L’analisi di una conchiglia gigante nel Pacifico occidentale conferma il riscaldamento delle acque marine dovuto ai cambiamenti climatici.
Per la prima volta, il settore del trasporto marittimo ha promesso di ridurre le emissioni di gas a effetto serra: saranno dimezzate entro il 2050.
Le 173 nazioni che compongono l’Organizzazione marittima internazionale (Omi) hanno raggiunto un accordo al termine di una riunione che si è tenuta a Londra nei giorni scorsi. Obiettivo: dimezzare le emissioni di gas a effetto serra del trasporto marittimo, entro il 2050, rispetto ai livelli del 2008.
Si tratta di una decisione storica, dal momento che il settore era uno dei pochi “grandi assenti” nella lotta ai cambiamenti climatici. Già alla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite del 2015 (Cop 21), a Parigi, era stata sottolineata la mancanza di una promessa di riduzione delle emissioni. E la stessa critica era arrivata nel 2016 a Marrakech e nel 2017 a Bonn.
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“Questo accordo rappresenta un compromesso importante e dà un segnale politico chiaro affinché il settore marittimo si faccia carico delle proprie responsabilità nello sforzo per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”, hanno spiegato in un comunicato congiunto Christiana Figueres, ex segretaria della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) e David Paul, ministro dell’Ambiente delle Isole Marshall. Grande soddisfazione è stata inoltre manifestata dall’organizzazione non governativa Transport & Environment, secondo la quale “una riduzione del 50 per cento delle emissioni di gas a effetto serra significa che la maggior parte delle navi che verranno costruite nei prossimi decenni dovrà essere ecologica”.
Ma l’intesa raggiunta a Londra rappresenta anche un successo politico: come riportato dal quotidiano francese Novethic, fino all’ultimo il risultato è stato incerto, legato soprattutto al rischio di veti da parte di nazioni come gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita (che si sono limitati ad esprimere alcune “riserve” sul testo). Inoltre, secondo uno studio dell’associazione Transparency International, la maggior parte delle navi commerciali batte bandiera di cinque paesi: Panama, Liberia, Isola Marshall, Malta e Bahamas. Piccoli stati che all’interno dell’Omi hanno un peso enorme e la cui maggioranza, finora, aveva osteggiato un accordo.
È per questo che il settore del trasporto marittimo era rimasto l’unico a non aver indicato obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, dopo la promessa avanzata nel 2016 dall’aviazione civile.
Per il clima – a patto che l’impegno verrà rispettato – si tratterà di un cambiamento particolarmente benefico, se si tiene conto che i motori che alimentano navi da crociera, cargo e altre imbarcazioni in tutto il mondo sono responsabili oggi del tre per cento delle emissioni mondiali. E le proiezioni indicano che, con circa il 90 per cento delle merci trasportate via mare, senza interventi la quota salirebbe al 17 per cento entro il 2050.
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