Agli eventi estremi occorre abituarsi, perché non sono più l’eccezione: a spiegarlo è il servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus.
Gli eventi climatici estremi, come terremoti, uragani e tifoni, hanno un costo esorbitante, in termini di vite perse e case e città da ricostruire. La compagnia Munich Re, una delle più importanti del mondo nell’ambito dei servizi assicurativi per gli eventi estremi, basandosi sulle richieste di risarcimento della prima metà di quest’anno e degli ultimi
Gli eventi climatici estremi, come terremoti, uragani e tifoni, hanno un costo esorbitante, in termini di vite perse e case e città da ricostruire. La compagnia Munich Re, una delle più importanti del mondo nell’ambito dei servizi assicurativi per gli eventi estremi, basandosi sulle richieste di risarcimento della prima metà di quest’anno e degli ultimi 10 anni, ne ha calcolato il costo economico (almeno dal punto di vista degli assicuratori).
Dai calcoli della compagnia, ad esempio, il maltempo che ha colpito l’Europa ai primi di giugno dovrebbe costare agli assicuratori 1,8 miliardi di euro (2,5 miliardi dollari).
Secondo il rapporto dei Munich Re pubblicato mercoledì in Germania, le calamità naturali nel primo semestre del 2014 sono costate 42 miliardi di dollari in tutto il mondo: il dato sarebbe comunque nettamente inferiore allo stesso periodo del 2013 e alla media dell’ultima decade, che ammonta invece a 95 miliardi.
Ma i responsabili dell’azienda mettono in guardia dall’esultare: i costi inferiori non sono il risultato di azioni di portata mondiale di adattamento ai cambiamenti climatici, bensì solo del caso.
“E’ una buona notizia che le catastrofi naturali siano state relativamente miti finora”, ha affermato Torsten Jeworrek, membro del consiglio direttivo di Munich Re, “però non dobbiamo dimenticare che non vi sono stati cambiamenti nella situazione complessiva dei rischi”.
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