Sono entrate in vigore le nuove regole europee: frontiere esterne sigillate, controlli più rigidi, un meccanismo di solidarietà non vincolante tra Paesi.
Accusando l’esercito della Siria di “ripetute violazioni del cessate il fuoco”, i ribelli hanno deciso di sospendere i colloqui di pace.
La tregua in Siria sembra già vacillare. Circa dieci gruppi di ribelli hanno annunciato nella giornata di lunedì 2 gennaio la sospensione di tutti colloqui preparatori in vista dei negoziati di pace che si dovrebbero tenere alla fine del mese ad Astana, in Kazakistan. Ciò in risposta alle “numerose violazioni” della tregua in vigore da cinque giorni nella nazione mediorientale, perpetrate dall’esercito governativo.
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I ribelli, infatti, affermano in un comunicato di aver “rispettato il cessate il fuoco su tutto il territorio siriano”. Al contrario, proseguono, “l’esercito di Assad e i suoi alleati hanno continuato ad attaccare, in particolare nelle aree di Wadi Barada e del Ghouta orientale (entrambe situate nella provincia di Damasco, ndr). Nonostante i ripetuti appelli lanciati alla Russia, in qualità di garante della tregua, questa serie di violazioni non si arresta, e minaccia la vita di migliaia di persone”.
Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Monde, “da due settimane, ovvero prima e dopo l’approvazione del cessate il fuoco, l’esercito della Siria bombarda pressoché quotidianamente Wadi Barada, a quindici chilometri dalla capitale”. La ragione dell’offensiva va ricercata “nella volontà da parte di Assad di recuperare la regione, nella quale è situata la maggior parte delle fonti di acqua potabile che approvvigionano la stessa Damasco”.
#Breaking || #Syria#FSA Statement about failing #ceasefire due to constant regime violations & failure of guarantors to force compliance pic.twitter.com/9eBmvsJF6d
— FSA News (@FSAPlatform) 2 gennaio 2017
L’Osservatorio siriano per i Diritti dell’uomo ha affermato che le truppe governative, assieme agli Hezbollah libanesi, hanno raggiunto una di tali sorgenti. La tregua, ha aggiunto l’organizzazione, sta vivendo perciò “una fase critica” e “rischia di crollare” se Russia e Turchia non interverranno per salvarla.
“Si tratta di azioni che vanno contro l’accordo e se non si farà marcia indietro, la tregua sarà considerata nulla”, hanno confermato i ribelli. Un problema non da poco, se si tiene conto del fatto che la pace in Siria è ancora tutta da costruire: lo stesso Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unte ha adottato all’unanimità, sabato 31 dicembre, una risoluzione a sostegno dell’iniziativa russo-turca per l’apertura di negoziati tra le parti, ma nessuno sa ancora con quali procedure e modalità essi verranno condotti.
Nel frattempo, proseguono i combattimenti contro l’Isis nel nord del paese. Un raid aereo, in particolare, ha colpito la provincia di Idleb, provocando la morte di 25 membri del gruppo jihadista Front Fateh al-Cham. Secondo quanto riferito dall’agenzia Afp, numerosi capi dell’organizzazione avrebbero perso la vita nell’operazione. Non è stato possibile, tuttavia, confermare chi tra i comandi della coalizione internazionale abbia effettuato l’attacco.
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