operi liberamente con il minimo intervento possibile da parte dell’uomo. “La tecnica alla base di questo sistema è il cosiddetto pascolo razionale Voisin, teorizzato in Francia nel secolo scorso e poi sviluppato soprattutto in Sud America” racconta Donnola. “Gli animali pascolano secondo uno schema ben preciso, lasciando il tempo all’erba di riposare e rigenerarsi, e fanno ingresso nel prato nei momenti in cui la pianta è in fase di crescita”.
Perché è importante lasciare riposare il prato? Spiega Mariana: “Un prato, una volta che viene pascolato, dev’essere lasciato a riposo. Nel momento in cui gli animali pascolano, le radici che si degradano rilasciano nel terreno dei carboidrati disponibili per insetti e organismi nel suolo. È un circolo virtuoso in cui le piante immagazzinano energia solare e generano materia verde”. Il sistema di allevamento rigenerativo che guida gli animali sono diverse parcelle di pascolo: si alternano quindi periodo di riposo a periodi di pascolo di alta densità.
Così il pascolo razionale può essere una risposta ai problemi climatici. Come? “Aumentando l’attività della microfauna del suolo, aumentando la biodiversità dei pascoli, si immagazzina più CO2 di quella che si emette, si diminuisce l’erosione del terreno, si aumenta la sostanza organica del suolo e non si fa uso di diserbanti o concimi chimici, limitando gli interventi meccanici”. Non ci sono ancora molti studi su questo tipo di tecniche. Per questo diventa fondamentale la condivisione di saperi. E Cheese risponde proprio a questa esigenza.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Calo della produzione, aumento della mortalità nei campi, ricadute sui diritti dei lavoratori: un report di Terra ed EStà fotografa l’impatto della crisi climatica sull’agricoltura e propone delle soluzioni.
Come ha rilevato un’indagine tedesca, la presenza di Pfas o meno nelle padelle antiaderenti non è sempre chiara. Il teflon è sicuro, ma occorre fare attenzione all’usura e al surriscaldamento.
Mentre il costo della spesa alimentare aumenta sempre più, gli agricoltori guadagnano sempre meno. Per TerraComune occorre cambiare il sistema che ha impoverito le persone e l’ambiente.
Uno studio ha osservato come, a parità di calorie e nutrienti, un pasto con cibi minimamente processati e uno con cibi altamente processati generano risposte diverse a livello metabolico e di attività cerebrale.
In una piantagione sperimentale alle porte di Palermo, i cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno fatto crescere esponenzialmente il raccolto di caffè.
Oltre 120 chef hanno scelto di eliminare il salmone allevato dai loro piatti e invitano i colleghi a fare lo stesso finché la produzione intensiva continuerà a causare danni.
Nella tenda di un campo per sfollati, l’agronomo Salama Ayesh Muhanna sta ricostruendo la banca dei semi distrutta nel conflitto: il suo obiettivo è tutelare il patrimonio della Palestina e aiutare gli agricoltori.
Lo studio ha associato il consumo abituale di caffè a una composizione corporea più sana e a parametri metabolici più favorevoli. Sono emerse anche associazioni con gli ormoni sessuali, con differenze tra uomini e donne.
Alla Tenuta di Paganico, azienda biologica in Toscana, il pascolo di bovini e suini coesiste con una gestione sostenibile del bosco che preserva il territorio.

