Diritti animali

Viterbo, pecore e capre uccise senza stordimento e torturate, la denuncia di Animal Equality

Animal Equality ha diffuso un video ripreso all’interno di un macello in cui era permessa la macellazione senza stordimento e chiede al parlamento che venga abolita qualunque forma di deroga allo stordimento.

Quanta sofferenza siamo in grado di accettare per soddisfare un senso effimero come quello del gusto? Quanta violenza siamo in grado di approvare che altri compiano in nostra vece? Sono solo animali, si potrebbe obiettare, eppure le indagini all’interno dei macelli italiani hanno rivelato numerose procedure che, oltre a violare la legge, oltraggiano qualunque senso morale. Nel 2015 il mattatoio di Italcarni di Ghedi, in provincia di Brescia, è stato chiuso dopo che le forze dell’ordine hanno ripreso atroci sevizie agli animali e la lavorazione di carne infetta, all’inizio del 2017 un’investigazione di Essere Animali ha mostrato le sofferenze dei maiali in uno stabilimento in provincia di Forlì-Cesena in cui si produce il noto prosciutto di Parma, mentre lo scorso ottobre un’inchiesta di Animal Equality ha rivelato il vero, agghiacciante volto del pollo made in Italy. L’ultimo caso è stato documentato da Animal Equality, organizzazione dedicata alla protezione degli animali allevati a scopo alimentare, che ha diffuso una serie di immagini riprese nel 2015 all’interno di un macello di ovini e caprini in cui era permessa la macellazione senza stordimento.

Lattonzoli in un allevamento
Negli allevamenti intensivi italiani sono state documentate terribili e diffuse violenze ai danni dei maiali, abbandonati a se stessi e lasciati morire di stenti © Carsten Koall/Getty Images

Torture fisiche e psicologiche

Le immagini, per quanto possa sembrare banale l’analogia, sembrano uscite da un film dell’orrore. Si vedono gli operatori violare la maggior parte delle prescrizioni igienico-sanitarie e maltrattare in ogni modo agnelli, pecore e capre: gli animali vengono sgozzati quando sono ancora completamente coscienti, vengono gonfiati con un compressore ancora vivi, vengono lasciati ad agonizzare per interi minuti, vengono presi a calci senza motivo, si vedono inoltre animali strattonati per una sola zampa o per la coda e  operatori che lanciano in aria agnelli e capretti, ammassandoli l’uno sull’altro. Il video, ottenuto tramite l’installazione di telecamere nascoste, è davvero raccapricciante e abbiamo preferito non inserirlo (chi scrive ha fatto molta fatica ad arrivare in fondo), ma è comunque disponibile sul sito di Animal Equality.

Macellazione senza stordimento

Il macello in questione, nella zona di Monterosi, è stato chiuso nei mesi scorsi a causa del fallimento dell’azienda che lo gestiva. Animal Equality ha comunque proceduto a sporgere denuncia ai responsabili dei maltrattamenti ritratti nel video. Il macello era una delle duecento strutture in Italia in cui è permesso macellare gli animali senza previo stordimento. La normativa europea prevede obbligatoriamente lo stordimento preventivo degli animali, ma una deroga legislativa consente la macellazione senza stordimento per rispettare le macellazioni rituali, come quella halal e kosher, previste da alcune religioni. “Risulta evidente come i macelli a cui è concessa tale deroga tendano ad abusarne in modo scellerato, causando agli animali inutili e protratte sofferenze”, si legge nel comunicato diffuso da Animal Equality.

Violenze sulle pecore nel mattatoio
Gli operatori del macello sono colti a infrangere qualunque norma minima per la protezione degli animali, sottoponendo di proposito agnelli, pecore e capre ad atroci torture sia fisiche che psicologiche © Animal Equality

Pene contro il maltrattamento di animali nella macellazione

La legge non disincentiva a sufficienza le violenze commesse ai danni degli animali allevati a scopo alimentare. Attualmente esistono infatti solo sanzioni amministrative per chi viola le prescrizioni sulle procedure di macellazione e, nei casi più gravi, una multa ridicola di seimila euro. Animal Equality Italia chiede dunque, attraverso una petizione rivolta al parlamento italiano, in particolare ai ministri Maurizio Martina e Beatrice Lorenzin, l’introduzione di pene per il maltrattamento degli animali durante le fasi di stordimento e abbattimento. Per garantire l’effettiva regolarità dell’intero processo l’associazione chiede inoltre l’installazione obbligatoria di telecamere a circuito chiuso in tutte le strutture di macellazione (richiesta fatta lo scorso anno anche da una commissione parlamentare d’inchiesta istituita in Francia per indagare sulle condizioni degli animali).

Non c’è religione che tenga

La petizione chiede infine che venga abolita qualunque forma di deroga allo stordimento, già vietata in altri paesi dell’Unione europea come Svezia, Danimarca, Polonia e Belgio. Il rispetto delle religioni e delle culture è fondamentale, ma non può avvenire sulla pelle di altri esseri viventi. “Anche nei macelli che operano a norma la paura e la sofferenza provate da un animale vanno oltre ogni immaginazione”, ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.

Maltrattamenti in un mattatoio
Le immagini rese pubbliche da Animal Equality mostrano con chiarezza come l’assenza di stordimento amplifichi il dolore provato dagli animali e ne prolunghi di molto l’agonia © Animal Equality

La Asl sta con Animal Equality

Nonostante il prezioso lavoro di investigazione svolto, Animal Equality è stata accusata da Coldiretti di diffondere addirittura notizie false “che destano sconcerto nell’opinione pubblica”. Anziché condannare con fermezza le aziende che violano le leggi e chiedere trasparenza, Coldiretti ha preferito gettare fumo negli occhi ai consumatori attaccando l’organizzazione animalista, come se il video diffuso non fosse reale. La Asl di Viterbo si è invece schierata a favore di Animal Equality. “La Asl, nel ribadire che il macello è stato chiuso dai veterinari ad aprile 2015, ringrazia l’associazione Animal Equality per la battaglia che sta portando avanti. Una battaglia che l’azienda sanitaria di Viterbo condivide appieno, perché tra le nostre attività c’è anche la tutela e il controllo del benessere degli animali”.

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