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Viola è un app nata per contrastare la violenza di genere e far sentire le donne al sicuro quando tornano a casa da sole la sera.
In Italia nel 2024 sono state uccise più di cento donne. Centotredici, per l’esattezza. Novantanove di loro all’interno di relazioni familiari o affettive. Secondo l’Osservatorio Non una di meno, per il 2025 sono 70 i femminicidi confermati finora. Sono cifre che pesano: più di una donna ogni tre giorni è stata vittima di un partner, di un ex, di un uomo che ha scambiato il possesso per amore. I numeri cambiano, ma il racconto no: la cronaca si ripete con la stessa struttura, la stessa impotenza.
Ancora: nel 2024 in Italia ci sono stati 6.587 casi denunciati di violenza sessuale o stupri, con un aumento del 6 per cento rispetto all’anno precedente. L’“Indagine sicurezza fuori casa” del Censis segnala che molte donne percepiscono le strade, le vie pubbliche, i parchi come luoghi in cui il rischio di molestie sessuali è reale, e che una percentuale significativa di loro dichiara di aver subito almeno una molestia sessuale fuori casa. Eppure, dietro le statistiche ci sono le pieghe della vita quotidiana, quelle in cui la violenza non si manifesta sempre con un colpo, ma con una paura sottile, che ti accompagna anche quando nessuno ti segue.
Basta essere una donna, e aver camminato da sola di notte, per sapere cosa significa. Le chiavi strette tra le dita, il passo accelerato, la mappa mentale delle strade illuminate, le finte telefonate per dare l’impressione di non essere sole. Non è paranoia, è memoria collettiva: la somma di storie ascoltate, esperienze proprie, episodi raccontati. È l’eco di una cultura che ancora non ha imparato a garantire sicurezza e rispetto in modo sistemico. In questo clima di vulnerabilità diffusa, il gesto più semplice – tornare a casa – può diventare un atto di resistenza.
Da questa consapevolezza nasce Viola, una app che non promette di risolvere la violenza di genere, ma di ridurre una delle sue conseguenze più tangibili: la paura. Viola è un servizio di videochiamata gratuito e attivo 24 ore su 24 che permette a chiunque si senta insicura di farsi accompagnare virtualmente, ma concretamente, da una volontaria o supporter selezionata e formata. È un modo per non sentirsi sola, per avere una voce dall’altra parte dello schermo che ti parla, ti osserva, sa dove sei e può, se necessario, allertare le forze dell’ordine.
Il funzionamento è semplice: si può accedere al servizio attraverso l’app ufficiale o anche contattando Viola Walk Home su Instagram. Si avvia una videochiamata o la si prenota per una determinata ora. Dall’altro lato risponde una supporter, una donna che ti accompagna con calma e attenzione, restando collegata fino a quando non arrivi a destinazione. La chiamata non è un filtro tecnologica ma una presenza viva, una compagnia che sa leggere i silenzi e riconoscere i segnali di disagio. E, se la situazione dovesse degenerare, la volontaria ha accesso immediato ai dati di posizione e può contattare le autorità competenti, fornendo indicazioni precise. In apparenza, è una semplice videochiamata. In realtà è un gesto di fiducia reciproca, un atto politico e umano insieme. Perché dietro Viola c’è una rete di donne, ma anche di uomini, che hanno deciso di trasformare la paura in un’alleanza, l’insicurezza in attenzione, la tecnologia in uno strumento di solidarietà.
Viola nasce da un’idea intuitiva ma rivoluzionaria: non puoi controllare tutto, ma puoi scegliere di non essere sola. La sicurezza, spesso, non è questione di forza fisica o di strumenti di autodifesa, ma di contatto umano, di percezione. Sapere che qualcuno ti guarda in tempo reale, che ha accesso alla tua posizione, che può intervenire se succede qualcosa, cambia completamente il modo in cui vivi l’esperienza dello spazio. Ti restituisce la possibilità di camminare, di respirare, di non pensare a ogni ombra come a una minaccia.
È importante dirlo: Viola non è una soluzione definitiva. Non basta un’app per cancellare secoli di violenza di genere, né per risolvere la mancanza di educazione al rispetto, di tutela legale, di prevenzione culturale. Ma è un passo, e come ogni passo, ha valore. È una risposta immediata a un bisogno reale, che agisce dove spesso lo Stato e la società arrivano tardi: nel tempo tra la paura e la violenza. La sua efficacia non si misura solo nei casi di emergenza gestiti, ma nel sollievo invisibile di chi, grazie a una videochiamata, riesce ad attraversare un parcheggio, una strada vuota, un quartiere periferico senza sentirsi esposta. È la traduzione contemporanea di un gesto antico: “Ti accompagno a casa”. Solo che ora accade sullo schermo, con una connessione, un volto, una voce.
In questo, Viola rappresenta anche un messaggio più ampio: che la tecnologia può essere empatica, può farsi strumento di cura, non solo di consumo. Può creare legami, proteggere, ascoltare. È una forma di innovazione che parte dal basso, dalla vita reale delle persone, non dai laboratori o dai centri di ricerca. Un’innovazione che nasce da una necessità collettiva, quella di sentirsi sicure nello spazio pubblico, e che restituisce un senso di comunità in un mondo che troppo spesso si limita a osservare il problema da lontano. La violenza di genere infatti non è un fenomeno isolato, ma sistemico: riguarda la struttura del potere, i linguaggi, i ruoli, i modelli culturali. Eppure, ogni volta che qualcuno sceglie di accompagnare un’altra persona, di non lasciarla sola, si incrina una piccola parte di quel sistema. Viola fa questo: costruisce una rete invisibile che collega chi ha paura a chi vuole aiutare, unendo tecnologia e compassione in un gesto di presenza.
In vista del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ricordare progetti come questo significa ricordare che la lotta non è solo protesta o memoria, ma anche costruzione quotidiana. Che la sicurezza non è un privilegio ma un diritto. E che la solidarietà può assumere forme nuove, perfino digitali, senza perdere la sua potenza umana. Perché in fondo la promessa di Viola è semplice: nessuna deve più tornare a casa da sola. Anche quando la strada è buia, anche quando la paura torna a bussare, da qualche parte c’è una voce pronta a rispondere. E a dire: “Ci sono. Ti vedo. Ti accompagno.”
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