L’allenatrice della nazionale iraniana di sci non è ai mondiali perché suo marito gliel’ha impedito

La storia di Samira Zargari, allenatrice della nazionale femminile di sci dell’Iran, è comune a tutte le donne iraniane: un marito può vietare alla propria moglie di lasciare il paese.

A Cortina d’Ampezzo, nelle Dolomiti, si stanno disputando i mondiali di sci. Tra le squadre provenienti da tutto il mondo c’è anche la nazionale dell’Iran che, con la sua squadra femminile, ha fatto parlare di sé. Non soltanto perché quattro sciatrici della nazionale hanno gareggiato nello slalom gigante, ma anche perché proprio loro si sono ritrovate senza allenatrice.

Samira Zargari, commissaria tecnica della nazionale femminile iraniana, non è infatti riuscita ad arrivare in Italia, perché bloccata da suo marito secondo quanto hanno riportato fonti locali.

In Iran a una donna può essere vietato di lasciare il paese dal proprio marito

In base alla legge iraniana, un guardiano di sesso maschile – in questo caso il marito – può vietare a una donna di lasciare il paese. Questo è anche l’unico che può richiedere il rilascio del passaporto per la moglie e, successivamente, richiederne il blocco o addirittura sequestrarlo. Il risultato per la donna è, quindi, l’impossibilità di partire.

“Spero che questa situazione cambierà. Spero che tutte le donne in Iran, tutte insieme, potranno cambiarla”, ha commentato Forough Abbasi, una delle atlete della nazionale dopo la sua discesa al gigante in cui è arrivata 63esima. “Lei è una donna molto libera. Ha viaggiato in tutto il mondo. Ma questa volta è andata così. Ne uscirà più forte di prima. Siamo fiere di lei. E sono certa che le cose cambieranno”.

Samira Zargari
Samira Zargari è allenatrice della nazionale femminile di sci dell’Iran © Profilo Facebook di Samira Zargari

Cambiare le leggi sulle donne

Episodi e situazioni di questo tipo non sono nuove nel paese – che non è l’unico –, dove la parità di genere è molto lontana dall’essere raggiunta. “Non è la prima volta che succede, abbiamo avuto lo stesso problema prima di oggi”. Abbasi si riferisce a un episodio accaduto nel 2015, quando alla capitana della nazionale iraniana femminile di calcio a cinque, Niloufar Ardalan, era stato impedito dal marito di partecipare alla Coppa d’Asia. Ardalan aveva affermato già a quel tempo: “Spero che le autorità possano adottare misure che permettano alle atlete donne di difendere i loro diritti in situazioni di questo tipo”.

Sono sicura che noi donne potremo cambiare le leggi.

Forough Abbasi, atleta della nazionale femminile di sci iraniana

Dopo quell’episodio si erano scatenate grandi proteste e indignazione sia nazionale che internazionale, per puntare i riflettori sulla condizione delle donne nel paese. “Anche se una donna ottiene incarichi importanti in politica, nello sport o nella cultura, ha ancora bisogno del consenso del marito per quanto riguarda uno dei suoi diritti fondamentali: viaggiare all’estero”, aveva commentato Sadi Sadr, direttore di Justice for Iran, un’associazione che si batte per i diritti umani.

Una battaglia che in realtà è la stessa che sta avvenendo anche in altri paesi, dall’Arabia Saudita dove ad esempio fino a poco tempo fa le donne non potevano guidare, all’Afghanistan dove le donne sfidano la tradizione in sella alle bici, fino a Gaza, da cui è appena arrivata la notizia che le donne avranno bisogno del permesso di un uomo per viaggiare, proprio come la storia di Samira Zargari. Una storia a cui si spera di mettere un punto finale molto presto.

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