Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Cile al Mozambico, alla Russia e all’Argentina: numerose nazioni combattono condizioni meteo estreme.
La temperatura dell’acqua degli oceani è ulteriormente aumentata nel 2017, a conferma di un trend in atto. Lo studio di un team di ricercatori cinesi svela tutte le conseguenze.
Nel 2017 l’acqua degli oceani è stata più calda che mai. E se agli amanti del surf può sembrare una bella notizia, in realtà per i coralli e gli animali marini non lo è affatto. Più del 90 per cento del calore sprigionato dal riscaldamento globale viene assorbito dagli oceani, secondo gli autori di una ricerca dell’Accademia cinese delle scienze.
Proprio per questo tenere monitorata la febbre degli oceani è fondamentale per capire la salute dell’intero pianeta. Tra l’altro le misurazioni in acqua sono più attendibili rispetto a quelle atmosferiche, perché meno influenzate dai fenomeni meteorologici.
I climatologi cinesi Lijing Cheng e Jiang Zhu hanno analizzato i dati raccolti a partire dagli anni Cinquanta da varie istituzioni scientifiche, tra cui la Noaa. Hanno scoperto che nel 2017 il calore assorbito dalla superficie degli oceani è stato 699 volte superiore rispetto all’elettricità prodotta dalla Cina nel 2016. Un nuovo record che ha superato di gran lunga quello del 2015 (10^22 Joule in più).
Leggi anche: Il futuro di Kiribati è sott’acqua? La risposta è nel documentario Anote’s Ark
È dal 2013 che la situazione è particolarmente grave, ma le temperature hanno cominciato a salire già dalla fine degli anni Novanta tanto che gli scienziati hanno parlato di “tendenza al riscaldamento a lungo termine causata dalle attività umane”. Nel 2017 anche i livelli di gas a effetto serra nell’atmosfera hanno raggiunto valori da record, e non è un caso. L’aumento della temperatura ha causato un incremento del volume oceanico; ad aver sofferto di più sono stati gli oceani Atlantico e Antartico.
Cheng e Zhu hanno osservato anche altre conseguenze che gli oceani stanno subendo a causa dell’inquinamento, prima fra tutte l’acidificazione: l’acqua, oltre ad assorbire il calore, assorbe anche l’anidride carbonica; di conseguenza il pH si modifica e la quantità di ossigeno si riduce, portando a volte alla formazione di aree inadatte alla vita dette zone morte. Uno studio appena pubblicato sulla rivista americana Pnas ha dimostrato che l’acidificazione è responsabile non solo dello sbiancamento dei coralli, ma anche dell’indebolimento del loro scheletro, perché riduce la quantità di ioni di carbonato presenti nell’acqua di cui il corallo ha bisogno per produrre l’aragonite, il minerale indispensabile alla costruzione del suo scheletro.
Leggi anche: L’Australia modifica geneticamente la barriera corallina per farla sopravvivere ai cambiamenti climatici
Lo studio di Cheng e Zhu è una fotografia degli oceani di oggi. È la stessa immagine dipinta dal documentario Chasing coral: spiccano il grigio dei coralli sbiaditi, il colore metallizzato delle lattine abbandonate, il buio delle zone senza vita e il rosso che infiamma le guance degli isolani e dei pescatori che sempre più spesso devono affrontare alte maree e tempeste.
https://youtu.be/b6fHA9R2cKI”]https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=sRudUWG7e7A&has_verified=1
Noi vorremmo applicare un filtro che contrasti l’acidificazione e guarisca l’oceano, per far sì che a risaltare siano le sfumature verdazzurre dell’acqua, i colori sgargianti della vita marina, il bianco accecante dei sorrisi di chi vive sulle coste. Una cosa è certa: sempre più dati confermano che soltanto l’essere umano può applicare questo filtro.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Cile al Mozambico, alla Russia e all’Argentina: numerose nazioni combattono condizioni meteo estreme.
Uno studio conclude che la tempesta Harry che ha colpito il Sud Italia sarebbe stata meno devastante in assenza del riscaldamento globale.
Sicilia, Sardegna e Calabria sono le tre regioni più colpite dalla tempesta Harry. Ingenti i danni, ma non ci sono state vittime.
Facendo seguito a una proposta avanzata in estate, il presidente degli Stati Uniti Trump abrogherà un testo fondamentale: l’Endangerment finding.
Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, comprese quelle che si occupano di clima e ambiente.
Un novembre promettente, una prima parte di dicembre negativa, un recupero a Natale. La situazione della neve in Italia resta complessa.
Tra i mesi di ottobre 2024 e settembre 2025 la temperatura media nell’Artico è stata di 1,6 gradi centigradi più alta rispetto al periodo 1991-2020.
Uno studio spiega che, nella fase di “picco”, perderemo tra 2 e 4mila ghiacciai all’anno. Quelli delle Alpi tra i primi a scomparire.
Sulla base di un accordo del 2023, parte degli abitanti delle isole Tuvalu (che saranno sommerse dal Pacifico) potrà rifugiarsi in Australia.


