Cooperazione internazionale

Scott Kelly, un anno nello spazio. Perché questo viaggio è così importante

L’anno trascorso sulla Iss ci servirà a capire come risponde il corpo umano ad una prolungata permanenza nello spazio. Secondo Kelly arrivare su Marte “è assolutamente possibile”.

È atterrato alle ore 6.26 (ora italiana) lo scorso 2 marzo Scott Kelly, dopo un viaggio durato quasi un anno, per le precisione 340 giorni, trascorsi all’interno della Stazione spaziale internazionale. Scott Kelly è l’astronauta americano con la più alta permanenza all’interno di una stazione spaziale durante una singola missione.

 

scott kelly
Un autoscatto dalla Stazione spaziale internazionale, pubblicato sulla pagina Fecebook ufficiale dell’astronauta.

 

“La missione durata un anno di Scott Kelly a bordo della Stazione spaziale internazionale ha contribuito a far avanzare l’esplorazione dello spazio profondo e il Journey to Mars americano”, ha dichiarato l’amministratore della Nasa Charles Bolden. “Scott è diventato il primo astronauta americano a trascorrere un anno nello spazio, e così facendo, ci ha aiutato a fare un passo da gigante per mettere gli stivali su Marte”.

 

Durante la missione record, l’equipaggio della stazione ha condotto quasi 400 esperimenti (tra cui la coltivazione di specie vegetali) che saranno utili sia alla Nasa che al resto dell’umanità. Kelly e il collega russo Mikhail Kornienko hanno partecipato nello specifico ad una serie di studi per raccogliere informazioni per quello che sarà il primo viaggio su Marte, compresa la ricerca su come il corpo umano si adatta alla differente gravità,  all’isolamento, alle radiazioni e allo stress durante la lunga durata del volo spaziale.

 

“Fisicamente mi sento abbastanza bene”, ha dichiarato l’astronauta durante la sua ultima conferenza stampa prima di entrare nel Soyuz. “La parte più difficile è l’isolamento e la lontananza dalle persone a cui più teniamo”, ha detto. “Si perde il contatto con le persone a terra a cui tieni e che ami e si vorrebbe passare del tempo con loro, è questa una delle sfide”. Ma ciò che colpisce quando si è lontani dalla Terra, è la nuova prospettiva con la quale si guarda al pianeta. ”Quando si guarda l’atmosfera ci si rende conto che si tratta di qualcosa molto, molto fragile e del quale dobbiamo prenderci cura. Ci sono aree dell’Asia e dell’America Centrale che cerchi sempre attraverso una spessa nube di inquinamento”.

 

La scienza dietro a #Yearinspace

I 340 giorni passati da Kelly all’interno dell’Iss hanno permesso di stabilire le reazioni fisiologici del corpo umano durante una lunga permanenza nello spazio. Ad esempio si è studiato il comportamento dei fluidi all’interno degli occhi e se la prolungata esposizione alla microgravità abbia influito sulla vista. Si è valutato lo stato psicologico e di capacità motoria dell’astronauta, nei mesi passati in uno spazio angusto come quello della Stazione. Come è cambiata la flora batterica dell’astronauta, fondamentale per mantenerlo in buona salute, oltre a valutare lo stato di salute generale, sia dal punto di vista metabolico, che muscolare, osseo. Tutti dati che serviranno per capire come preparare le prossime missioni a lungo raggio, in particolare verso il pianeta rosso.

 

Tutti numeri di #Yearinspace

231 milioni di chilometri
Sono stati percorsi durante questo anno. Per la precisione 231.498.542. Distanza che si dovrebbe coprire durante un viaggio verso il pianeta rosso.

 

5.440
Le volte che ha compiuto il giro della Terra. La Stazione spaziale internazionale compie un giro completo ogni 90 minuti.

 

9
Le visite di altri veicoli spaziali, tra rifornimenti ed equipaggi.

 

10880
Le albe e i tramonti osservati.

 

730
I litri di sudore e urina riciclati. L’acqua è una risorsa preziosa nello spazio e di conseguenza si deve trovare il modo di riciclare in ogni modo possibile.

Articoli correlati