Il super-tifone Sinlaku è considerato dagli esperti un evento rarissimo per questo periodo dell’anno. In questo momento lambisce le Marianne.
Uno studio a dir poco originale propone alcuni scenari sugli effetti del riscaldamento globale. E lo fa guardando a forme di vita extraterrestri. C’è poco da stare sereni.
I cambiamenti climatici sono un problema che riguarda tutti, nessuno escluso. È da ormai più vent’anni che scienziati e studiosi si battono per spingere i governi ad agire per arginare il problema. Anche se c’è ancora chi sostiene che il riscaldamento globale non esista (perfino da parte del presidenti degli Stati Uniti), questo non ha impedito agli uomini di scienza di proseguire le ricerche per salvaguardare la Terra. Ora la risposta potrebbe arrivare persino dagli alieni. In un interessante reportage pubblicato dall’Atlantic, lo studioso americano Adam Frank ha mostrato le possibili soluzioni da mettere in atto seguendo le esperienze avvenute, si pensa, su altri pianeti.
Unendo la propria ricerca a quella di geologi, ecologi e astronomi, Frank ha provato a dimostrare come, secondo lui, in passato civiltà extraterrestri abbiano affrontato e superato il riscaldamento globale del loro pianeta. I dati confermano che nell’universo esistono almeno dieci trilioni di pianeti e perciò Frank è sicuro che fra questi ci siano state, nel corso della storia, delle civiltà sviluppate, come la nostra. “Proprio come la maggior parte delle specie che sono vissute sulla Terra sono ora estinte, così anche la maggior parte delle civiltà aliene che sono emerse (se sono emerse) potrebbero essere finite da tempo. Quindi stiamo esplorando cosa potrebbe essere successo agli altri per ottenere informazioni su ciò che potrebbe accadere a noi”, ha scritto lo scienziato che si sta interessando al fenomeno del global warming da un punto di vista mai analizzato prima.
1. When it comes to facing global warming and choices for our cherished “project of civilization,” we’ve been asking the wrong question over and over again. https://t.co/WtEiOHJBSg
— Adam Frank (@AdamFrank4) 10 marzo 2018
La teoria di Adam Frank sul riscaldamento globale, e i cambiamenti climatici, è ovviamente solo un’ipotesi, ma potrebbe essere molto utile per provare a risolvere il problema che nei prossimi decenni sarà sempre più importante per le sorti della Terra. “Per semplicità, abbiamo immaginato che il pianeta extraterrestre avesse solo due tipi di risorse energetiche: una con un impatto planetario elevato (come i combustibili fossili) e l’altra un impatto ridotto (come l’energia solare). In alcuni modelli abbiamo permesso alla civiltà di passare dall’una all’altra man mano che le cose andavano male”, ha spiegato Frank descrivendo una situazione simile a quanto avviene da noi.
Le ricerche di Adam Frank e dei suoi collaboratori hanno portato a tre scenari possibili sul riscaldamento globale. Nel primo scenario, la civiltà aliena immaginaria è cresciuta in modo esponenziale nel numero degli abitanti continuando a usare tutte le risorse possibili. In altre parole, la civiltà ha superato la capacità di carico del pianeta. Poi è arrivata una grande riduzione della popolazione fino a quando sia il pianeta sia la civiltà hanno raggiunto uno stato stazionario. Dopo che la popolazione e il pianeta hanno smesso di cambiare è stata raggiunta una civiltà planetaria sostenibile, ma a un costo elevato. “In molti dei modelli, abbiamo visto fino al 70 per cento della popolazione morire prima che venisse raggiunto uno stato stazionario”.
Nella seconda ipotesi la popolazione è cresciuta e il pianeta è cambiato, ma l’hanno fatto insieme ovvero tramite una transizione graduale verso un nuovo equilibrio. La civiltà ha sì cambiato il pianeta, ma senza innescare un crollo.
La terza opzione è la più tragica: la popolazione cresce troppo ma il pianeta non riesce a stare al passo. Il deterioramento in questo caso è veloce e distruttivo portando all’estinzione della specie aliena.
In conclusione, Adam Frank non riesce a essere molto ottimista per le sorti della Terra dopo il riscaldamento globale. “Porta al limite le risorse di un pianeta e non tornerà più com’era all’inizio. Sappiamo che questo può accadere perché lo abbiamo visto su Venere: molto tempo fa l’effetto serra di Venere si spostò in una modalità di fuga, portando il suo clima ad una invivibile temperatura di 426 gradi centigradi. Da quella prospettiva, la vera narrativa dei cambiamenti climatici non è un piccolo dramma nazionale che vede contrapposti democratici contro repubblicani o interessi commerciali contro ambientalisti. È un test cosmico che ci dà la possibilità di unirci a coloro che attraversano con successo questa frontiera”, conclude Frank che ha approfondito il tema nel suo libro Light of the stars: alien worlds and the fate of the Earth.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Il super-tifone Sinlaku è considerato dagli esperti un evento rarissimo per questo periodo dell’anno. In questo momento lambisce le Marianne.
La temperatura media globale delle superfici degli oceani, il 31 marzo scorso, ha raggiunto un valore prossimo al record stabilito nel 2024.
Uno studio spiega che l’aumento della mortalità per le ondate di caldo, nel 2050, sarà nettamente più marcato nei paesi poveri della Terra.
Come accaduto lo scorso anno, anche nel 2026 l’estensione invernale della calotta glaciale artica è nettamente inferiore al periodo 1981-2010.
Il rapporto annuale dell’Organizzazione meteorologica mondiale traccia un quadro inquietante sullo stato del clima della Terra.
Uno studio dell’Istituto Potsdam rivela che nell’ultimo decennio il riscaldamento globale ha subito una netta accelerazione, a +0,35 gradi centigradi.
Il nuovo rapporto dell’intelligence italiana dedica un focus anche ai cambiamenti climatici e agli impatti sulle migrazioni e sulla sicurezza interna.
Il colosso TotalEnergies deve difendersi dall’accusa di non aver tenuto conto delle conseguenze sul clima derivanti dall’uso dei suoi prodotti.
In Europa danni per oltre 800 miliardi di euro in 40 anni. Senza adattamento rischiamo il 7 per cento del Prodotto interno lordo.
