Dalla parte del futuro

Perché è bene sapere cosa sono le società di gestione del risparmio e i fondi comuni di investimento

Per essere investitori consapevoli è bene sapere come operano le società di gestione del risparmio e cosa sono i fondi comuni d’investimento.

Avete mai sentito parlare di società di gestione del risparmio (Sgr) e di fondi comuni di investimento? Qualcuno sì e tanti no, probabilmente. Per riuscire a districarsi nell’articolato panorama finanziario e diventare investitori consapevoli, è bene sapere chi sono e cosa fanno queste società. Capiamolo insieme.

Le opportunità per mettere a frutto i propri risparmi

Ci sono momenti della vita in cui capita di trovarsi tra le mani una piccola somma che si desidera mettere da parte per il futuro. Magari si tratta della plusvalenza generata dalla vendita di una casa, oppure di un lascito testamentario, o banalmente della quota di stipendio risprmiata di mese in mese. Che fare? Un po’ per scarsa conoscenza delle alternative, un po’ per sentirsi più al sicuro e un po’ per pigrizia, molti lasciano questo denaro parcheggiato nel proprio conto corrente bancario. Il vantaggio sta nel fatto che i rischi sono prossimi allo zero, lo svantaggio sta nel fatto che con gli anni il potere d’acquisto di questi soldi potrà essere eroso dall’inflazione. Se invece si aspira a tutelare il valore dei propri risparmi – o, meglio ancora, a incrementarlo nel tempo – si aprono svariate strade.

Cosa sono le società di gestione del risparmio

Le società di gestione del risparmio (Sgr) sono società che si occupano proprio di raccogliere i capitali di tanti piccoli investitori e gestirli in modo professionale. Per riprendere le parole del decreto legislativo 58/1998 conosciuto come Testo unico della finanza, sono “intermediari finanziari” autorizzati a prestare “servizio di gestione collettiva e individuale del risparmio in Italia”.

Garanzia di un mercato trasparente

Considerata l’enorme responsabilità che viene loro affidata, tutto ciò che fanno è soggetto alla strettissima vigilanza da parte della Banca d’Italia e della Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa. Esiste anche un’associazione di riferimento per il risparmio gestito che riunisce alcune di queste Sgr: si chiama Assogestioni.

Dal 2007, al pari di qualsiasi altro intermediario finanziario, le Sgr devono rispettare la direttiva europea del 2004 Markets in financial instruments directive, meglio conosciuta come Mifid. In risposta alla crisi economico finanziaria del 2007-2008, questo set di regole vuole promuovere in tutta l’Unione europea mercati più giusti, trasparenti, efficienti e integrati, con l’obiettivo ultimo di proteggere i risparmiatori. In ambito europeo, la scelta di istituire intermediari come le Sgr ha rappresentato un caso unico, considerato che esse svolgono anche altre attività collaterali, come la consulenza sugli investimenti.

La società di gestione del risparmio deve operare con diligenza, correttezza e trasparenza nell’interesse dei partecipanti ai fondi; organizzarsi in modo da ridurre al minimo il rischio di conflitto d’interesse anche tra i patrimoni gestiti; adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei partecipanti ai fondi.

Testo unico della finanza, articolo 40, comma 1

Gestione individuale e collettiva

Ci fermiamo subito per fare una distinzione utile. Nel caso di gestione individuale, la Sgr è incaricata dai singoli clienti di amministrare il portafogli patrimoniale, stringendo quindi con ciascuno di loro un rapporto diretto e personale. Questa attività prima era riservata ai soli istituti di credito, le banche, e alle società di intermediazione mobiliare (Sim), cioè le realtà che collocano e negoziano titoli previa autorizzazione della Consob.

Nel caso di gestione collettiva, invece, i patrimoni confluiscono in un’unica massa che viene gestita in modo unitario. Venendo meno il rapporto individuale col cliente, aumenta l’efficienza e si ammortizzano i costi. I fondi comuni d’investimento, che tra poco descriveremo nel dettaglio, sono gli strumenti principali con cui svolgono questo compito.

