Un rapporto della rete di Ong Climate action network propone alcuni cambiamenti concreti per rilanciare le Conferenze mondiali sul clima.
La siccità che ha colpito Sicilia e Sardegna negli scorsi mesi è legata al riscaldamento globale: lo afferma il World weather attribution.
Volendo scegliere un simbolo, il più eloquente è forse il lago di Pergusa, in provincia di Enna. Era l’unico invaso naturale della Sicilia: alla fine dell’estate ne era rimasta soltanto una pozzanghera circondata di terra. Ma la siccità estrema che ha colpito la Sicilia e la Sardegna negli ultimi mesi ha innescato conseguenze in pressoché qualsiasi ambito: amministrazioni comunali costrette a razionare l’acqua, crolli verticali delle rese dei campi di foraggio, legumi e cereali, invasi artificiali mezzi vuoti. Uno studio condotto per conto del World weather attribution conferma che non è arrivata per caso: è una chiara conseguenza dei cambiamenti climatici.
Il World weather attribution è il principale ente che si occupa di scienza dell’attribuzione, quella branca che – attraverso i modelli climatici – cerca di stabilire se uno specifico evento, come appunto un’ondata di siccità, un incendio o un tifone – sia stato reso più intenso o più probabile dal riscaldamento globale. Un conto, infatti, è affermare – come fa la scienza da decenni – che i cambiamenti climatici comportano anche un aumento e un inasprimento degli eventi meteo estremi nel mondo; un conto è dimostrare che ci sia un rapporto di causa-effetto tra l’aumento delle temperature e un fenomeno specifico.
Nel caso della siccità che ha colpito quest’anno Sicilia e Sardegna, i dati hanno testimoniato questa relazione. In entrambe le isole, il fenomeno è classificabile come “estremo”; senza i cambiamenti climatici, sarebbe stato soltanto “severo”, quindi un gradino più in basso nella scala della gravità. In presenza di un riscaldamento globale ancora più intenso, in Sardegna sarebbe sempre “estremo” ma più grave, mentre in Sicilia diventerebbe “eccezionale”. In Sardegna una siccità simile è più frequente, in Sicilia più rara: il tempo di ritorno, infatti, è rispettivamente di dieci e di cento anni. In entrambi i casi, i cambiamenti climatici di origine antropica hanno aumentato del 50 per cento le probabilità che accadesse.
Agli occhi delle ong ambientaliste, questi dati non fanno che confermare l’esigenza di agire subito per fermare le cause profonde della crisi climatica e tutelare la popolazione. “A pagare il prezzo della siccità estrema in Sardegna e in Sicilia – amplificata da un uso inefficiente delle risorse idriche e da infrastrutture inadeguate – sono le persone che subiscono razionamenti di acqua, gli ecosistemi naturali e persino interi settori produttivi come l’agricoltura e il turismo”, commenta tramite una nota Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia. “Danni gravissimi di cui si dovrebbe invece chiedere conto alle aziende del petrolio e del gas, come Eni, che con le loro emissioni di gas serra sono i principali responsabili della crisi climatica”. Eppure, continua il comunicato, sta accadendo proprio il contrario, con Eni che dà il via libera alla produzione di metano nel giacimento di Argo Cassiopea, posizionato proprio nel Canale di Sicilia.
La nota del Wwf Italia, oltre a ribadire il no ai combustibili fossili, chiede con forza di “rendere operativo il Piano nazionale di adattamento e darsi priorità d’azione e finanziamenti adeguati”, anche in virtù del fatto che la crisi climatica mina “le basi stesse dell’economia e della competitività italiana”.
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