In Sardegna c’è un impianto per biomateriali a km 0 con tecnologia unica al mondo

Un capolavoro della tecnologia, dell’ingegneria, un’operazione magistrale per l’ambiente e il lavoro in Sardegna. Là dove c’era un petrolchimico, ora c’è l’erba. Per produrre bioplastiche.

È stato inaugurato nell’area dell’ex petrolchimico in Sardegna un nuovo impianto di chimica verde di Matrica, joint venture Versalis-Novamont. Una tappa importantissima di un cammino, secondo le parole dell’ad Novamont Catia Bastioli “iniziato più di venti anni fa da un testardo gruppo di ricercatori che partendo dalla filiera delle bioplastiche sta portando alla realizzazione qui in Sardegna della prima bioraffineria integrata di terza generazione nonché alla trasformazione di altri siti in Italia”.

 

“Al mondo non esiste ancora una società che abbia le conoscenze e le competenze che Versalis e Novamont hanno trasferito dentro Matrica, questo ci aiuta a capire la reale portata del progetto e le sue potenzialità, in stretta connessione con il territorio – ha spiegato il presidente di Matrica Daniele Ferrari – e lo stabilimento, realizzato con tempi asiatici (22 mesi) ma nel rispetto di standard italiani ed europei trasformerà oli vegetali in monomeri e altre sostanze per la successiva produzione di bioprodotti più complessi”. Fino ad oggi la joint venture ha investito 180 milioni di euro. L’impianto, su 3500 mq, produrrà a regime 70mila tonnellate di bioprodotti l’anno, impiegando 145 persone, di cui 12 nel nuovo centro ricerca.

 

I materiali che usciranno dall’impianto di Porto Torres saranno utilizzati per le bioplastiche nello stabilimento Novamont di Terni. Gli oli vegetali saranno trasformati in sostanze per il mercato degli pneumatici e in un’ampia gamma di prodotti innovativi ad alto valore aggiunto, quali basi per biolubrificanti, plastificanti per polimeri e prodotti per formulazioni cosmetiche. Per esempio i plastificanti naturali che possano andare a sostituire i temuti ftalati. Inizialmente sarà usato olio di girasole proveniente da navi francesi, ma presto le materie prime saranno oli e zuccheri provenienti da vegetali locali, alghe, oli usati, oleaginose come cardo e cartamo e carboidrati di scarto.

 

“La vera sfida è collegare la produzione con materie prime del territorio – ha sottolineato Catia Bastioli – se sapremo creare una filiera intelligente che rispetti la biodiversità nell’uso delle materie prime, faremo grandi cose”. La tecnologica usata è totalmente diversa da quelle esistenti, non utilizza ozono nella reazione di scissione ossidativa dell’olio vegetale e permette di produrre intermedi noti, come acido azelaico e acido pelargonico (usati anche in cosmesi), oltre che nuovi prodotti, attraverso un processo sicuro e a basso impatto ambientale.

 

Matrica si propone di usare al più presto, come materia prima la sua produzione iniziale, olio proveniente dalla varietà di cardo fornita da coltivatori del posto, che cresce su circa 400 ettari nelle campagne attorno a Porto Torres e, in parte (25 ettari), all’interno del perimetro dell’ex petrolchimico, contribuendo tra l’altro a disinquinare i terreni. In futuro potrebbero essere impiegate altre arido-colture oleaginose, come il cartamo. “Non siamo andati via, non abbiamo lasciato la Sardegna, ma con Matrica abbiamo, invece, raccolto una sfida importante, lungimirante – ha precisato Daniele Ferrari (ad Versalis, gruppo Eni, e presidente Matrica), ringraziando tra gli altri Coldiretti e i sindacati che hanno sempre supportato questo progetto – stiamo creando una solida piattaforma tecnologica, capace di catalizzare nuove progetti in un’ottica di sostenibilità a lungo termine e di integrazione con il territorio”.

 

“Perderemmo un’occasione se pensassimo di fermarci in Sardegna o a questo impianto – ha evidenziato il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti – che oggi dimostra come sia possibile che attraverso ambiente e agricoltura si possa fare buona economia. È un momento in cui cominciamo ad affermare un principio importante: l’ambiente non è nemico dell’industria e dell’occupazione, ma partner indispensabile per creare sviluppo. Questa è un’inversione culturale che deve investire i livelli locali, il mio ministero e anche la cultura imprenditoriale”.

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