Una ferrovia dismessa scavata nella scogliera a filo di costa e una pista ciclopedonale che collega tre paesi che l’orografia complessa della Liguria terrebbe lontani. In una bella giornata autunnale la si percorre anche con i bambini.
L’altipiano dell’Iran è fatto così: monotono e infinito. Ma fra queste sabbie inaridite dal sole e dal gelo è nato il più grande impero dell’antichità. La sua storia è narrata sulle lastre di Persepoli ed è simboleggiata dai guerrieri che immergono le loro lance nelle viscere di aggressivi leoni: un messaggio inequivocabile ai popoli che
L’altipiano dell’Iran è fatto così: monotono e infinito. Ma fra queste sabbie inaridite dal sole e dal gelo è nato il più grande impero dell’antichità. La sua storia è narrata sulle lastre di Persepoli ed è simboleggiata dai guerrieri che immergono le loro lance nelle viscere di aggressivi leoni: un messaggio inequivocabile ai popoli che osavano contrapporsi all’incedere di Ciro, di Dario, di Serse e di Artaserse. Ancora oggi le tombe dei grandi dell’antica Persia, su cui favoleggiano gli storici greci, si ergono come colossali balconi scolpiti nelle pareti di roccia.
Muoversi in Iran significa compiere un viaggio a ritroso nel tempo: dalle tribù nomadi che si disputarono questo altipiano, risparmiato dai più cocenti solleoni estivi solo grazie alla quota, fino ai mirabilia dell’Islam. Gli sconfinati mosaici azzurri di Isfahan parlano di una magnificenza oggi difficilmente immaginabile. E nelle pagine dei poeti medioevali si favoleggia dei giardini di Shiraz, dove l’effluvio delle arance amare si accompagnava ai profumatissimi vini e ai balsami di donne fissate per sempre nella lusinga di una fugace apparizione.
Ma basta uscire dalle città, assediate da una modernità onnivora e disordinata, per incontrare le tracce del passato carovaniero. Le lunghe file di cammelli della via della seta sostavano in caravanserragli grandi come palazzi, circondati talvolta da cittadine costruite di arenaria, che da secoli lentamente si sgretolano ad ogni pioggia. E c’è un Iran moderno, laboratorio instancabile dei fermenti che si agitano in Medio Oriente. Le donne in burkha parlano con gli smartphone, gli studenti affollano i pub e gli internet center, a dispetto dei filtri della censura ufficiale. Uno stato teocratico da una parte, dall’altra le nuove generazioni affascinate dai modelli laici e consumistici dell’Occidente. Entro questi due poli vive oggi l’Iran moderno, un Paese che sta mutando con una rapidità che lascia sgomenti gli stessi osservatori internazionali.
Buono a sapersi
Passaporto e visto: sono indispensabili per entrare nel Paese. Il passaporto deve avere almeno sei mesi di validità. Il visto richiede almeno due-tre settimane per l’emissione e deve essere rilasciato dai consolati di Roma e Milano.
Fuso orario: due ore e mezzo avanti rispetto all’Italia.
Telefono: i cellulari funzionano quasi dovunque.
La moneta: è il Rial, che può essere cambiato solo localmente. Le carte di credito e i bancomat occidentali non funzionano.
L’abbigliamento: le donne devono indossare sempre un velo sulla testa e vestire abiti molto dimessi. Tutte le bevande alcoliche sono vietate.
Cosa ci piace
Persepoli. Non è rimasto molto, ma le rovine parlano di una straordinaria grandezza. Bellissimi i bassorilievi ospitati sotto le tettoie. Da non perdere le vicine tombe degli imperatori.
Yazd. Le Torri del silenzio si ergono nel deserto. Gli zoroastriani vi deponevano i defunti, affinché fossero divorati dagli avvoltoi. Il luogo è di una grandiosa solennità.
Isfahan. Sulla piazza centrale si affacciano i monumenti più mirabili, fra cui le immense moschee ricoperte di mosaici, che sono fra i capolavori più celebri dell’Islam. Sulla piazza si trova una celebre pasticceria che prepara biscotti noti in tutto l’Iran.
Caravanserragli e villaggi abbandonati. Si trovano a metà strada tra Isfahan e Natanz. Il villaggio abbandonato di Abyanzan possiede un fascino straordinario. Consigliabile associare la visita al castello di Milanjerd.
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