Malgrado i tagli di Donald Trump e un’eruzione vulcanica, l’osservatorio di Mauna Loa che dal 1958 monitora la CO2 nell’atmosfera non chiuderà.
Il dato allarmante è contenuto in un rapporto dalla Banca asiatica per lo sviluppo. “Riscaldamento globale a +4 gradi senza interventi”.
Se la temperatura media globale sulla superficie delle terre emerse e degli oceani sarà cresciuta, alla fine del secolo, di più di 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, per i paesi asiatici e per quelli che affacciano sul Pacifico gli effetti saranno disastrosi. Sarà sempre più difficile garantire la sicurezza alimentare in tutto il continente e sorgeranno numerosi conflitti per l’accaparramento delle risorse. Il che potrebbe portare a migrazioni di massa: il numero di persone costrette ad abbandonare le loro case potrebbe raggiungere la cifra impressionate di un miliardo.
A delineare lo scenario catastrofico è un dettagliato rapporto della Asian development bank (Banca asiatica per lo sviluppo), redatto in collaborazione con il Potsdam institute for climate impact research, nel quale si sottolinea anche il fatto che, se il mondo non modificherà i propri mezzi di produzione, il riscaldamento globale porterà a toccare i +4 gradi centigradi nel 2100. Un valore che risulterebbe lontanissimo da quello indicato nell’Accordo di Parigi, che punta ad “un massimo di 2 gradi”, ma “facendo il possibile per rimanere vicini agli 1,5”.
“Le possibilità di adattamento ai cambiamenti climatici saranno drasticamente ridotte – spiega il rapporto dall’istituto bancario asiatico – dal momento che le ondate di calore prolungate, la crescita del livello dei mari e l’aumento delle precipitazioni perturberanno gli ecosistemi e porteranno a gravi conseguenze in termini di approvvigionamento di cibo per la popolazione”. Il che, a sua volta, porterà a “crescenti problemi sanitari” e ad “un’impennata di conflitti e ondate migratorie”.
Una situazione caotica e drammatica che, sebbene in misura minore e soltanto in alcune aree, secondo il rapporto si produrrà anche centrando gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Inoltre, se il trend attuale indica una possibile crescita media di 4 gradi, in alcune regioni il dato risulterebbe estremamente più alto: in Tagikistan, Afghanistan e Pakistan, così come nella porzione nord-occidentale della Cina il termometro potrebbe arrivare a segnare 8 gradi in più, rendendo alcune zone del tutto inabitabili. Il paese più colpito, inoltre, sarà il Bangladesh, già noto per essere una delle nazioni più povere del mondo.
Il numero di regioni a rischio inondazione aumenterà poi di pari passo con la temperatura: il livello dei mari crescerà di 2,3 metri per ciascun grado centigrado. E l’acqua potabile, infine, diventerà un bene sempre più raro, non soltanto a causa dei cambiamenti climatici ma anche per via dell’incremento demografico al quale il mondo andrà incontro.
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