Chi è Abdelaziz Bouteflika, il presidente dell’Algeria al governo dal 1962

In Algeria si moltiplicano le proteste contro il presidente Abdelaziz Bouteflika, che si presenta per un quinto mandato. Ma c’è anche chi lo sostiene.

“Di ‘Boutef’ ne abbiamo abbastanza, non molleremo”. A parlare sono le decine di migliaia di persone che dal mese di febbraio scendono in piazza regolarmente in Algeria. “Boutef”, invece, è come viene chiamato in patria il presidente Abdelaziz Bouteflika. Amato da molti ma soprannominato dai suoi detrattori più convinti “Boutesrika” (“srika” in arabo significa “furto”). Il politico maghrebino ha scatenato la protesta dopo aver depositato la propria candidatura per un quinto mandato alla guida della propria nazione.

“Io sono l’Algeria, sono la vostra incarnazione”

Le elezioni presidenziali si tengono il 18 aprile e il capo di stato algerino, al potere dal 1999, non intende lasciare il proprio posto. Nonostante i considerevoli problemi di salute, che da tempo ormai lo costringono ricoverato in Svizzera. Bouteflika appare infatti molto raramente in pubblico, dopo un ictus che lo ha colpito nel 2013. E attualmente si trova in Svizzera per sottoporsi a delle cure.

La carriera politica dell’attuale presidente dell’Algeria cominciò prestissimo. A soli 26 anni divenne il più giovane ministro degli Esteri del mondo. Quando arrivò per la prima volta ad occupare il posto di capo di stato, si rivolse agli abitanti del suo paese senza mezzi termini: “Io sono l’Algeria intera. Sono l’incarnazione della sua popolazione”.

Bouteflika è nato il 2 marzo 1937 a Oujda, in Marocco, da una famiglia originaria di Tlemcen, nel nord-ovest algerino. A 19 anni si arruolò nell’Esercito di liberazione nazionale che lottava contro la Francia, che all’epoca aveva fatto della nazione nordafricana una colonia. Raggiunta l’indipendenza nel 1962, a 25 anni ottiene il primo incarico di governo: ministro dello Sport e del Turismo. Un anno dopo viene spostato a dirigere la diplomazia, dove rimarrà fino al 1979.

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Colpi di stato, esili, elezioni “bulgare” e problemi di salute

Nel 1965, Bouteflika decise di appoggiare il colpo di stato ordito da Houari Boumédiène, allora ministro della Difesa, che potrò alla deposizione dell’allora presidente Ahmed Ben Bella. Dopo la morte di Boumédiène, però, Bouteflika fu progressivamente allontanato dalla vita politica. Fino ad essere costretto ad un periodo di esilio a Dubai e a Ginevra. Sostenuto dall’esercito, tuttavia, tornerà nel proprio paese in occasione delle elezioni dell’aprile 1999, che vincerà senza avversari. I sei altri candidati decisero infatti di ritirarsi denunciando delle frodi.

Abdelaziz Bouteflika algeria
Abdelaziz Bouteflika nel 1978, quando era ministro degli Esteri dell’Algeria © Keystone/Hulton Archive/Getty Images

Quando arrivò al vertice, Bouteflika ereditò una nazione da sette anni alle prese con una violenta guerra civile. Un conflitto che provocherà 200mila morti nel corso del “decennio nero” dell’Algeria. A seminare morte sono, tra gli altri, i guerriglieri islamisti, che tuttavia, nel settembre del 1999, godranno in buona parte di un’amnistia. Un referendum concesse infatti l’immunità a chi non si era macchiato di crimini o stupri, e accettava al contempo di deporre le armi.

Bouteflika è stato quindi rieletto nel 2004 e nel 2009. La prima volta con l’85 per cento e la seconda con il 90, grazie all’eliminazione del limite massimo di due mandati per un solo presidente. Nel 2011, mentre la Primavera araba sconvolge l’intera regione, riesce ad ottenere una pacificazione sociale grazie alla manna del mercato del petrolio, i cui prezzi erano saliti fortemente. Infine, nonostante l’ictus del 2013, riesce a farsi eleggere per la quarta volta nel 2014. Ancora una volta con percentuali (ufficiali) bulgare.

Il popo in piazza: “Siamo una barzelletta. Non sappiamo neanche se Bouteflika è vivo o morto”

È proprio la lunghissima carriera del politico algerino ad aver suscitato la reazione di parte della popolazione all’ipotesi di un quinto mandato. Sono soprattutto i giovani ad essere scesi in piazza: le manifestazioni sono state organizzate di giorno e di notte, nel pieno centro della capitale Algeri. “È un’umiliazione. Siamo di nuovo la barzelletta del mondo”, ha raccontato una donna in strada, secondo quanto riferito dal quotidiano francese Le Monde.

“Quasi non sappiamo neanche se sia vivo o morto. Non sappiamo chi scriva i suoi comunicati. Non lo vediamo parlare da anni”, aggiunge un ventenne. “Onestamente – gli fa eco un’imprenditore di 37 anni – credevo che gli restasse un po’ di dignità. Sono disgustato”. I manifestanti se la prendono tra l’altro con il governo di Parigi è accusato di essere “complice del regime”.

Abdelaziz Bouteflika algeria
Abdelaziz Bouteflika con l’allora presidente della Francia Nicolas Sarkozy nel 2007 © Pascal Parrot/Getty Images

Proprio in Francia, però, tra i cittadini algerini le posizioni sono spesso prudenti: “Capisco – spiega una donna emigrata da anni – le manifestazioni dei giovani. È probabile che a spingere per ripresentare Bouteflika alle elezioni siano state le persone che il presidente ha attorno a sé, piuttosto che lui stesso. Non sappiamo neanche se sia in grado di intendere e di volere. Detto ciò, voterò ancora per lui, perché purtroppo non ci sono alternative credibili”.

La manifestazione più importante è prevista per venerdì 8 marzo. Si tratterà della terza “marcia per la dignità” organizzata in Algeria. Bouteflika ha promesso, in caso vittoria, di indire delle elezioni anticipate. Alle quali ha affermato che non si presenterà. Inoltre, ha proposto una riforma della Costituzione da approvare con un referendum popolare. Difficile però che ciò possa bastare per placare la protesta dei suoi oppositori.

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