Alle elezioni israeliane né Netanyahu né Eisenkot hanno ottenuto la maggioranza dei seggi. La chiave per formare un nuovo governo potrebbe passare dai partiti arabi.
L’Unicef ha lanciato un nuovo allarme sulla condizione dei bambini a Mosul, in Iraq, da mesi teatro di una cruenta battaglia contro lo Stato Islamico.
“Stiamo ricevendo notizie allarmanti dai quartieri occidentali di Mosul, in Iraq. Si parla di numerosi bambini che hanno perso la vita nel disperato tentativo di scappare dall’inferno della guerra, che nelle ultime ore si sta intensificando”.
La denuncia è arrivata il 5 giugno dall’Unicef: l’organizzazione internazionale ha spiegato che i minori ancora presenti nella porzione della città irachena in mano agli jihadisti dello Stato Islamico sono anche “utilizzati come scudi umani e in alcuni casi obbligati a partecipare ai combattimenti”. “Circa centomila bambini – ha aggiunto l’agenzia delle Nazioni Unite – sono costretti a vivere in condizioni di pericolo estremo, immobilizzati nella città vecchia e in altre aree di Mosul ovest, nelle quali il fuoco incrociato delle parti in conflitto non risparmia neppure ospedali e presidi sanitari”.
Da ormai sette mesi l’esercito iracheno e le forze della coalizione internazionale tentano di liberare i quartieri occidentali, ultimo bastione urbano in Iraq in mano agli integralisti islamici. Ciò ha già provocato la fuga di oltre 750mila persone, che hanno lasciato le loro case a partire dallo scorso mese di ottobre.
Il risultato è che molte zone sono ormai “terra di nessuno”. Da settimane, uomini, donne e bambini risalgono ad esempio il grande viale del quartiere di al-Rifai a Mosul ovest, carichi di bustoni o trascinando carriole stracolme. Vestiti, quadri, stoviglie, mobili. C’è chi trascina perfino un ventilatore da soffitto: “Ma non si tratta di persone in fuga con i loro averi, bensì di sciacalli che saccheggiano le abitazioni abbandonate”, riferisce la stampa internazionale. Effetti collaterali di una guerra cruenta e logorante.
Il 2 giugno l’esercito di Baghdad ha annunciato di aver liberato buona parte di Mosul: i combattimenti più violenti sono ora concentrati nei quartieri di Al-Shifaa, Al-Saha et Al-Zinjili. Il generale Haidar al-Obeidi, delle forze d’élite anti-terrorismo ha spiegato infatti che “i soldati hanno per ora evitato di entrare nel dedalo di stradine tortuose della città vecchia, sia par le difficoltà logistiche che per via del grande numero di civili ancora presenti nella zona”.
Nel frattempo, a Mosul est la vita riprende a poco a poco. Un reportage dell’emittente francese France Info ha riferito di abitanti che tentano di riorganizzare le loro esistenze. Alcuni negozi, ad esempio, ricominciano ad aprire: “Possiamo vendere di nuovo biancheria intima femminile, cravatte e anche t-shirt con scritte in inglese. Tutto ciò era vietato quando il quartiere era controllato dall’Isis”, ha raccontato un commerciante.
Un barbiere riferisce di essere tornato a poter esercitare liberamente il proprio mestiere: “Prima, gli jihadisti avevano imposto un taglio identico a tutti e il divieto di rasare le barbe. Mi sono anche rifiutato di mandare i miei figli a scuola: ho visto i loro quaderni di matematica, nei quali per insegnare le operazioni facevano addizionare scatole di munizioni o bombe”.
https://www.youtube.com/watch?v=RKseZzSL2jM
Ma l’eco della guerra vicina arriva fortissima: un uomo appena fuggito da Mosul ovest racconta di “decine di sepolture di civili al giorno. I combattenti Isis lanciano i loro colpi di mortaio dai cumuli di macerie nei quali si nascondono le famiglie. Quando la coalizione internazionale replica, uccide tutti. È un massacro”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Alle elezioni israeliane né Netanyahu né Eisenkot hanno ottenuto la maggioranza dei seggi. La chiave per formare un nuovo governo potrebbe passare dai partiti arabi.
Nell’isola di Corvo morivano migliaia di esemplari di berta maggiore atlantica a causa delle luci. Ora gli abitanti organizzano blackout volontari per salvaguardarli.
Il candidato della sinistra Lula ha ribaltato il risultato del primo turno delle elezioni, staccando il rivale Flavio Bolsonaro di 3,6 punti.
“Abortomat” si inserisce in un’area grigia della legge repressiva della Polonia sull’aborto. E potrebbe essere legale.
Il verdetto dell’Alta Corte dell’Australia mette per la prima volta sotto esame l’intera catena delle emissioni legate all’industria estrattiva.
Dopo decenni di deforestazione, l’Etiopia oggi è in prima fila nella lotta alla crisi climatica. Attraverso la piantumazione di miliardi di alberi.
Uno studio sull’Amazzonia ecuadoriana mostra che le foreste gestite dalle comunità indigene sono più resilienti di quelle protette dal governo.
Le spiagge nordoccidentali dell’Australia sono sempre più invase da reti da pesca abbandonate. Le popolazioni aborigene locali si sono organizzate per fare pulizia.
Il governo della Spagna ha avviato le consultazioni per istituire nuove aree marine protette alle Canarie e nel Mediterraneo.

