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Tigri, orsi, oranghi, scimpanzé. Vivi. Se fate una ricerca online potete trovare in vendita qualsiasi tipo di esemplare protetto. E chi non ha voglia di tenersi un animale troppo impegnativo nel giardino di casa o tra le mura domestiche, può optare per un semplice colibrì in via d’estinzione, uno stupendo boa smeraldino o un tappeto
Tigri, orsi, oranghi, scimpanzé. Vivi. Se fate una ricerca online potete trovare in vendita qualsiasi tipo di esemplare protetto. E chi non ha voglia di tenersi un animale troppo impegnativo nel giardino di casa o tra le mura domestiche, può optare per un semplice colibrì in via d’estinzione, uno stupendo boa smeraldino o un tappeto fatto con la pelliccia di orso polare o tigre. Per caso avete voglia di sorseggiare un tè in una tazza fatta con il corno di rinoceronte? Potete trovare anche questo.
Non è uno scherzo, la scoperta a portata di clic è stata fatta dall’International fund for animal welfare (Ifaw) lavorando fianco a fianco con le forze dell’ordine di 16 paesi per portare alla luce l’estensione del commercio nascosto di specie protette e prodotti derivati tra i siti di e-commerce di mezzo mondo. L’indagine del 2014 è durata settimane e i risultati sono stati pubblicati martedì 25 novembre nel più vasto rapporto mai realizzato sul tema.
280 siti web, 10mila annunci online, 33mila tra animali protetti e oggetti vietati in vendita il cui commercio, per un valore di 11 milioni di dollari (8,8 milioni di euro), è ora nel mirino della polizia per cercare di scovare chi c’è dietro questo mercato nero. Il giro d’affari che riesce a raggiungere è stimato intorno ai 19 miliardi di dollari (15,3 miliardi di euro) l’anno attestandosi come quarto più grande dopo droghe, prodotti contraffatti e traffico di essere umani.
“Mentre il bracconaggio sta raggiungendo livelli allarmanti, il cyber-crimine rappresenta una minaccia silenziosa e inquietante per le specie in pericolo, permettendo ai criminali di portare avanti il loro business disgustoso nel totale anonimato” ha detto Azzedine Downes, presidente e direttore esecutivo dell’Ifaw.
I paesi dove è stato rintracciato il maggior numero di campagne online sono, in ordine, Cina, Germania, Francia e Regno Unito. In Russia e in Ucraina è stato registrato il numero più alto di animali vivi in vendita. Gli oranghi e gli scimpanzé vengono offerti a 45mila dollari, così come tigri, leopardi e giaguari. In Medio Oriente vanno di moda i ghepardi e varie specie di antilopi e gazzelle.

Ma a farla da padrone è, ancora una volta, l’avorio. Non è un caso se il tasso di bracconaggio nel mondo è arrivato a un elefante ucciso ogni 15 minuti. Mentre i rinoceronti uccisi sono già 1.020 quest’anno. L’avorio copre circa l’80 per cento di tutte le campagne online in Cina, il 32 per cento nel mondo. Su un sito cinese è stato scoperto un soprammobile in avorio del valore di 65mila dollari.
Wolfgang Weber, manager di Ebay, ha detto che grazie al lavoro dell’Ifaw ora è più facile “adottare misure nuove di prevenzione contro la pubblicazione di questo tipo di prodotti sul sito” e che l’azienda sta pensando a sanzioni più severe per chi violerà le regole volontariamente.
Il dossier dell’Ifaw arriva pochi giorni dopo quello pubblicato dall’Interpol sui 9 criminali ambientali più pericolosi al mondo. Due tentativi per far capire che non è più possibile far finta di niente o, peggio ancora, credere che quelli a sfondo ambientale siano crimini di serie B. A riprova di questo ci sono gli evidenti collegamenti che il commercio di specie protette ha con la criminalità organizzata, il terrorismo e il finanziamento di milizie armate. Tanto che persino il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto al Consiglio di sicurezza di considerare il grado di minaccia alla pace che c’è dietro questi crimini.
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