Facendo seguito a una proposta avanzata in estate, il presidente degli Stati Uniti Trump abrogherà un testo fondamentale: l’Endangerment finding.
Dopo più di vent’anni di ricerche, uno studio fa il punto su ciò che sostengono gli scienziati di tutto il mondo sul riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici. Per quasi tutti la causa è l’aumento delle emissioni di CO2 prodotte dalle attività dell’uomo. Tutti d’accordo Il ricercatore John Cook dell’Università del Queensland, in Australia, e
Dopo più di vent’anni di ricerche, uno studio fa il
punto su ciò che sostengono gli scienziati di tutto il mondo
sul riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici. Per quasi
tutti la causa è l’aumento delle emissioni di CO2 prodotte
dalle attività dell’uomo.
Tutti d’accordo
Il ricercatore John Cook dell’Università del Queensland, in
Australia, e fondatore del sito skepticalscience.com ha deciso di raccogliere insieme
a un gruppo di volontari gli oltre 12mila studi che hanno trattato
il tema del “global warming” e del “global climate change” dal 1991
al 2011 per capire se esiste veramente incertezza sulle cause del
cambiamento climatico all’interno della comunità
scientifica.
La conclusione, pubblicata sulla rivista Environmental
Research Letters, è che il 97,1 per cento delle ricerche
analizzate giunge alla stessa conclusione: il riscaldamento globale
è causato dalle attività dell’uomo. Solo 24 relazioni
(lo 0,7 per cento) hanno esplicitamente rigettato questa tesi, il
restante 2,2 per cento ha tenuto una posizione neutrale.
I cittadini sono disorientati
Un risultato che rende ancora più inspiegabile la
posizione dei cittadini americani: il 43 per cento (fonte: Pew research center) ritiene che gli scienziati
siano in disaccordo sul fatto che la Terra si stia scaldando per
colpa nostra. Dato simile anche in Australia secondo un sondaggio
condotto dallo stesso Cook che lo ha portato a concludere che i
governi non stanno facendo abbastanza per diffondere consapevolezza
e per colmare il divario tra la percezione e la
realtà.
Un impegno, al contrario, che stanno portando avanti con
continuità le lobby energetiche e petrolifere attraverso
investimenti in campagne di comunicazione e la costante presenza di
loro esponenti nei dibattiti televisivi, nonostante non godano
della forza dei fatti.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Facendo seguito a una proposta avanzata in estate, il presidente degli Stati Uniti Trump abrogherà un testo fondamentale: l’Endangerment finding.
Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, comprese quelle che si occupano di clima e ambiente.
Un novembre promettente, una prima parte di dicembre negativa, un recupero a Natale. La situazione della neve in Italia resta complessa.
Tra i mesi di ottobre 2024 e settembre 2025 la temperatura media nell’Artico è stata di 1,6 gradi centigradi più alta rispetto al periodo 1991-2020.
Uno studio spiega che, nella fase di “picco”, perderemo tra 2 e 4mila ghiacciai all’anno. Quelli delle Alpi tra i primi a scomparire.
Sulla base di un accordo del 2023, parte degli abitanti delle isole Tuvalu (che saranno sommerse dal Pacifico) potrà rifugiarsi in Australia.
Il servizio Copernicus ha pubblicato i dati relativi ai primi undici mesi del 2025: il riscaldamento climatico sfiorerà il record dello scorso anno.
Un compromesso piatto e al ribasso. La Cop30 sul clima ha deluso le aspettative ed è terminata con accuse reciproche tra i governi.
Si è chiusa la prima settimana di negoziati alla Cop30 di Belém. Il mondo è diviso ma il Brasile vuole risultati concreti.