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Il grano del futuro avrà i geni dei semi antichi

Secondo un nuovo studio, per affrontare i cambiamenti del clima, bisognerà usare i geni dei semi antichi per riportare grano e riso al loro vecchio Dna, più resistente.

I semi antichi scoperti dagli archeologi sfameranno il mondo. Sembra affermare questo una ricerca pubblicata sul Trends in Plant Science journal che propone di re-inselvatichire le specie di grano e di riso per far fronte alla crescente domanda di cibo e rispondere meglio al riscaldamento globale.

 

Secondo lo studio, infatti, il grano antico e selvatico era più adatto alle sfide climatiche di quanto non lo sia quello di oggi, dopo quasi 10.000 anni di domesticazione. A detta di Michael Broberg Palmgren, scienziato dell’Università di Copenaghen e uno degli autori della ricerca, la selezione dei semi attuata dai coltivatori antichi in base solo a criteri di resa avrebbe penalizzato la resistenza degli stessi. Dopo molte generazioni, dunque, le specie di grano e riso coltivate sarebbero diventate sempre meno adatte ai cambiamenti del clima, fino a risultare inadatte di fronte al riscaldamento globale in atto.

 

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Foto: © en.wikipedia.org

Cosa propongono gli scienziati? Si tratterebbe di utilizzare le biotecnologie per reinserire i vecchi geni nelle specie che li hanno persi. Non verrebbero creati degli Ogm veri e propri, dunque, perché non c’è trasferimento di geni tra organismi indipendenti, ma si cercherebbe di riportare le specie di grano e di riso indietro nel tempo prelevando materiale genetico dagli stessi semi antichi scoperti.

 

Per Palmgren, grazie alla procedura di inselvatichimento, “le colture potrebbero diventare più resistenti alla siccità, più resistenti al freddo, alle malattie e ai parassiti e più efficienti nell’assorbire nutrienti dal suolo”, migliorando la sicurezza alimentare e consentendo così di sfamare più persone.

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