Popoli indigeni

Chi sono i 7 eroi della conservazione premiati con i Whitley awards 2020

Il Whitley fund for nature ha annunciato gli ambientalisti premiati per i propri sforzi per proteggere la fauna selvatica in pericolo.

C’è qualcosa di profondamente romantico nel dedicare la propria esistenza a cercare di salvare dall’estinzione animali che la maggior parte delle persone non ha neppure mai sentito nominare. In uno sforzo degno di Sisifo, al mondo ci sono persone che lottano, spesso con mezzi irrisori, per arginare le enormi minacce che mettono a repentaglio la sopravvivenza della fauna.

Leggi anche: Consegnati i Whitley awards, gli Oscar della conservazione

È vero che il termine “eroe” è talmente abusato da essere stato svuotato del suo significato e della sua eccezionalità. Non sapremmo d’altro canto come definire diversamente le sette persone premiate con i Whitley awards, noti anche come Oscar della conservazione, premio istituito nel 1994 dalla ong britannica Whitley fund for nature per celebrare gli ambientalisti che si battono per proteggere la fauna selvatica e gli ecosistemi nei rispettivi paesi d’origine.

 

Dalla parte della fauna e delle popolazioni locali

Ogni anno il Whitley fund, organizzazione no profit che sostiene progetti di conservazione in tutto il mondo, consegna sei Whitley award e un Whitley gold award, conferito a uno dei precedenti vincitori del premio in riconoscimento dell’eccezionale contributo alla conservazione. Per l’edizione di quest’anno sono state esaminate 112 candidature che comprendevano una grande varietà di progetti.

I vincitori riceveranno un premio di circa 45mila euro per finanziare i propri progetti di conservazione. Il riconoscimento rappresenta inoltre una preziosa occasione per attirare l’attenzione sulle questioni ambientali di cui si occupano e costituisce motivo di orgoglio a livello locale e nazionale, consentendo di catalizzare azioni politiche a supporto dei progetti di conservazione. Lo scorso 29 aprile il Whitley fund ha annunciato i sette vincitor del 2020, scopriamo chi sono.

Leggi anche: I sette ambientalisti premiati ai Whitley Awards

I vincitori dei Whitley award 2020

Patrícia Medici

Patrícia Medici, co-fondatrice della ong brasiliana Ipê, si è aggiudicata il Whitley gold award per un progetto di conservazione del più grande mammifero terrestre sudamericano, il tapiro del Sudamerica (Tapirus terrestris). Con la sua squadra, Patrícia conduce ricerche all’avanguardia per comprendere l’ecologia del tapiro ed elaborare strategie di conservazione nella foresta atlantica, nelle zone umide del Pantanal e nelle praterie del Cerrado. Questi grandi e antichi erbivori devono far fronte a numerose minacce, tra cui la perdita di habitat, il bracconaggio e lo sviluppo urbano. “I tapiri sono conosciuti come giardinieri della foresta per l’importante ruolo che svolgono nel modellare e mantenere funzionanti gli ecosistemi – ha affermato Patrícia Medici -. Sono grandi ambasciatori per la conservazione dell’habitat”.

Patrícia Medici osserva un tapiro catturato dal suo team
I tapiri sono una specie ombrello e hanno un elevata importanza per la salute del loro ecosistema © Joao Marcos Rosa/Nitro/2020 Whitley awards

Abdullahi Hussein Ali

Il damalisco di Hunter (Beatragus hunteri), endemico del Kenya nord-orientale e della Somalia sud-occidentale, è l’antilope più rara e minacciata al mondo. Per proteggere questi buffi mammiferi, dal muso allungato e dalle corna affilate, di cui sopravvivono meno di 500 esemplari, Abdullahi Hussein Ali ha creato un programma di conservazione collaborando con le comunità locali. Il programma prevede la rimozione manuale degli alberi non autoctoni, che hanno alterato la costituzione delle praterie, e la seminazione dell’erba nativa per fornire sufficienti fonti alimentari ai damalischi. Si prevede inoltre di ridurre al massimo le interazioni tra bestiame e antilopi per contrastare la diffusione di malattie. Ali, infine, sta lavorando per ripristinare la riserva nazionale Arawale, di 500 chilometri quadrati, trascurata dagli anni Ottanta, e istituire nuove aree protette.

