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MindLeague è un progetto italiano che, tramite contenuti formativi gratuiti, favorisce la tutela del benessere psicologico di giovani atleti e atlete.
Sono da poco finiti i campionati mondiali di calcio maschile e, tra le immagini che resteranno impresse nella memoria di molti e molte di noi, c’è quella dell’abbraccio fra il capitano dell’Argentina, Lionel Messi, e l’attaccante spagnolo Lamine Yamal. La foto è divenuta simbolo di un passaggio di testimone fra due generazioni di atleti, dato che i due – 39 anni il primo, 19 il secondo – si erano resi protagonisti di un altro memorabile scatto nel 2007, quando, per puro caso, erano stati coinvolti nello stesso servizio fotografico dell’Unicef.
Entrambi hanno intrapreso la carriera calcistica molto presto, affrontando molti ostacoli lungo il percorso che li ha portati a celebrare altrettanti successi. Non possiamo sapere quali emozioni hanno provato. Quello che sappiamo è che, nonostante l’impatto positivo dello sport sul benessere psicofisico delle persone, l’ansia da prestazione può incidere negativamente sulla salute mentale dei giovani atleti e delle giovani atlete, sia a livello agonistico sia amatoriale.
È per aumentare la consapevolezza su questo tema che nasce MindLeague, la prima piattaforma digitale gratuita che propone contenuti educativi, sviluppati insieme a psicologi e altri professionisti. Strumenti pratici con cui genitori, insegnanti e allenatori possono integrare la salute mentale nella pratica sportiva dei giovani atleti, specialmente nella fascia 9-14 anni.
L’intento del progetto, sostenuto da una campagna di raccolta fondi avviata tramite l’iniziativa BiUniCrowd dell’Università di Milano-Bicocca, è quello di trasformare ogni allenatore e ogni allenatrice in un “presidio di benessere, ascolto e prevenzione”, facendo in modo che il benessere mentale sia pilastro della crescita di ogni giovane atleta.
Tra le proposte di MindLeague spiccano i corsi formativi, incentrati su temi come i disturbi alimentari, il feedback empatico e la gestione dell’infortunio, che si possono frequentare gratuitamente online e on demand. Non mancano gli eventi dedicati, così come una serie di articoli e approfondimenti. I formatori includono psicologi dello sport, un’esperta di body confidence, un esperto in gestione del dolore e una formatrice empatica, che aiuta i professionisti dello sport nella costruzione di relazioni positive.
L’obiettivo è aiutare genitori e allenatori a riconoscere precocemente i segnali di disagio negli atleti e nelle atlete, così da favorire un accesso tempestivo al supporto. Il progetto mira inoltre a promuovere la comunicazione, l’empatia e l’inclusione, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità sportiva e contribuendo a prevenire l’abbandono dello sport. Il tutto attraverso un modello pensato per abbattere le barriere economiche e consentire anche alle associazioni sportive più piccole di accedere a risorse di qualità.
“Allenare la mente significa tutelare il futuro dello sport e dei giovani. L’allenatore è il primo adulto che intercetta segnali di disagio: vogliamo offrirgli strumenti, linguaggio e consapevolezza per agire con efficacia e sensibilità”, commenta Federica Aceto, project leader di MindLeague, laureata in psicologia dei processi sociali, con un’esperienza pluriennale nel settore delle politiche attive del lavoro. Accanto ad Aceto, il team di MindLeague include Nicholas Napolitano, ingegnere informatico, innovatore sociale e promotore del progetto, esperti e professionisti in veste di advisor, e una rete di ambassador sportivi ed educativi.
“Gli allenatori non sono solo tecnici: sono figure di riferimento che i ragazzi ascoltano, seguono e spesso prendono a modello. Per questo è fondamentale investire su di loro. Con MindLeague vogliamo dare indicazioni concrete, facilmente applicabili, che possano davvero fare la differenza nella vita dei giovani atleti. Parliamo di salute mentale, ma lo facciamo attraverso un linguaggio che appartiene al mondo dello sport, fatto di allenamento, relazione e squadra”, sostiene Federica Aceto. Del resto, il linguaggio dello sport è universale. Ed è proprio per questo, forse che l’abbraccio tra Yamal e Messi ha fatto emozionare così tante persone.
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