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16 giovani citano in giudizio lo stato del Montana: sostiene le fonti fossili nonostante la sua Costituzione sancisca il diritto a un ambiente sano.
Il più grande si chiama Rikki e ha ventun anni. È cresciuto in un ranch e ha visto con i suoi occhi quanto il meteo sia diventato imprevedibile, rendendo complicato l’approvvigionamento di acqua. Il più piccolo si chiama Nathaniel, ha cinque anni e dei problemi respiratori che – sostengono i suoi genitori – sono aggravati dai frequenti incendi. Sono due dei sedici ragazzi che hanno fatto causa allo stato in cui vivono, il Montana. Accusandolo di aver violato la sua stessa Costituzione, per via del forte sostegno garantito ai combustibili fossili.
I ragazzi sono assistiti dal Our children’s trust, uno studio legale statunitense senza scopo di lucro: è l’unico al mondo a occuparsi esclusivamente di tutelare i giovani dalla crisi climatica. Già nel 2011, spiega il New York Times, lo studio aveva provato a rivolgersi alla Corte suprema del Montana, senza risultati. Gli avvocati hanno quindi preferito costruire un’azione legale che partisse dal primo grado di giudizio, coinvolgendo la comunità locale, ricostruendo le conseguenze del riscaldamento globale sul territorio e documentando anche i modi in cui l’amministrazione ha supportato l’industria dei combustibili fossili.
Our children’s trust ha quindi riunito il gruppo di 16 giovani e nel 2020 ha avviato l’azione legale. Il processo inizierà il 12 giugno nella capitale Helena. Di cause per il clima ce ne sono già state tante, ma questa è la prima che chiama in causa la Costituzione, nello specifico quella dello stato del Montana (negli Stati Uniti esiste una costituzione federale, ma ogni stato ha anche la propria). L’articolo 3 sancisce infatti che tutte le persone hanno diritti inalienabili, tra cui quello “a un ambiente pulito e salubre”, l’articolo 9 dice che “lo stato e ciascuna persona devono mantenere e migliorare un ambiente sano e pulito in Montana per le generazioni presenti e quelle future” e la premessa chiarisce che tutte le disposizioni valgono anche per le future generazioni.
Nella prima versione della Costituzione del Montana, spiega il New York Times, queste parole non c’erano. Perché all’epoca i colossi minerari erano una presenza molto ingombrante nella politica locale e avevano influito in modo rilevante anche sul testo. Con la riforma del 1972, il testo è stato aggiornato per mettere in evidenza i diritti dei cittadini.
Alle dichiarazioni di principi, sostengono però gli avvocati, devono seguire i fatti. E i fatti dicono che oggi il Montana è quinto nella classifica degli stati americani produttori di carbone, è dodicesimo in quella dei produttori di petrolio e dal 2011 ha vietato di considerare le questioni climatiche nel rilascio di nuove concessioni di gas e petrolio. Greg Gianforte, governatore dal 2021, ha ritirato il Montana dalla US Climate Alliance (una coalizione di stati che si impegnano a tagliare le emissioni di gas serra) e ha firmato due leggi volte a evitare la chiusura delle centrali a carbone.
L’azione legale contesta apertamente questa linea politica. Anche un’eventuale vittoria, spiega il New York Times, difficilmente si tradurrà in un reale cambiamento nelle leggi statali. Il risultato a cui punta il team legale, piuttosto, è un altro: che il giudice riconosca che i combustibili fossili sono la causa del riscaldamento globale e, quindi, dichiari incostituzionale il sostegno che è stato loro garantito dall’amministrazione.
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