Il ricercatore Abdullahi Hussein Ali
Negli ultimi 40 anni il numero di damalischi di Hunter è diminuito del 95% © 2020 Whitley awards

YokYok (Yoki) Hadiprakarsa

L’Indonesia ospita la terza più grande foresta pluviale del pianeta. Quest’antica foresta ospita un’incredibile biodiversità ma è vittima da anni di una dissennata deforestazione. Tra le numerose specie minacciate che vi abitano, oltre alle più carismatiche, come la tigre di Sumatra e l’elefante indiano, c’è un uccello dall’aspetto bizzarro, il bucero dall’elmo (Rhinoplax vigil). Il becco di questi animali ha un valore molto elevato (perfino superiore all’avorio di elefante), esponendoli al bracconaggio. Proprio a causa della caccia di frodo le popolazioni di buceri sono diminuite drasticamente. Per evitare l’estinzione di queste creature dalla peculiare storia evolutiva, YokYok Hadiprakarsa e la sua squadra hanno avviato un progetto che prevede, da un lato il monitoraggio dei buceri dall’elmo, e dall’altro lo sviluppo di un modello di ecoturismo sostenibile nella reggenza di Kapuas Hulu nel Kalimantan occidentale. Yoki lavorerà con le comunità Dayak per favorire il birdwatching e l’ecoturismo nella zona, trasformando così i cacciatori in guardiani. “Credo fermamente che queste comunità abbiano un grande potenziale come guardiani del bucero”, ha detto Yoki Hadiprakarsa.

L'ambientalista indonesiano, Yokyok 'Yoki' Hadiprakarsa
Il Il bucero dall’elmo è una specie sacra per i Dayak, gli indigeni del Kalimantan © Aristyawan C.A./2020 Whitley awards

Rachel Ashegbofe Ikemeh

Grazie a otto anni di ricerca e studi genetici, Rachel Ashegbofe Ikemeh e la sua squadra del South-west/Niger delta forest project hanno scoperto che le popolazioni di scimpanzé della Nigeria sudoccidentale e nel Delta del Niger, pur condividendo le origini con la sottospecie di scimpanzé di Nigeria e Camerun (Pan troglodytes ellioti), fanno in realtà parte di un gruppo distinto. La scoperta ha rafforzato la necessità di proteggere questi primati unici, le cui popolazioni si concentrano soprattutto nella foresta di Idanre e nella riserva di Ise. La copertura arborea di queste aree è sempre più scarsa a causa della deforestazione illegale e dell’espansione dell’agricoltura, e gli scimpanzé sono tutt’ora vittime dei bracconieri. Grazie agli sforzi di Rachel, il governo statale ha recentemente istituito una nuova area protetta per permettere alle popolazioni di scimpanzé di recuperare. La donna sta inoltre lavorando a fianco delle autorità locali per contrastare le attività illegali e aumentare l’applicazione delle leggi all’interno delle riserve. Del programma di conservazione, oltre agli scimpanzé, beneficeranno molte altre specie in pericolo, come elefanti, buceri e pangolini. “La conservazione degli scimpanzé avrà un effetto positivo su altri animali selvatici e su questo ecosistema forestale che sta rapidamente scomparendo”, ha spiegato Rachel Ikemeh.

Rachel Ashegbofe Ikemeh al lavoro sul campo
Gli scimpanzé, oltre che dalla deforestazione, sono minacciati dai bracconieri, che li cacciano per parti del loro corpo © 2020 Whitley awards

Gabriela Rezende

La foresta atlantica, uno degli ecosistemi più minacciati del Brasile, ospita molte specie endemiche e in via di estinzione tra cui il leontocebo dalla groppa rossa (Leontopithecus chrysopygus), un piccolo primate che attualmente vive solo in un’area circoscritta dello stato di San Paolo. L’habitat di questi primati, un tempo vasto, è ora altamente frammentato, l’80 per cento dell’antico arale della specie è stato convertito in piantagioni di canna da zucchero e allevamenti di bestiame, lasciando le popolazioni isolate e vulnerabili. Gabriela Rezende coordina un programma di conservazione che mira a collegare le popolazioni di leontocebi collaborando con le comunità per ripristinare i corridoi forestali e aumentare la connettività del paesaggio. Grazie al lavoro della sua organizzazione è stato creato il più grande corridoio forestale del Brasile e lo stato di conservazione della specie è migliorato, passando dall’essere classificata “in pericolo critico” a “in pericolo” nella Lista Rossa della Iucn. “Lavoro per ripristinare il paesaggio naturale e collegare le persone con la natura – ha dichiarato Gabriela Rezende -. La mia speranza è quella di creare un futuro migliore per mia figlia e tutti i brasiliani”.