Energie rinnovabili solare investimenti
Le energie rinnovabili attraggono sempre più investimenti ©Joe Raedle/Getty Images

I fondi comuni d’investimento

I fondi comuni d’investimento, come si intuisce dal nome, raccolgono i capitali di numerosi investitori in un unico patrimonio. Gli operatori professionali lo investono in azioni, obbligazioni, titoli di stato o altre attività finanziarie (in tal caso si parla di fondi comuni d’investimento mobiliare) oppure in edifici e terreni (fondi comuni d’investimento immobiliare). Ciascun fondo è suddiviso in tante quote che hanno lo stesso valore unitario, aggiornato quotidianamente. Questo meccanismo assicura una crescita del valore dei propri investimenti grazie alla diversificazione del portafoglio, altrimenti irrealizzabile per un privato.

Oltre alla Sgr, anche le società di investimento a capitale variabile (Sicav) e quelle a capitale fisso (Sicaf) possono gestire i fondi comuni d’investimento. Queste ultime però si differenziano perché sono vere e proprie società in cui i sottoscrittori hanno tutti i diritti e i doveri dei soci, compreso il diritto di voto.

Le tipologie di fondo comune d’investimento

Esistono diverse tipologie di fondo.

  • Il fondo si definisce chiuso quando i risparmiatori possono rimborsare quote solo nel periodo di offerta, che si svolge prima di iniziare l’operatività vera e propria, e le rimborsano di norma solo alla scadenza del fondo. Ai fondi chiusi sono riservati solitamente investimenti poco liquidi e di lungo periodo (immobili, crediti, società non quotate).
  • Il fondo si definisce aperto quando i risparmiatori possono chiederne il rimborso delle quote in qualsiasi momento. Questi fondi investono normalmente in attività finanziarie quotate.
  • I fondi armonizzati Ue rispettano la normativa europea Ucits o Aifmd in termini di contenimento dei rischi e tutela degli interessi e dei risparmi. Si suddividono in fondi azionari che tipicamente hanno un profilo di rischio maggiore e investono in azioni; fondi obbligazionari che di solito hanno un profilo di rischio minore e investono in obbligazioni societarie e titoli di Stato; fondi bilanciati e flessibili che possono investire in sia in titoli azionari che in titoli obbligazionari, lasciando al gestore una maggiore autonomia nella scelta ottimale del portafoglio.
  • I fondi non armonizzati sono quelli emessi in giurisdizioni non comunitarie; tra i più noti ci sono i fondi che investono in quote di altri fondi e i fondi speculativi.

Come scegliere un fondo comune d’investimento

Affidarsi a una Sgr significa contare su un operatore professionale che ha competenze e opportunità che sarebbero impensabili per il singolo risparmiatore. Ciò non significa, però, perdere il controllo sul proprio denaro, anzi. La Sgr ha l’obbligo di redigere il prospetto informativo e il documento contenente le informazioni chiave per l’investitore (Kiid) di ciascun fondo, seguendo alcuni criteri ben precisi fissati dalla Consob, e di consegnarlo a ciascun potenziale investitore prima della sottoscrizione. Si tratta di un documento che spiega chiaramente le informazioni di carattere generale, le attività finanziarie selezionate, il profilo di rischio, i costi e i risultati conseguiti nel corso del tempo.

Ciascun cliente dunque ha la possibilità di valutare, insieme al suo consulente, qual è la soluzione più in linea con i suoi obiettivi, l’orizzonte temporale che si vuole porre e la percentuale di rischio che è disposto ad accettare. E, perché no, anche con i suoi valori. Ormai il mercato offre innumerevoli fondi Esg, cioè compatibili con i criteri ambientali, sociali e di governance (Esg). C’è anche la possibilità di scegliere un fondo tematico, cioè legato a un settore specifico: gestione dell’acqua, energie rinnovabili, formazione, alimentazione e così via.

L’Unione europea spinge in questa direzione, stimolare una crescita economica compatibile con il rispetto dell’ambiente e delle persone. A tale scopo, nel 2019 la Commissione europea ha pubblicato il regolamento sull’informativa di sostenibilità dei servizi finanziari (Sustainable finance disclosure regulation, Sfdr), che punta a stimolare la transizione verso un sistema economico più sostenibile. Attraverso la tassonomia europea sulla finanza sostenibile, fornirà un dizionario comune delle attività economiche che possono essere davvero ritenute sostenibili. Mettendosi così al riparo dalla confusione e dal greenwashing.

Il settore dell’asset management è da anni alle prese con le sfide poste dai cambiamenti climatici e non intende trovarsi impreparato. Al singolo risparmiatore non resta che informarsi e decidere come mettere a frutto i propri risparmi e al contempo contribuire alla costruzione di un futuro sostenibile.

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