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La chiamano pianta ingegnere e in alcune parti del mondo è considerata miracolosa. Grazie al suo fitto impianto radicale infatti è in grado di prevenire l’erosione del suolo.
Il vetiver (Chrysopogon zizanioides e Chrysopogon nemoralis) è un’erba perenne della famiglia delle Poaceae. Originario dell’India, cresce anche in Laos, Vietnam e Thainlandia e nelle aree a clima subtropicale. È un pianta conosciuta anche nel mondo della cosmesi, dove viene utilizzata come essenza profumata.
Ma le caratteristiche biologiche di questa erbacea, considerata una pioniera (ovvero in grado di colonizzare per prima ambienti spogli), non si fermano alla capacità cosmetica. È infatti conosciuta nel settore ingegneristico per le proprietà biologiche, ovvero per essere in grado di contrastare il dissesto idrogeologico e l’erosione.
La pianta infatti si può sviluppare fino a 1,5 metri di altezza e, cosa più importante, sviluppa un apparato radicale molto profondo ed estremamente fitto. Le radici molto sottili e resistenti, possono arrivare facilmente fino a 5 metri di profondità, facendosi strada in qualsiasi tipo di terreno. È inoltre una pianta estremamente resistente, in grado di crescere sia su terreni acidi che basici, con pH compreso fra 4 e 12, in zone saline, e con temperature che variano da – 15°C a + 55°C.
Il suo utilizzo è l’ideale quindi in opere di bio-ingegneria. L’apparato radicale rende più coeso il suolo, evitando che questo venga dilavato durante piogge intense o durante la tracimazione dei fiumi. Se trapiantata in pendii, è in grado di evitare lo slittamento degli strati del suolo, impedendo frane e smottamenti. Inoltre è in grado di contattare elevate quantità d’acqua, impedendo che questa rimanga in superficie e trasportata a valle senza possibilità di contrasto.
Una pianta dalle mille proprietà, che possiede un’elevata tolleranze ai metalli pesanti, ma ancora poco conosciuta nel nostro Paese. In rete si trovano molti vivai che la propongono come veri e propri “sistemi Vetiver”, ovvero lunghe fila molto vicine tra loro, che creano delle vere e proprie barriere contro l’erosione.
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