Giovani attivisti

Stati Uniti, multinazionali e governo ora devono dire ai giudici perché non fanno nulla contro i cambiamenti climatici

Dopo le manifestazioni, i giovani passano all’attacco: multinazionali e politici si dovranno difendere davanti ai giudici per aver favorito il riscaldamento globale. È il caso di Kelsey Juliana che ha portato la classe politica in tribunale.

Il riscaldamento globale sta distruggendo il Pianeta. Dare voce a chi non pensa che ciò sia vero è futile, così come credere che dietro le lotte dell’attivista svedese Greta Thunberg ci siano altri motivi se non l’interesse per la Terra su cui viviamo. Le proteste dei giovani in tutto il mondo hanno fatto capire quanto le nuove generazioni siano preoccupate per il futuro, ma pare che alcuni personaggi restino ancora indifferenti al tema, oppure non se ne preoccupino. Si tratta perlopiù di politici e ricchi imprenditori interessati ai guadagni a breve termine piuttosto che a risolvere la minaccia reale dei cambiamenti climatici: sta nascendo però un movimento per smuoverli e farli rinsavire che li sfida nei terreni dove di solito hanno vittoria facile, ovvero i tribunali. È il caso Kelsey Juliana.

Greta Thunberg partecipa ad una manifestazione ad Amburgo, kelsey juliana
L’attivista svedese Greta Thunberg e l’attivista tedesca Luisa Neubauer marciano alla testa di un corteo di studenti delle scuole superiori ad Amburgo, Germania © Adam Berry/Getty Images

Kelsey Juliana VS Stati Uniti

Il riscaldamento globale per alcuni è poco tangibile: un vero e proprio paradosso dato che a causa dei cambiamenti climatici stanno aumentando malattie, migrazioni e povertà a livello mondiale. Per evitare che l’effettività delle manifestazioni come Fridays for future si esaurisca, un gruppo di giovani americani ha deciso di denunciare il governo degli Stati Uniti “reo”, secondo loro, di non fare nulla per fermare l’aumento delle temperature. Uniti in un’associazione capeggiata da Kelsey Juliana, ventuno teenager hanno portato in tribunale la classe politica per non aver impedito il danneggiamento del pianeta.

Ora una corte federale sta decidendo se il processo Juliana potrà iniziare. Nell’attesa, altri 30mila teenager hanno firmato una petizione per sostenere la causa che, nelle carte iniziali presentate nel 2015, sosteneva che “il governo federale americano ha perseguito politiche energetiche che hanno causato i cambiamenti climatici anche se da oltre mezzo secolo sapeva che le emissioni di carbonio avrebbero destabilizzato il clima. Il fallimento del governo nel prevenire gli effetti del riscaldamento globale ha violato il diritto costituzionale delle generazioni future di vivere in un sistema climatico capace di sostenere la vita umana”.

Ragazza con un cartello durante lo sciopero per il clima a Chicago
Cambiamo i politici, non il clima, suggerisce una ragazza durante la marcia di Chicago, nell’Illinois © Scott Olson/Getty Images

Riscaldamento globale dannoso come il tabacco

L’amministrazione Trump ha già fornito una risposta ufficiosa alla questione, sostenendo ripetutamente che le questioni relative al riscaldamento globale sono affrontate direttamente dal parlamento e non dai tribunali.

Un precedente sembra però essere di buon auspicio per i giovani in lotta: negli anni Ottanta negli Stati Uniti, le imprese di tabacco, potenti grazie alle lobby di sostegno create nel governo americano, furono infine incolpate per decenni di pubblicità ingannevole e per aver fatto ammalare milioni di persone con le sigarette. Il procedimento penale portò poi all’accordo noto come Tobacco Master Settlement che costringeva le industrie a pagare ingenti multe poi usate per finanziare cure e campagne di sensibilizzazione.

Pur se le lotte dei giovani per il pianeta sembrano aleatorie o se questi processi legali appaiono inutili, l’opinione comune sta cambiando atteggiamento verso il problema del riscaldamento globale, aprendo gli occhi su chi è stato complice di quanto accaduto.

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