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In metà delle regioni italiane si apre la stagione venatoria 2010-2011. Solo Liguria, Piemonte e le Province Autonome di Trento e Bolzano non hanno derogato. ..
In ogni civiltà l'uomo ha cercato di leggere la natura e di interpretarla, utilizzando i suoi doni per nutrirsi e per migliorare le proprie condizioni di vita. Le piante officinali sono da sempre un patrimonio dell'umanità.
L'uso terapeutico delle piante nella tradizione cinese ed indiana è descritto come antico di migliaia di anni: i Cinesi attribuirono all'imperatore Shen Nung (3.400 a.C.) la paternità del primo grande erbario con prescrizioni erboristiche. La tradizione indiana descritta nei Veda, i libri della saggezza, risale a 4.500 anni fa. Anche in Occidente le origini della fitoterapia risalgono a migliaia di anni fa. Dell'uso delle piante nella civiltà Assiro-babilonese abbiamo notizia dalle tavolette di argilla della biblioteca di Ninive; presso gli Ebrei, nella Bibbia si fa cenno spesso alle particolari proprietà curative delle piante.
In Egitto lo studio e l'utilizzo delle piante medicinali è di competenza dei sacerdoti. Degli Egiziani è il primo "trattato di medicina", attraverso il Papiro di Ebers, che nomina 160 piante ancora presenti nelle farmacopee occidentali.
Alla civiltà greca appartengono delle figure fondamentali: come Ippocrate, il "padre della medicina", per il quale la funzione del medico è quella di aiutare la forza risanatrice della natura e Teofrasto, allievo di Aristotele, che getta le basi della Botanica moderna.
Presso i Romani ricordiamo Dioscoride, vissuto a Roma nel I° secolo d.C., che nel suo trattato "De Universa Medicina" conferisce una impronta scientifica allo studio delle sostanze naturali e delle piante. Galeno, nel II° secolo d.C. evidenzia l'efficacia dei principi attivi di origine vegetale e codifica delle formulazioni di droghe vegetali e di medicamenti, definiti ancor oggi "preparazioni galeniche".
Fra gli arabi vanno ricordati Avicenna e Averroè, che verso il 1000 d.C. portarono in Occidente le conoscenze orientali e le preziose scoperte scientifiche del mondo mussulmano.
Nell'epoca medioevale lo studio della medicina è affidato ai religiosi: nei monasteri i monaci coltivano piante medicinali e curano gli ammalati. Si vengono così a formare vere e proprie scuole di medicina, dirette dai monaci stessi. Una figura di particolare rilievo è la monaca benedettina Ildegarda di Bingen, che scrisse diverse opere con indicazioni terapeutiche naturali.
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