Le auto in Europa stanno diventando progressivamente più grandi, con effetti negativi su spazio pubblico, sicurezza e consumi: uno studio inglese spiega perché dovremmo invertire la rotta.
Le auto elettriche cominciano a far breccia nel mercato automotive, in tutta Europa. Anzi è proprio il vecchio continente a trainare l’intero settore, insieme a Stati Uniti e Cina. Se da Pechino a Shangai le vendite di auto elettriche sono aumentate del 118 per cento nel primo trimestre del 2016, in Europa si è registrata
Le auto elettriche cominciano a far breccia nel mercato automotive, in tutta Europa. Anzi è proprio il vecchio continente a trainare l’intero settore, insieme a Stati Uniti e Cina. Se da Pechino a Shangai le vendite di auto elettriche sono aumentate del 118 per cento nel primo trimestre del 2016, in Europa si è registrata una crescita del 33 per cento nei primi sei mesi dello stesso anno. Insieme a Norvegia e Olanda, Cina e Stati Uniti rappresentano il 70 per cento del mercato mondiale.
Sono questi i numeri, incoraggianti, contenuti nello studio “100 Italian e-mobility stories”, promosso da Fondazione Symbola e realizzato in collaborazione con Enel. Il rapporto analizza lo stato dell’arte del mercato delle auto elettriche in Italia, analizzando anche la filiera che sta nascendo e che sta trainando il settore: dalla realizzazione e costruzione dei veicoli alle batterie, dalla componentistica al design, dalle ricariche alle app dedicate ai servizi tradizionali. È a Lugo di Ravenna che è stato inventato il sistema di ricarica più rapido, o a Siracusa dove è stata realizzata Archimede, l’auto solare.
“L’Italia è anche un Paese in cui i problemi convivono con le eccellenze”, ha detto il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci, durante la presentazione. “Sa innovare senza perdere la sua anima, guarda al mondo coi piedi ben piantati sui territori e tra le comunità, scommette sulla coesione e sulla qualità. Puntare sulla sostenibilità e sull’efficienza, nella mobilità, come negli altri settori, è la strada del futuro e va nella direzione dell’Accordo di Parigi. È da questi talenti, da queste energie che dobbiamo partire: incoraggiandoli, valorizzandoli e portandoli a sistema. Solo se l’Italia fa l’Italia, saprà affrontare con successo le difficoltà che la attendono”.
Ma se da una lato nel nostro Paese la filiera dell’auto elettrica è già matura – dalla costruzione dei veicoli alle batterie, dalla componentistica al design -, dall’altro a frenare è la vendita di auto elettriche. L’Italia infatti, con 6mila vetture, rappresenta solo lo 0,01 per cento dei veicoli elettrici, a fronte del 25 per cento della Norvegia o del 10 per cento dell’Olanda. Complici una rete di ricarica ancora insufficiente e forse ancora una sorta di diffidenza verso l’auto a batteria. Per questo nel Pnire (Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica) è prevista l’installazione di 4.500-13.000 punti di ricarica (con un potenza pari o inferiore a 22 kW) e di 2mila-6mila “high power” (superiore a 22 kW).
Da contraltare ci sono però le prestazioni: con il motore elettrico aumenta l’efficienza. Quello termico, in un’ottica dal pozzo alla ruota (l’analisi cosiddetta W2W “well-to-wheel”), ha un’efficienza del 17-19 per cento, mentre l’elettrico di circa il 36. Inoltre se si considera la crescita della quota di rinnovabili nel mix energetico, l’efficienza aumenta considerevolmente, rispetto ad un motore a benzina o diesel.
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