L’Oim ha pubblicato il nuovo rapporto sulle rotte migratorie. Dal 2014 sono morte 82mila persone e se in Europa i numeri sono in diminuzione altrove la strage si fa più grave.
Cinque persone sono morte nelle proteste che stanno infiammando il Bangladesh contro la visita del primo ministro indiano, Narendra Modi.
È da venerdì 26 marzo, giorno del 50esimo anniversario della sua indipendenza, che il Bangladesh è scosso da violente manifestazioni di protesta. I cortei sono partiti dalla moschea più importante della capitale Dacca, dove hanno coinvolto anche gli studenti dell’università locale, per poi diffondersi a macchia d’olio in molti dei principali distretti del paese asiatico. Cinque dimostranti hanno perso la vita e centinaia di loro sono rimasti feriti negli scontri con la polizia.
Le proteste sono dovute alla visita del primo ministro indiano Narendra Modi, che si è recato in Bangladesh per le celebrazioni legate all’anniversario e al centenario della nascita di Sheikh Mujibur Rahman, fondatore del paese oltre che padre dell’attuale presidente.
Decine di migliaia di manifestanti appartengono al gruppo islamista Hefazat-e-Islam e sono perlopiù studenti della scuola coranica. Le vittime, secondo quanto riporta l’emittente Al Jazeera, sarebbero proprio quattro membri del gruppo, rimasti uccisi nella città di Hathazari, e un loro sostenitore, morto a Brahmanbaria.
I militanti, che accusano il primo ministro indiano di “fomentare i sentimenti anti-islamici e discriminare i fedeli di Allah”, si oppongono anche alla Lega popolare bengalese, il partito attualmente al potere in Bangladesh. Insieme a loro hanno manifestato anche studenti di sinistra contro il “comunitarismo, l’autoritarismo e l’etno-nazionalismo” di Modi. Le sue politiche sono considerate discriminatorie nei confronti dei bangladesi, proprio come le relazioni fra Bangladesh e India.
Il governo bangladese ha ordinato lo stanziamento di alcune truppe della polizia di frontiera. Sono previste manifestazioni anche nella giornata di sabato 27 marzo e uno sciopero il giorno successivo in segno di protesta contro la repressione da parte degli agenti. L’utilizzo di Facebook è stato limitato, ha reso noto un portavoce dell’azienda.
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