Agli eventi estremi occorre abituarsi, perché non sono più l’eccezione: a spiegarlo è il servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus.
“La quantità di acqua immagazzinata nella sorgente potrebbe alimentare il Nord della Namibia per quattro secoli”. Lo ha dichiarato il responsabile del progetto del Bgr.
La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell’Istituto federale tedesco per le geoscienze
e le risorse naturali (Bgr) che hanno chiamato la
falda acquifera Ohangwena II. Questa scorre sotto
il confine settentrionale con l’Angola, ha una capacità
stimata di 8 miliardi di metri cubi d’acqua dolce e si estende su
una superficie di 70×40 chilometri.
Secondo gli scienziati l’acqua si sarebbe depositata oltre 10mila
anni fa quando ancora non esistevano problemi di inquinamento e per
questo anche la sua qualità sarebbe ottima. Secondo
Martin Quinger, responsabile del progetto del Bgr,
“la quantità di acqua immagazzinata nella sorgente potrebbe
alimentare il Nord della Namibia per quattro secoli, una zona dove
risiede circa il 40 per cento della popolazione della nazione.
Quello a cui stiamo puntando è un approvvigionamento idrico
sostenibile: estrarre solo la quantità di acqua che viene
ricaricata”.
La falda potrebbe risultare decisiva per lo sviluppo del paese, uno
dei più aridi dell’Africa subsahariana, perché
significherebbe ridurre in modo sostanziale le importazioni
dall’estero. Inoltre potrebbe aiutare gli abitanti della regione a
contrastare i futuri effetti del
riscaldamento globale fungendo da riserva in caso di
siccità eccezionali che si dovessero verificare anche per 15
anni.
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