Legambiente

Servizio civile, il prezioso volontariato dei giovani di oggi per il futuro di tutti

Cos’è il servizio civile, come è nato e qual è il suo futuro. I protagonisti sono giovani volontari che diventano cittadini preparati e attori del proprio presente e del futuro di tutti. L’editoriale della presidente di Legambiente.

Edoardo ha 20 anni, Giorgio ne compirà 40 tra poco e in comune, nel loro curriculum, hanno il servizio civile. Il primo lo sta svolgendo in un circolo di volontariato di Legambiente e ha scelto un progetto che parla di sostenibilità, di rifiuti e mobilità, i problemi che attanagliano la sua città. Edoardo studia, incontra persone e sa che il cambiamento passa dal contatto con le persone. Per lui, il servizio civile volontario è uno strumento utile per se stesso e per le persone che incontra.

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Il servizio civile è un prezioso strumento per contribuire allo sviluppo sociale e culturale del Paese

Giorgio, invece, il servizio civile l’ha svolto come obiettore di coscienza parecchi anni fa. Aveva scelto la sua alternativa al servizio militare in quel mondo ambientalista di cui aveva solo sentito parlare. Aveva scelto Legambiente per fare quell’esperienza e aveva capito che quello sarebbe stato il suo mondo. Lui aveva scelto Legambiente ma l’associazione ha poi scelto lui. Oggi, infatti, Giorgio Zampetti è il responsabile scientifico nazionale di Legambiente ed è riconosciuto come uno dei dirigenti più preziosi e preparati.

Dall’obiezione di coscienza al servizio civile

Servizio civile volontario e obiezione di coscienza, due scelte così lontane cronologicamente ma che hanno le stesse radici. Nemmeno un anno fa, il 13 aprile 2016, ci lasciava Pietro Pinna, il primo obiettore condannato alla galera perché rivendicava la sua coerenza di cattolico. “Io sono un cattolico – diceva – non faccio il soldato”. Si fece 18 mesi in carcere, aprendo la strada a decenni di battaglie da parte di chi rivendicava un modo diverso di servire la patria. Sì, perché gli obiettori non mettevano in discussione il riconoscersi nella patria e l’obbligo di servirla. Quello che contestavano era l’obbligo di servirla con le armi. Oggi in Italia celebriamo, spesso in maniera ipocrita, figure che nel passato hanno subìto accuse e critiche pesanti. Basti pensare a Don Milani che la chiesa isolò per la sua difesa degli obiettori di coscienza. L’obbedienza non è una virtù, scrisse Don Milani, che subì l’onta della condanna anche dopo la morte nel 1967.

Negli anni Settanta arrivano i primi passi avanti: diverse leggi affrontarono la questione fino a riconoscere l’obiezione di coscienza come una concessione dello stato. Era il 1972 e quella dell’obiezione era comunque una scelta difficile e coraggiosa. Dietro al sistema, sotto l’egida del ministero della Difesa, c’erano troppi interessi politici e non solo. Decine di ragazzi finirono comunque nelle carceri militari o prestarono servizio alternativo in maniera punitiva anche solo svolgendo servizio per un tempo doppio rispetto alla leva militare. Solo nel 1998, oltre 25 anni dopo, l’obiezione di coscienza fu riconosciuta a pieno titolo come diritto della persona. I giovani poterono scegliere come difendere la patria, con le armi o in maniera pacifica.

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La difesa non armata del paese ha permesso a molti giovani di fare un’esperienza di formazione alla cittadinanza e protezione del territorio

La vera svolta si ha dal 1 gennaio 2000. Il servizio civile sostitutivo passa all’ufficio nazionale per il servizio civile. Nell’arco del quinquennio successivo si arriverà alla “sospensione anticipata della leva obbligatoria” con il congedo anticipato degli obiettori in servizio. Si chiude, così, il capitolo di lotte dell’obiezione di coscienza e si apre la pagina del servizio civile nazionale (Scn) che a quelle lotte deve il suo fondamento.

Oggi, grazie all’obiezione di coscienza e al Scn, si è ampliato il concetto di “servire la patria”, come ha ricordato recentemente lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Finalmente viene riconosciuta l’importanza della difesa non violenta del paese, riconoscimento che mette in discussione anche l’uso delle risorse destinate a tale voce. La difesa non armata del territorio, in ambito sociale e ambientale, ha posto l’attenzione sulle esigenze del nostro paese, consentendo a migliaia di giovani di fare un’esperienza di formazione alla cittadinanza e di rendersi utili sul proprio territorio. Una breve storia, quello del Scn, che ha visto alti e bassi dovuti a finanziamenti altalenanti che hanno tenuto col fiato sospeso i giovani e le associazioni impegnate nella progettazione. Nonostante il rischio di equivoci, spesso strumentali, tra volontariato e lavoro (il Scn non è né l’uno né l’altro), oggi ci attende un salto in avanti verso il servizio civile universale.

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Il servizio civile forma cittadini preparati e partecipi protagonisti del loro presente e del futuro di tutti

Noi di Legambiente chiediamo che il servizio civile universale nasca con l’ambizione di aprirsi a tutti i giovani, offrendo loro un percorso di formazione che favorisca lo sviluppo di capacità sociali e professionali. Le attività di servizio civile dovranno rispettare le esigenze di vita e di lavoro dei giovani, saranno ammessi gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia e ci sarà spazio ai giovani con minori opportunità.

Giovani e servizio civile, per il presente e il futuro della comunità

Fin qui, una vera sfida carica di aspettative che non possiamo però permetterci di perdere. È per questo che si guarda con attenzione e apprensione ai decreti attuativi, entro giugno, con troppi nodi da sciogliere che ancora rendono il futuro del servizio civile universale poco chiaro. Quali saranno le risorse a disposizione? Gli enti avranno a disposizione gli strumenti per attuarlo o saranno caricati di oneri oltre al misura, già colma, attuale? Saranno rispettate quelle finalità che il Scn si è sempre prefissato sull’eredità dell’obiezione di coscienza? O rischieremo di doverci scusare ancora con Pietro Pinna e Don Milani? Noi auspichiamo che il servizio civile universale possa formare migliaia di giovani alla cittadinanza attiva, che li possa preparare alla difesa di un territorio, quello italiano, dal rischio idrogeologico ma anche dal malaffare. Cittadini preparati e partecipi protagonisti del loro presente e del futuro di tutti.

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