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Bande di narcotrafficanti si sono scontrate all’interno di un carcere a Manaus, in Brasile. Per 17 ore la polizia ha perso il controllo della struttura.
Una rivolta all’interno di una prigione nella città di Manaus, in Brasile, è sfociata in un bagno di sangue. Tra domenica 1 e lunedì 2 gennaio, la sommossa, scatenata da diverse fazioni criminali in conflitto tra loro, ha provocato 56 morti. “Si tratta del peggiore massacro mai commesso in una prigione dello stato dell’Amazzonia”, ha dichiarato il responsabile locale della Sicurezza pubblica, Sergio Fontes, aggiungendo che “molti detenuti sono stati decapitati”.
Luogo della carneficina il complesso penitenziario di Anisio Jobim, situato nella periferia della metropoli sudamericana. Nel corso degli scontri, che sono durati ben diciassette ore (dal pomeriggio di domenica fino alla mattina di lunedì), dodici agenti della polizia penitenziaria e 74 detenuti sono stati presi in ostaggio prima che le forze dell’ordine riuscissero a riprendere il controllo della struttura.
Nel frattempo, fuori dalla prigione si erano ammassati numerosi familiari dei detenuti (130 dei quali sarebbero riusciti ad evadere, sfruttando il caos generato dagli scontri). Le autorità brasiliane, tuttavia, per ora non hanno rivelato le identità dei prigionieri che hanno perso la vita. Nella giornata di ieri alcune fotografie hanno cominciato a circolare sui social network: scene raccapriccianti, di violenza inaudita.
Secondo quanto riferito da Fontes alla radio locale Tiradentes, a scatenare la battaglia sarebbe stata in particolare la rivalità tra i membri di due bande: il Primeiro Comando da Capital, organizzazione criminale di San Paolo, e il gruppo Familla do Norte di Manaus. “Viviamo ormai un’autentica guerra tra narcotrafficanti per il controllo del territorio. Durante i negoziati, i prigionieri hanno chiesto solamente di non essere aggrediti con eccessiva forza dalla polizia. Hanno ottenuto quello che volevano: uccidere i membri delle fazioni rivali”.
A complicare ancor di più il compito degli agenti penitenziari è la sovrappopolazione delle carceri. Con 622mila detenuti recensiti dal ministero della Giustizia alla fine del 2014, il Brasile si classifica quarto a livello mondiale, dopo Usa, Cina e Russia per numero di persone incarcerate. In media, in tutta la nazione sudamericana il tasso di eccedenza dei prigionieri, rispetto ai posti disponibili, è del 167 per cento. Cifra che sale al 259 per cento nello stato dell’Amazzonia.
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