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Il tragitto casa-lavoro pesa come un macigno sulla vita di tutti gli europei. Fonte di stress, spostarsi da casa per raggiungere il posto di lavoro, secondo una ricerca europea (commissionata da Ford a Opinion Matters e condotta ad aprile) sta diventando un vero incubo. Con tempi sempre meno prevedibili, causati dalle condizioni del traffico
Il tragitto casa-lavoro pesa come un macigno sulla vita di tutti gli europei. Fonte di stress, spostarsi da casa per raggiungere il posto di lavoro, secondo una ricerca europea (commissionata da Ford a Opinion Matters e condotta ad aprile) sta diventando un vero incubo.
Con tempi sempre meno prevedibili, causati dalle condizioni del traffico sempre più critiche, il 63% del campione ammette di arrivare in ritardo al lavoro almeno una volta al mese, con punte dell’80% nella capitale britannica, mentre il 15% parte da casa con almeno 30 minuti di anticipo per non rischiare un ritardo.
Basta lasciare a casa l’auto e prendere i mezzi, penseranno in molti. E invece… La sorpresa arriva dai lavoratori più giovani, quelli della fascia d’età 18-34; loro sono quelli che utilizzano di più i mezzi di trasporto per raggiungere i posti di lavoro, eppure – secondo la ricerca – sono quelli che statisticamente impiegano più tempo accumulando livelli di stress più elevati.
A Roma, lo stress è talmente elevato da essere paragonabile a quello causato da un trasloco. A Londra, invece, il casa-ufficio è considerato peggio di una visita dal dentista.
Lo studio è stato condotto su un campione di 5.500 cittadini di Roma, Barcellona, Berlino, Londra, Madrid e Parigi e un dato emerge su tutti: per gli intervistati, è statisticamente più stressante il tragitto-casa lavoro del lavoro stesso.
Secondo la ricerca, il percorso andata e ritorno dura, in media, 111 minuti a Roma, 104 a Londra e 100 a Madrid. E proprio Roma è la città in cui i cittadini sono più stressati dai trasferimenti quotidiani (57%). Seguono Londra (41%) e Parigi (35%).
I livelli più elevati di stress sono in generale riscontrabili nei pendolari che utilizzano tre o più mezzi di trasporto. Il 43% di loro ha ammesso di non essere riuscito a raggiungere il posto di lavoro almeno una volta negli ultimi 12 mesi, principalmente a causa di scioperi e interruzioni dei servizi di trasporto pubblico. Insomma, se l’auto piange, il trasporto pubblico non ride.
Ford, oltre ai progetti Smart Mobility e Handle On Mobility, affida alle parole del suo vicepresidente ambiente e sostenibilità, Andreas Ostendorf, la possibile ricetta: “Per molte persone la sensazione che si prova prima ancora di aver messo piede in ufficio è già quella di una profonda stanchezza”, ha spiegato Ostendorf. “Auto, treni, bus, tram, pedoni, ciclisti, semafori, segnaletica, dovranno tutti essere connessi e integrati per ottimizzare la mobilità del futuro”. Ma ci vorrà del tempo, parecchio tempo…
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