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Dai parchi nazionali ai monumenti. Gli Stati Uniti chiudono i battenti lasciando a casa 800mila dipendenti che lavorano per i principali enti federali, Nasa inclusa, per mancanza di soldi utili a finanziare i servizi pubblici.
Guardie forestali, ispettori, funzionari specializzati sono costretti in una situazione che mette in pericolo le loro famiglie per colpa di una lotta politica che ha visto il Congresso americano bloccato e incapace di votare la legge sul bilancio, che di solito si approva quasi all’unanimità. Nella notte si è cercato invano di trovare una soluzione che mettesse d’accordo democratici e repubblicani. La legge sul bilancio ha lo scopo di stanziare le risorse economiche per il regolare funzionamento dello stato.
L’interruzione dei servizi non essenziali, che negli Stati Uniti si definisce con la parola shutdown, è cominciata allo scoccare della mezzanotte di lunedì 1 ottobre (le 6 in Italia) e ha costretto a casa 800mila dipendenti, mentre a circa un milione di persone è stato chiesto di continuare a lavorare senza stipendio. Non succedeva dal 1996 quando alla Casa Bianca c’era Bill Clinton.
Così hanno chiuso i parchi nazionali, ma rimangono aperti i reparti di pronto soccorso. La polizia può continuare a lavorare, ma non gli ispettori che controllano il traffico. I monumenti, anche quelli più importanti come la statua della libertà di New York, sono rimasti chiusi.
La motivazione che ha portato a questa situazione è politica. Il Partito repubblicano vuole abrogare la riforma sanitaria fortemente voluta dal presidente Barack Obama e approvata dal Congresso nel 2010 (Obamacare) che ha esteso alcune forme di assistenza di base a 34 milioni di americani che ne erano sprovvisti. Più o meno la stessa motivazione che portò allo shutdown del 1996. Obama e il Partito democratico non hanno intenzione di cedere per evitare, come scritto dal giornalista Federico Rampini, il rafforzamento dell’ala oltranzista del Partito repubblicano che, di fronte a un cedimento del presidente, si sentirebbe in dovere di “andare fino in fondo, fino alla distruzione totale dell’odiata legge”.
Se lo stallo politico non si risolverà a breve, si aggiungerà presto un altro problema, se possibile ancora più grave: l’approvazione della legge per alzare il tetto del debito pubblico. Senza questa legge, gli Stati Uniti sarebbero costretti a dichiarare default per mancanza di liquidità utile a pagare i creditori in possesso di vecchi titoli di stato e non potrebbero emetterne di nuovi. Insomma, non potrebbero pagare i debiti per colpa di una lotta politica interna incomprensibile agli occhi di un europeo: quella sulla sanità pubblica.
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