Gabriela Rezende con un leontocebo dalla groppa rossa
Il leontocebo dalla groppa rossa è l’unica specie di primate endemica dello stato di San Paolo © Katie Garrett/2020 Whitley awards

Jeanne Tarrant

Dagli anni Ottanta le popolazioni globali di anfibi hanno subito un terribile declino, più di qualsiasi altro gruppo tassonomico negli ultimi millenni. Attualmente, il 41 per cento delle specie di anfibi è a rischio estinzione. Il Sudafrica ospita una grande varietà di specie di anfibi endemiche, quasi due terzi delle 135 specie di rane del Paese non si trovano da nessun’altra parte. Per proteggere la fauna anfibia sudafricana, il 18 per cento della quale è classificato come minacciato, Jeanne Tarrant gestisce un programma di conservazione delle rane che mira sia a colmare le lacune di conoscenza su questi animali, che ad affrontare le minacce cui sono sottoposti, tra cui la perdita di habitat, l’inquinamento e le specie invasive. Insieme al suo team Tarrant, anche nota come Frog lady, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a cambiare gli atteggiamenti negativi evidenziando l’importanza degli anfibi. Si concentra in particolare su otto specie minacciate, monitorandone le popolazioni e collaborando con i proprietari terrieri per favorire gli interventi di conservazione. “Il fatto che quasi la metà degli anfibi stia vivendo un declino dovrebbe costituire un allarme per l’umanità. La maggior parte delle persone, tuttavia, non è a conoscenza del fatto che gli anfibi siano nei guai”, ha detto Jeanne Tarrant.

Jeanne Tarrant mentre esamina una rana
In alcune culture sudafricane, le rane sono associate alla stregoneria, il che significa che sono spesso temute. Tarrant mira a sfatare tali miti e a sottolineare il ruolo ecosistemico degli anfibi © 2020 Whitley awards

Phuntsho Thinley

Il parco nazionale di Jigme Dorji, la seconda più grande area protetta del Bhutan, è uno scrigno di biodiversità ed è l’unico luogo al mondo in cui è possibile avvistare i due grandi felini più minacciati dell’Asia: la tigre reale del Bengala e il leopardo delle nevi. Il parco ospita anche altre specie preziose e a rischio estinzione, ma meno note, come il mosco dell’Himalaya (Moschus leucogaster), mammifero dell’antica famiglia dei moschidi, il cui aspetto ricorda quello di un piccolo cervo, ma senza palco. Questa specie viene cacciata illegalmente per le sue ghiandole odorifere, che vengono utilizzate nella medicina tradizionale asiatica. A causa della carenza di ranger nel parco, i bracconieri agiscono liberamente e si ritiene che la specie potrebbe estinguersi localmente in pochi anni, con effetti a cascata sull’integrità ecologica della regione. Per intensificare la protezione dell’area protetta, Phuntsho Thinley e la Royal society for protection of nature sono al lavoro per formare nuovi ranger e per coinvolgere 50 leader locali, aumentando la forza lavoro e la partecipazione delle comunità. Phuntsho sta inoltre conducendo un progetto di monitoraggio del mosco usando le trappole fotografiche, per aumentare la conoscenza di questa specie. “Quello che distingue questo progetto – ha spiegato Phuntsho Thinley – è che collega l’ecologia e le comunità, coinvolgendo i locali nei monitoraggi e nelle pattuglie anti-bracconaggio”.

Phuntsho Thinley nel parco nazionale di Jigme Dorji
Phuntsho Thinley mira a coinvolgere le popolazioni locali nella conservazione del mosco dell’Himalaya © 2020 Whitley awards
Articoli correlati