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Referendum in Ruanda, Paul Kagame può restare fino al 2034

Il 18 dicembre i cittadini ruandesi hanno deciso con un referendum cosa è meglio per il loro paese: vogliono che il presidente Kagame resti e lo dicono chiaro e forte.

I cittadini ruandesi provenienti da ogni parte del mondo hanno votato in favore del terzo mandato del presidente Paul Kagame che inizierà nel 2017, l’anno in cui termina l’incarico attuale. I risultati hanno sancito che il 18 dicembre più del 98 per cento ha votato sì. L’obiettivo di costruire basi solide per sostenere le generazioni attuali e quelle future sembra rappresentare un esempio positivo di autodeterminazione democratica: i ruandesi si sono pronunciati, ora il resto del mondo dovrebbe ascoltare cosa hanno da dire.

 

paul kagame
Il presidente ruandese Paul Kagame vota nella capitale Kigali © Village Urugwiro

 

Chi è Paul Kagame

Il presidente Kagame è noto per aver guidato il paese durante la fine del genocidio ruandese nel 1994 mentre era al comando dell’esercito patriottico ruandese e per avere di conseguenza unificato e reso più sicuro e prospero il paese. Sin da quando è salito al potere si è impegnato a costruire le fondamenta della nazione, le basi che hanno portato in Ruanda stabilità e crescita.

 

Cosa dice la costituzione dopo il referendum

Con la revisione della costituzione, i mandati presidenziali non dureranno più sette anni ma cinque e c’è la possibilità di rinnovarli una volta sola. Prima che questa modifica diventi effettiva (ci sono stati anche altri cambiamenti), è previsto un mandato presidenziale di transizione della durata di sette anni, che comincerà nel 2017, alla fine del secondo incarico di Kagame. Tutti i candidati potranno essere eletti, anche l’attuale presidente, se lo vorrà. Una volta terminato il periodo di transizione Kagame potrebbe dunque governare il paese per altri due mandati di cinque anni ciascuno, come è stato stabilito nella nuova versione del testo, in vigore nel 2024.

 

Secondo gli stessi ruandesi non c’è alternativa a Kagame per guidare la nazione. Prima del referendum del 18 dicembre più di 3,7 milioni di elettori, il 59 per cento, avevano firmato una petizione proprio per far rivedere la legge costituzionale e permettere al presidente di rimanere in carica anche dopo la fine dell’attuale mandato.

 

I ruandesi si fanno sentire forte e chiaro

L’artista Bruce Niyonkuru ha rivelato di aver votato ‘yego’ (sì), e di essere “a favore della proroga del mandato non solo perché Kagame è un eroe nazionale o per quello che ha fatto negli ultimi anni ma anche perché è l’unica persona pronta e capace di fare ciò che serve al paese per prosperare, per lottare per la pace e la sicurezza, per l’istruzione e soprattutto per la dignità dei cittadini”. Bruce aggiunge, “lui non è stato solo fautore della riconciliazione. Ha anche posto fine all’ideologia del genocidio che ha manipolato le nostre comunità”.

Candy Basomingera, una fashion designer, ha dichiarato di aver votato perché farlo è un suo diritto e un sua responsabilità: “Il Ruanda è la mia nazione. Solo i ruandesi devono decidere per il futuro del paese, per la loro vita e per l’ambiente in cui vogliono che crescano i loro figli”. Riguardo l’estensione dell’incarico del presidente Kagame dice che è “d’accordo al 200 per cento. Abbiamo un presidente eccezionale che è riuscito grazie alle sue idee e alla sua capacità di comando a portare il Ruanda dov’è oggi. Sappiamo tutti cosa ha fatto per la sua gente e vogliamo che resti”.

 

Allo stesso modo Mutijima Bryon, un giovane imprenditore, sente di aver compiuto il suo dovere di cittadino andando a votare. Appoggia in tutto e per tutto il presidente, che secondo lui non ha finito il suo compito “offrendo ai ruandesi tutto ciò che aveva a disposizione. Ma ha ancora altro lavoro da fare”.

 

Anche il fotografo Jacques Nkinzingabo ha ammesso di aver votato sì. “Voglio vedere crescere il mio paese. Per ora abbiamo assistito allo sviluppo economico. Io credo che Kagame possa anche favorire una crescita culturale. Quindi oggi voto. Per domani chiedo un cambiamento”.

 

Il referendum in Ruanda

La votazione è stata tranquilla e ben organizzata e si stima che l’affluenza alle urne sia stata addirittura del 95 per cento della popolazione ruandese. Gli elettori si sono presentati ai seggi di tutta la nazione molto presto e hanno formato code in attesa di consegnare le proprie schede. Oltre 70mila volontari hanno guidato i votanti per assicurare che il referendum si svolgesse senza problemi. Anche i cittadini ruandesi che vivono all’estero hanno votato nelle ambasciate ruandesi, fatta eccezione per quella lacerata dal conflitto in Burundi, dove comunque l’affluenza è stata alta.

 

I ruandesi hanno detto di sì agli emendamenti costituzionali, sfruttando in questo modo il diritto di decidere le sorti della propria nazione e prendendo il destino nelle proprie mani. Di fronte a una così rapida e straordinaria rinascita di un paese non possiamo fare altro che rispettare e appoggiare la loro decisione.

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