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L’attentanto alla moschea nella capitale Kabul è l’ennesima dimostrazione di quanto l’Afghanistan sia vicino al collasso sociale.
Durante la preghiera serale, un’esplosione ha colpito una moschea nella capitale dell’Afghanistan, Kabul. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, almeno 35 persone sarebbero state uccise, ma il bilancio è destinato a salire.
Diversi testimoni hanno raccontato che l’esplosione, avvenuta a nord di Kabul, nel distretto 17 della capitale, ha frantumato i vetri delle finestre degli edifici vicini. Tra le vittime ci sono i fedeli della moschea della zona di Khair Khana, tra cui l’imam del luogo di culto.
Sul posto sono accorse le squadre di intelligence per indagare sulle cause. I rappresentanti del governo dei taliban non hanno ancora risposto alle molteplici richieste di conferma del numero delle vittime.
A pochi giorni dal 15 agosto, anniversario dell’abbandono del paese da parte delle forze internazionali e dell’instaurazione del governo talebano in Afghanistan, l’ennesima esplosione nella capitale ricorda che nonostante la guerra sia finita la situazione di sicurezza nel paese rimane delicata.
“A seguito dell’esplosione abbiamo ammesso nel nostro centro chirurgico per vittime di guerra a Kabul 27 pazienti, di cui 5 minori, uno di loro è un bambino di 7 anni”, ha detto Stefano Sozza, country director di Emergency in Afghanistan. “Due pazienti sono arrivati morti, uno invece è morto al pronto soccorso. Solo nel mese di agosto abbiamo gestito nel nostro centro 6 mass casualty (vittime di incidenti di massa, nda) per un totale di quasi 80 pazienti. Inoltre, durante l’anno abbiamo continuato a ricevere quotidianamente feriti da arma da fuoco, da proiettili a schegge, da arma da taglio, soprattutto coltellate, da esplosioni di mine e ordigni improvvisati”.
Secondo Sozza, “il paese sta soffrendo le conseguenze di un lunghissimo conflitto che ha minato il suo futuro”. Dopo agosto 2021, infatti, sono continuati gli attentati nella capitale, in particolare attacchi terroristici ai danni di luoghi di culto e istruzione a opera di gruppi armati o provocati da esplosioni Ied, improvised explosive device, ovvero da ordigni improvvisati.
Nel periodo compreso tra metà agosto 2021 e metà giugno 2022 sono state 2.106 le vittime civili (700 uccisioni, 1.406 feriti) di attacchi riconducili a gruppi armati, secondo i dati della missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama). A distanza di un anno dall’arrivo del nuovo governo a guida talebana, Emergency conta più di 16mila ammissioni negli ospedali di Kabul, Lashkar-gah, Anabah. 3.000 ammissioni solo a Kabul, dove ancora per più del 90 per cento sono vittime di guerra.
Questi i numeri dei centri ospedalieri dell’associazione in un paese che si trova vicino al collasso, con più di 23 milioni di afgani a rischio di grave insicurezza alimentare, una crisi economica devastante, l’aumento della povertà, della criminalità e del bisogno di servizi essenziali.
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