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Nuovo scandalo europeo sulla carne di cavallo. Quali sono i rischi del consumo di questo tipo di carne.
La carne di cavallo fa male, quantomeno alle aziende coinvolte nello scandalo europeo della carne equina (oltre che, naturalmente, ai cavalli stessi). Nelle lasagne Findus in Gran Bretagna è stata trovata carne di cavallo, anziché di manzo: questa notizia, il 10 febbraio, ha fatto il giro del mondo. Meno di un mese prima invece, il 15 gennaio, era stata rinvenuta carne di cavallo anche negli hamburger Tesco.
Mentre il primo ministro inglese David Cameron si fa fotografare mentre addenta con fare tranquillizzante un pezzetto di carne trita, il suo ministro all’Ambiente Owen Paterson si dice preoccupato, perché alcuni indizi suggeriscono che ci sia dietro una rete criminale internazionale. Viene infatti allertata l’Europol, l’agenzia europea di polizia contro il crimine organizzato. Si ipotizza il coinvolgimento di gruppi mafiosi attivi in Italia e in Polonia. Gli esperti inglesi pensano che la carne di cavallo sia finita non solo nelle lasagne, ma anche in hamburger e altri prodotti a base di carne tritata, in centinaia di tonnellate di altri cibi.
Nelle indagini partite in Inghilterra è emerso che un importatore olandese di carne, fornitore anche della carne usata per le lasagne Findus incriminate, era già stato condannato per aver spacciato carne di cavallo argentina come carne bovina. Da uno stabilimento di macellazione scozzese sono scomparse due ingenti partite di carne, prima delle ispezioni della Food standards agency.
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Ma la carne di cavallo non dovrebbe costare di più? Forse è un segnale che il mercato della carne di cavallo sia in contrazione così forte da rimanere invenduta. Alcuni collegano questo episodio con il fallimento a catena degli ippodromi in tutta Europa.
Se si tratta di carne di provenienza illegale, potrebbe non soddisfare gli standard per usi alimentari. Su Sky Uk si preoccupavano del fatto che i cavalli fossero spesso ex corridori e quindi, forse, dopati. Si tratterebbe comunque di tracce infinitesimali. Non è comunque possibile escludere, secondo le autorità britanniche, che la carne di cavallo faccia male. Prima di essere abbattuti spesso i cavalli vengono imbottiti di antidolorifici non approvati per il consumo umano, come il fenilbutazone, che per giunta è steroideo. Questo non vuol dire che la carne di cavallo faccia male in assoluto, ma è pericoloso quello che può contenere, in caso provenga da animali non controllati.
Lo scandalo della carne di cavallo venduta come bovina ha portato anche la Nestlé a ritirare dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo a marchio Buitoni, dopo aver rinvenuto nei lotti tracce di Dna equino. È il segno del dilagare dell’allarme in tutta Europa e mette in luce la presenza di qualche lacuna sulla tracciabilità dei prodotti alimentari, o quanto meno che il sistema è vulnerabile. I controlli decisi dall’Ue a partire da marzo possono rappresentare una prima risposta allo scandalo, una misura “tampone” per ridare fiducia ai consumatori ed evitare psicosi collettive.
Per evitare il ripetersi in futuro di casi del genere, l’unica soluzione strutturale è l’etichettatura d’origine obbligatoria su tutti gli alimenti freschi e trasformati, cominciando proprio estendendo, come suggerisce la Confederazione italiana agricoltori, l’obbligo di provenienza per ogni tipo di carne e non più solo quella bovina. Un segnale contrario è in realtà stato dato a ottobre del 2012, quando in Europa hanno deciso di fermare l’esperimento dell’etichettatura volontaria della carne. L’industria agroalimentare viene pesantemente coinvolta, in particolare quella made in Italy, visto che tutti i prodotti finora coinvolti nello scandalo, dalle lasagne ai tortelli rievocano l’immagine della cucina italiana, anche se il contenuto non sempre ha a che fare con allevatori e aziende nazionali.
Si tratta ancora una volta, dopo diossina e Pcb dal Belgio, due ondate di mucca pazza in Europa e migliaia di tonnellate di hamburger ritirati dal commercio in tutto il mondo, di cibi carnei processati: la categoria merceologica toccata da tutti i maggiori scandali alimentari negli ultimi dieci anni è sempre quella degli alimenti composti a base di carne tritata o macinata.
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