Due scosse di terremoto hanno causato almeno 1.450 morti e 50mila dispersi in Venezuela. E la crisi economica e sociale del paese complica le operazioni di soccorso.
Cinque persone sono morte nelle proteste che stanno infiammando il Bangladesh contro la visita del primo ministro indiano, Narendra Modi.
È da venerdì 26 marzo, giorno del 50esimo anniversario della sua indipendenza, che il Bangladesh è scosso da violente manifestazioni di protesta. I cortei sono partiti dalla moschea più importante della capitale Dacca, dove hanno coinvolto anche gli studenti dell’università locale, per poi diffondersi a macchia d’olio in molti dei principali distretti del paese asiatico. Cinque dimostranti hanno perso la vita e centinaia di loro sono rimasti feriti negli scontri con la polizia.
Le proteste sono dovute alla visita del primo ministro indiano Narendra Modi, che si è recato in Bangladesh per le celebrazioni legate all’anniversario e al centenario della nascita di Sheikh Mujibur Rahman, fondatore del paese oltre che padre dell’attuale presidente.
Decine di migliaia di manifestanti appartengono al gruppo islamista Hefazat-e-Islam e sono perlopiù studenti della scuola coranica. Le vittime, secondo quanto riporta l’emittente Al Jazeera, sarebbero proprio quattro membri del gruppo, rimasti uccisi nella città di Hathazari, e un loro sostenitore, morto a Brahmanbaria.
I militanti, che accusano il primo ministro indiano di “fomentare i sentimenti anti-islamici e discriminare i fedeli di Allah”, si oppongono anche alla Lega popolare bengalese, il partito attualmente al potere in Bangladesh. Insieme a loro hanno manifestato anche studenti di sinistra contro il “comunitarismo, l’autoritarismo e l’etno-nazionalismo” di Modi. Le sue politiche sono considerate discriminatorie nei confronti dei bangladesi, proprio come le relazioni fra Bangladesh e India.
Il governo bangladese ha ordinato lo stanziamento di alcune truppe della polizia di frontiera. Sono previste manifestazioni anche nella giornata di sabato 27 marzo e uno sciopero il giorno successivo in segno di protesta contro la repressione da parte degli agenti. L’utilizzo di Facebook è stato limitato, ha reso noto un portavoce dell’azienda.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Due scosse di terremoto hanno causato almeno 1.450 morti e 50mila dispersi in Venezuela. E la crisi economica e sociale del paese complica le operazioni di soccorso.
Sono entrate in vigore le nuove regole europee: frontiere esterne sigillate, controlli più rigidi, un meccanismo di solidarietà non vincolante tra Paesi.
Un report evidenzia un aumento del 40 per cento degli attacchi contro l’istruzione rispetto al passato. Tra stupri, rapimenti e occupazione militare delle scuole.
Temperature record e controlli alle frontiere: il Mondiale mostra come i cambiamenti climatici e le politiche migratorie influenzino anche lo sport.
Dall’inizio del cessate il fuoco di metà aprile l’esercito israeliano ha ucciso almeno 331 persone in Libano. Ora sta intensificando gli attacchi aerei e via terra.
Un nuovo report di Dam Removal Europe certifica una crescita dell’11 per cento nella rimozione di dighe e barriere fluviali. Un trend in corso anche fuori dall’Europa.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha decretato un’emergenza sanitaria internazionale. Già 90 i morti e centinaia i casi sospetti.
L’Oim ha pubblicato il nuovo rapporto sulle rotte migratorie. Dal 2014 sono morte 82mila persone e se in Europa i numeri sono in diminuzione altrove la strage si fa più grave.
Non solo petrolio: la guerra in Medio Oriente blocca anche il mercato dei fertilizzanti, con gravi rischi per agricoltura e alimentazione.


