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Si è aperto lunedì 24 luglio in Turchia il processo ai giornalisti del quotidiano d’opposizione Cumhuriyet, accusati di sostenere gruppi terroristici.
“Non è il processo ad un gruppo di giornalisti, è il processo alla libertà di stampa in Turchia”. Gli occhi di Christophe Deloire, segretario generale dell’organizzazione non governativa Reporter senza frontiere, sono puntati sul tribunale di Istanbul, dove diciannove giornalisti del quotidiano Cumhuriyet (la Repubblica) sono alla sbarra da lunedì 24 luglio. Tra di loro, nomi prestigiosi e noti in tutta la nazione, come quelli del cronista Kadri Gürsel, dello specialista di inchieste Ahmet Sik e del caricaturista Musa Kart. Assieme al proprietario del giornale Akin Atalay e al suo direttore Murat Sabuncu.
L’accusa ufficiale, nei loro confronti è quella di aver aiutato “diverse organizzazioni terroristiche armate”. In particolare il partito curdo Pkk e un gruppuscolo di estrema sinistra chiamato Dhkp-c, nonché il movimento del predicatore esiliato negli Stati Uniti Fethullah Gülen. Ma le ong non credono a questa versione e pensano che i reporter siano alla sbarra per via delle feroci critiche mosse al presidente Recep Tayyip Erdogan. È per questo che gli imputati sono stati accompagnati in tribunale da numerosi esponenti delle associazioni che militano per il rispetto dei diritti fondamentali: “Vengono trattati come terroristi per aver semplicemente fatto il loro mestiere”, ha aggiunto Deloire.
In caso di condanna, i giornalisti rischiano condanne fino a 43 anni di carcere. Cumhuriyet – il più antico giornale della Turchia, particolarmente prestigioso proprio per le numerose inchieste condotte sulle personalità che si sono succedute al potere – ha definito quello aperto ad Istanbul “un processo politico”, finalizzato a disintegrare “uno degli ultimi organi di stampa indipendenti del paese”.
Undici degli accusati sono stati già sottoposti a misure di carcerazione preventiva. Mentre Can Dündar – ex direttore di Cumhuriyet che finì nel mirino di Erdogan nel 2014, dopo aver pubblicato un articolo in cui accusava il governo di aver venuto armi a gruppi islamisti in Siria – sarà giudicato in contumacia perché fuggito in Germania. Il rappresentante di Reporter senza frontiere in Turchia, Erol Onderoglu, ha parlato di “processo kafkiano”.
Il quotidiano francese Le Monde cita il sito P24, specializzato nella libertà di stampa, secondo il quale nel paese di Erdogan sono ormai ben 167 i giornalisti detenuti. La maggior parte di loro è finita dietro le sbarre nell’ambito delle purghe che sono state imposte dopo il colpo di stato fallito del luglio 2016.
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