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Le concessioni alle esplorazioni petrolifere in Alaska, nel mare dei Ciukci, assegnate dal Dipartimento Usa dell’Interno – quando era agli sgoccioli il mandato dell’ex presidente George W. Bush, si basano su premesse erronee e quindi vengono sospese e rimandate al mittente. Le pre-autorizzazioni per poter compiere trivellazioni esplorative erano state assegnate nel 2008 alla cifra
Le concessioni alle esplorazioni petrolifere in Alaska, nel mare dei Ciukci, assegnate dal Dipartimento Usa dell’Interno – quando era agli sgoccioli il mandato dell’ex presidente George W. Bush, si basano su premesse erronee e quindi vengono sospese e rimandate al mittente. Le pre-autorizzazioni per poter compiere trivellazioni esplorative erano state assegnate nel 2008 alla cifra record di 2,8 miliardi di dollari, dei quali 2 dalla Shell e i restanti da ConocoPhillips e Statoil. Shell progettava una nuova campagna di trivellazioni offshore per quest’estate.
L’area marina che si voleva aprire alle trivellazioni petrolifere è vasta circa 12 milioni di ettari. Ma i permessi, secondo la Corte d’appello per il nono circuito, furono dati senza considerare l’intera gamma dei rischi ambientali che le operazioni petrolifere portano nell’Artico. E soprattutto si basavano su una stima di 1 miliardo di barili di petrolio estraibili, cifra che la Corte ha dichiarato “arbitraria e capricciosa”. Secondo il National Environmental Policy Act il governo deve dare simili autorizzazioni “basando le sue analisi su un ampio spettro di possibilità riguardanti la produzione di petrolio. Cosa che non è stata fatta”.
L’appello è stato promosso da organizzazioni ambientaliste e dai rappresentati delle tribù native dell’Alaska ed era basato proprio sul difetto di valutazione della scala del progetto e delle implicazioni ambientali. Un loro avvocato, Mike LeVine, ha dichiarato: “È improbabile che ora il governo possa riautorizzare operazioni che una corte ha dichiarato irregolari”.
La vertenza ora si sposta presso la Corte distrettuale di Anchorage, Alaska. Ma la sentenza ha zittito nel frattempo sia la Royal Dutch Shell Plc, la cui portavoce Megan Baldino afferma che “stanno studiando le motivazioni”, sia il dipartimento dell’Interno che afferma di non poter commentare decisioni giudiziarie.
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