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Gli scavi della Tav Torino-Lione causano uno spreco d’acqua equivalente al fabbisogno di 40mila persone. Ma il danno potrebbe essere perfino sottostimato.
Si tratta del terzo inverno meno piovoso che il Piemonte vive dal 1965. Manca il 64 per cento della neve rispetto al normale. Solo una volta, negli ultimi cinquant’anni, nel mese di gennaio, erano state rilevate temperature superiori a quelle del 2022. Così il fiume Po è in secca, più che a Ferragosto. L’agricoltura è a corto d’acqua e a gennaio è scattato l’allarme incendi.
In uno scenario del genere, anche nell’ottica di evitare una crisi idrica, è necessario evitare in ogni modo gli sprechi. Da questo punto muove la denuncia del comitato Acqua bene pubblico di Torino, che ha messo in evidenza come nel cuore delle montagne della Valsusa e della Maurienne, in Francia, si verifichi da anni un colossale spreco d’acqua.
Secondo il comitato, i lavori per la realizzazione del cunicolo esplorativo del Tav Torino-Lione, della lunghezza di 7 chilometri, dal 2013 sta causando fuoriuscite d’acqua provenienti dalle falde intercettate dalle trivelle.
Dai dati comunicati da Telt, ente responsabile della realizzazione dell’opera, tra il 2013 (anno di inizio degli scavi) e il 2017 ci sono state 245 fuoriuscite con una portata media di 102,6 litri al secondo. Il volume d’acqua equivarrebbe al fabbisogno di una comunità di 40mila persone e analoghe sottrazioni e sprechi si verificano sul versante francese, dove i tunnel di servizio sono tre e asciugano le Alpi dal 2010.
“Considerando che questi dati riguardano gallerie secondarie, di limitato chilometraggio e profondità, è ragionevole prevedere che lo scavo dei due tunnel principali, ciascuno lungo 57 km e che raggiungeranno maggiori profondità, causerà perdite d’acqua decisamente più rilevanti”, scrive il comitato torinese.
In particolare, per un tratto di 57 km il comitato calcola che il volume d’acqua sprecato ogni anno si aggirerebbe intorno ai 25 milioni di metri cubi, corrispondente al fabbisogno idrico annuo di 300mila persone. Considerata la doppia canna prevista dal progetto, il dato potrebbe raddoppiare, arrivando a corrispondere al fabbisogno annuo di ben 600mila persone. Previsioni in netto contrasto con il messaggio lanciato dalla giornata mondiale dell’acqua, celebrata il 22 marzo. Il tema di quest’anno è stato quello proprio delle riserve sotterranee, che con il rarefarsi delle precipitazioni diventano progressivamente più cruciali. L’allarme lanciato dal rapporto annuale sull’acqua dell’Unesco è che le falde “vengono inquinate, eccessivamente sfruttate e prosciugate dagli esseri umani, spesso con conseguenze irreversibili”.
“È sconcertante che questi effetti collaterali siano stati previsti in fase progettuale ed approvati dalle autorità competenti. Evidentemente sono stati considerati irrilevanti rispetto agli ipotetici e ampiamente discutibili benefici derivanti dalla realizzazione della grande opera”, conclude il comitato.
La Tav Torino-Lione è un progetto dannoso per l’ambiente. E quando si parla di danni all’ambiente non si intende solamente di spreco d’acqua ma le emissioni di CO2: secondo la Corte dei conti europea saranno necessari dai 25 ai 50 anni per compensare le emissioni prodotte per realizzare il progetto, a partire dalla sua entrata in funzione.
Inoltre, secondo gli economisti che hanno firmato l’ultima analisi costi-benefici pubblica nel 2019, il Tav comporterà un danno economico per l’Italia compreso tra 5 e 8 miliardi di euro. Ma in tutta l’analisi costi-benefici non compare la parola “acqua”. Se le fuoriuscite idriche venissero conteggiate, il danno sarebbe ancora maggiore.
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