Isis o Daesh: nascita, storia e obiettivi dello Stato Islamico

Numeri, luoghi, motivazioni che rendono possibile che qualche migliaio di fanatici dello Stato Islamico tengano in scacco le principali potenze mondiali.

Nel 2015 lo Stato Islamico (Isis), o Daesh – acronimo della traduzione araba di Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Al Dawla Al Islamiya fi al Iraq wa al Sham), nome che si è dato dal 2013 al 2014 – ha portato il terrore e la brutalità fuori dall’area che controlla direttamente.

Il terrorismo internazionale

san-pietroburgo-aereo-sinai-egitto
Momenti di commemorazione e commozione a San Pietroburgo, Russia, in ricordo delle vittime dell’aereo caduto in Egitto © Alexander Aksakov/Getty Images

Il 31 ottobre un aereo della compagnia russa Metrojet si è schiantato nella penisola del Sinai, in Egitto, causando la morte di 228 persone. Sia Stati Uniti che Regno Unito sostengono che lo schianto sia stato provocato dall’esplosione di una bomba a bordo. L’incidente è stato rivendicato dall’Isis. Il 12 novembre lo Stato Islamico ha compiuto un attacco terroristico in un quartiere residenziale di Beirut, in Libano, che ha causato la morte di 44 persone. Infine, il giorno dopo, venerdì 13 novembre, una serie di attentati ha sconvolto il centro di Parigi, in Francia: oltre 130 i morti.

Da dove arriva e dove vuole andare lo Stato Islamico

profughi siriani stato islamico
Profughi siriani che scappano dallo Stato Islamico © Matt Cardy/Getty Images

L’ascesa dello Stato Islamico risale a giugno del 2014 quando il gruppo terroristico, fondato otto anni prima dal giordano Abu Musab al Zarqawi da una costola di Al Qaeda, si erge unilateralmente a califfato. Lo scopo dichiarato è governare sull’antica Mesopotamia e portare la jihad, la guerra santa, ovunque nel mondo affinché la sua interpretazione radicale della religione islamica sunnita prenda piede a dispetto dei miscredenti. Una convinzione che giustificherebbe qualsiasi forma di violenza contro gli altri musulmani (in particolare sciiti) così come i non musulmani che hanno la cattiva idea di “intromettersi” in questo disegno. Non è un caso, dunque, se la maggior parte delle vittime dello Stato Islamico sia proprio musulmana e che la quasi totalità della comunità araba abbia condannato la violenza estrema e senza limiti portata avanti, indebitamente, nel nome di Allah e del Corano. Secondo il National counter-terrorism center americano, tra l’82 e il 97 per cento delle vittime causate dal terrorismo nel mondo è musulmano (2005-2010).

Il territorio dell’Isis

isis-territorio

Quando è stato proclamato nel giugno 2014, lo Stato Islamico governava su un territorio di circa 210mila chilometri quadrati, tra Iraq e Siria, sotto la guida del califfo (“successore di Maometto”) Abu Bakr al Baghdadi. Oggi avrebbe perso parte del territorio iracheno (circa 14mila chilometri quadrati) secondo le forze armate americane. Il gruppo terroristico controllerebbe la vita di oltre 10 milioni di persone costrette a vivere sotto un’interpretazione rigida della Sharia, secondo fonti della Croce Rossa internazionale. Chi non è musulmano deve pagare una tassa speciale, deve convertirsi o viene ucciso.

Chi e quanti sono gli jihadisti

Oggi gli jihadisti combattenti dello Stato Islamico attivi in Siria e in Iraq sarebbero tra i 20mila e 32mila, mentre le vittime registrate dall’Isis nei mesi sarebbero circa 10mila. Solo il 30 per cento dei terroristi, però, avrebbe scelto questa vita per motivi ideologici, secondo l’esperto iracheno Hisham al Hashimi. Molti sarebbero stati reclutati con la forza, con la paura o avrebbero scelto questa carriera per denaro. In totale i foreign fighters, ovvero giovani musulmani di seconda e terza generazione rimasti esclusi dalle società dove sono cresciuti o stranieri convertiti, che hanno combattuto con e per lo Stato Islamico sarebbero 28mila, 5mila gli occidentali. Non ultimo Jihadi John, il boia britannico protagonista di numerosi video di decapitazioni diffusi sul web nelle scorse settimane. Jihadi John sarebbe stato ucciso il giorno prima degli attacchi di Parigi da un drone americano a Raqqa, in Siria.

Da dove arrivano i soldi dello Stato Islamico

peshmerga curdo
Un peshmerga curdo che lotta contro lo Stato Islamico © John Moore/Getty Images

Principalmente dal petrolio prodotto dai pozzi sottratti al governo iracheno, in particolare intorno alla città di Mosul. Per questo motivo lo Stato Islamico è il gruppo terrorista più ricco al mondo con diversi milioni di dollari di “fatturato” al giorno. Ma non solo. Altre fonti di denaro sono la vendita sul mercato nero di reperti archeologici sottratti in siti nell’area mesopotamica (per un fatturato di quasi 100 milioni di dollari), i rapimenti che nel 2014 avrebbero portato entrate per almeno 20 milioni di dollari. E poi estorsioni, razzie, minacce.

Come si sconfigge l’Isis

Lo Stato Islamico non è alleato con nessun governo o organizzazione e questo lo rende incontrollabile e una minaccia per gli interessi di tutti. Ma molti paesi lo usano come pedina per sistemare questioni di politica interna invece di identificarlo come unico nemico comune da sconfiggere. Secondo quanto riportato su Limes da Mario Giro, sottosegretario al ministero degli Esteri, l’unico ad aver apparentemente capito quanto pericoloso sia l’Isis sarebbe il popolo curdo. “C’è un solo nemico comune, sorto nel vuoto di potere”, afferma Giro. “Il negoziato parte da questa consapevolezza e per questo deve coinvolgere anche russi e iraniani”. Una consapevolezza che sembra abbia preso piede anche al G20 di Antalya, in Turchia. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha definito l’Isis “il volto del male” e per questo da distruggere. Per cominciare è necessario che potenze finora divise, come Stati Uniti e Unione europea da una parta, Russia e Iran dall’altra, si siedano allo stesso tavolo per trovare una soluzione diplomatica comune e porre finalmente fine alla guerra civile in corso in Siria dal 2011.

Articoli correlati