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Quindici anni e una saggezza rara. Cameron, figlio di Alton Sterling, ucciso dalla polizia negli Usa, si è rivolto al popolo americano.
Una polo a strisce orizzontali, lo sguardo sereno, la voce calma. Quindici anni soltanto e un papà, Alton Sterling, ucciso dalla polizia negli Stati Uniti lo scorso 5 luglio, mentre si trovava nel parcheggio di un centro commerciale. Cameron si presenta così al popolo americano, di fronte a microfoni e telecamere. Per lanciare un messaggio di pace e di speranza.
“Sono qui per parlarvi di mio padre. Ma vorrei dirvi qualcosa anche sulla gente comune”, ha esordito il ragazzo. “Mio papà era una brava persona. Un punto di riferimento per mia madre, per i miei fratelli e le mie sorelle. La sua morte dovrebbe rappresentare per tutti un incitamento a rimanere uniti, e non a dividersi. Tutti, a prescindere dalla loro razza, in questo momento dovrebbero unirsi. Come in una famiglia”.
Quindi Cameron si è rivolto ai manifestanti, che da giorni si riversano nelle strade statunitensi per protestare contro il comportamento della polizia: “Protestare è un diritto – ha dichiarato – ma a condizione di farlo nel modo giusto. Bisogna far sentire la propria voce, ma in modo intelligente, pacifico. Senza più armi, senza droga, senza alcool, senza violenza”.
Nel frattempo, a Baton Rouge, in Louisiana, proseguono le inchieste che dovrebbero accertare i fatti. Le autorità hanno fornito la loro versione dell’accaduto: “Uno dei poliziotti ha visto il calcio di una pistola uscire da una tasca dell’uomo. Nel momento in cui quest’ultimo ha mosso la mano nel tentativo di afferrarla, l’agente ha aperto il fuoco per scongiurare la minaccia”. Alton, però, in quel momento era già a terra. La dinamica appare dunque ancora incerta.
Barack Obama ha chiamato la famiglia della vittima, così come quella di Philando Castile, altro afroamericano ucciso nel Minnesota nel corso di un controllo della polizia stradale. L’obiettivo del presidente, ora, è quello di tentare una riconciliazione, cercando di sedare sul nascere una protesta figlia di sentimenti che covano ormai da molto tempo nella popolazione nera degli Stati Uniti. Mercoledì alla Casa Bianca si terrà una riunione tra i rappresentanti delle forze dell’ordine, alcuni parlamentari, e una serie di militanti della società civile.
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