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In Italia una madre su quattro lascia il lavoro dopo il primo figlio: non per scelta, ma per mancanza di alternative. Working Mom prova a crearne una.
In Italia diventare madri continua ad avere un impatto molto concreto sulla vita professionale. Nel settore privato, una madre under 35 su quattro esce dal mercato del lavoro nell’anno della nascita del primo figlio, non per scelta ma perché, spesso, il sistema non lascia alternative praticabili. Il problema, infatti, non riguarda solo le scelte individuali, ma il modo in cui sono organizzati il lavoro, i servizi e la cura: orari poco flessibili, costi elevati, carenza di servizi educativi per la primissima infanzia, carichi familiari ancora distribuiti in modo diseguale.
Tutti questi elementi possono trasformare la genitorialità in un passaggio fragile – soprattutto per le donne – e rendere molto complicato il rientro al lavoro dopo la nascita di un figlio: i nidi pubblici scarseggiano, quelli privati hanno costi proibitivi e solo poche grandi aziende mettono a disposizione strutture dedicate. Da qui nasce Working Mom, una startup italiana a vocazione sociale che ha ideato e realizzato un modello di coworking dedicato ai genitori di bambini da 0 a 36 mesi. Uno spazio in cui lavoro e cura non vengono messi in alternativa, ma progettati per convivere.
Il cuore del modello Working Mom è uno spazio di coworking integrato con aree educative a vista: ambienti separati ma visibili, pensati per ridurre l’ansia da separazione nei più piccoli e permettere a mamme e papà di lavorare con maggiore serenità. Mentre gli adulti utilizzano postazioni dedicate, i bambini sono seguiti da personale qualificato in attività ispirate ai principi pedagogici di Maria Montessori e Rudolf Steiner, due approcci che mettono al centro autonomia, creatività e rispetto dei ritmi individuali. Un modello che può essere anche introdotto in azienda.
Le proposte favoriscono lo sviluppo attraverso esperienze pratiche e creative: laboratori di manipolazione con materiali naturali, attività musicali, letture animate, giochi sensoriali e piccoli percorsi di scoperta legati alla natura. L’obiettivo è offrire a bambine e bambini occasioni per sperimentare, muoversi, ascoltare, costruire e relazionarsi, alleggerendo allo stesso tempo il carico organizzativo dei genitori.
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Accanto agli spazi di lavoro, Working Mom propone anche workshop. Per le famiglie, gli incontri affrontano temi legati alla genitorialità, allo sviluppo infantile, all’alimentazione, al benessere emotivo e alla gestione delle sfide quotidiane nei primi anni di vita dei bambini. Per le aziende, il modello rappresenta una risposta concreta a una delle grandi sfide del lavoro contemporaneo: trattenere talenti, ridurre il peso organizzativo che spesso ricade soprattutto sulle madri e costruire ambienti più inclusivi per chi ha responsabilità di cura.
È qui che Working Mom prova a costruire un’infrastruttura culturale oltre che fisica, in cui la genitorialità smette di essere una questione privata e diventa un tema di politica aziendale e territoriale. Un’offerta che amplia il concetto di welfare: non solo un servizio pratico per “coprire” alcune ore della giornata, ma un ecosistema di supporto che accompagna famiglie, imprese e comunità.
Quello che rende Working Mom interessante non è solo il servizio in sé, ma la sua architettura. Partito da Roma, il modello è progettato per essere scalabile e replicabile: la startup sta infatti sviluppando una piattaforma digitale pensata per esportare il format in nuovi contesti. L’obiettivo è trasformare un’esperienza locale in un sistema in grado di ridurre il costo sociale – e umano – che ancora oggi pesa quasi esclusivamente sulle madri.
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